Valentina Persia in scena al Rossetti tra risate, tic e tocchi vintage

L’attrice a Trieste con lo show “Nata con la guêpière”, un racconto sincero e ironico di chi vede scorrere il tempo: «Il mio unico rammarico? Non aver ancora fatto cinema»

Annalisa Perini
Valentina Persia arriva a teatro con Nata con la guêpière
Valentina Persia arriva a teatro con Nata con la guêpière

«Superata la soglia dei 50 anni si fanno un po’ di calcoli e arrivano tante domande, comuni un po’ a tutti. Ci si chiede ad esempio se il destino sia stato galantuomo oppure no. E nel lavoro avrei potuto scegliere una strada diversa? Perché effettivamente, agli inizi, era un’altra. Il mio spettacolo è un’autobiografia riportata sul palco. Del resto una seduta dallo psicologo costa 80 euro, invece a teatro ci guadagno e il pubblico magari mi aiuta pure».

Ci “scherza seriamente” su, alla sua maniera, l’attrice e comica Valentina Persia, che mercoledì sera alle 21, al Politeama Rossetti di Troeste, porterà il suo nuovo e irriverente one-woman show, “Nata con la guêpière”, per la prima volta in Fvg.

Dopo il successo ottenuto a “La sai l’ultima” e in altri varietà televisivi, nel tempo Persia si è affermata anche a teatro proponendo i suoi spettacoli comici, come il più recente “Ma che te ridi?!”. E ora, nell’evento co-organizzato da VignaPR e Aurora Eventi, in collaborazione con Fvg Music Live e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, nel nuovo monologo (scritto assieme ad Alessandro Clemente) racconterà una Valentina ironica, irriverente e diretta come sempre, ma anche più consapevole. Tra aneddoti, stoccate, osservazioni fulminanti e momenti in cui l’emozione si fa strada tra le risate, Persia intende costruire e regalare al pubblico in sala un ritratto di sé sincero, intenso e liberatorio.

Lei nasce artisticamente come ballerina.

«Mia madre lo voleva fortemente, anche perché con quattro figli maschi non ne poteva più del gioco del calcio. “Almeno lei sarà la fatina di casa!”, diceva. Fatina non lo sono mai stata, però ci ho provato per ventiquattro anni della mia vita. E il mio primo provino televisivo non è stato per un ruolo comico, bensì per il corpo di ballo di uno spettacolo teatrale firmato niente meno che dalla coppia Brian & Garrison».

Il ballo resta il suo primo amore?

«La realtà delle ballerine di danza classica, che è veramente difficilissima e richiede un’enorme dedizione, mi ha lasciato in dote una grande professionalità, il rigore, l’essere sempre preparata prima di salire sul palco e anche un certo portamento».

Lo notò anche Gino Landi, racconta lei, quando fece un provino per “Aggiungi un posto a tavola”.

«Andai da Pietro Garinei a chiedere se ci fosse un ruolo ancora scoperto. C'era. Era il personaggio di Consolazione, ma ero bionda, piccolina, e non gli sembrai adatta. Allora andai a farmi i capelli rossi - che poi è proprio il colore che avevano quando ero bambina-. Mi misi tre spalline, un tacco 12, mi allenai con il canto. E dopo il provino Landi mi disse: “Quanti anni di danza hai fatto?”. Per come piazzavo le gambe sul palco, per una presenza scenica diversa dagli altri».

In “Nata con la guêpière” si racconta con sincerità, ma non parla soltanto di sé.

«Parlo di uomini e donne, di figli, di educazione, del tempo che passa, di come eravamo rispetto a oggi, quando, tra l'altro, il nostro registro elettronico era la “cucchiarella de legno”, sotto la minaccia della quale dovevi dichiarare tutto, anche l’inconfessabile».

In generale si sente una nostalgica dei tempi andati?

«Io sono un po’ come “I migliori anni”, il programma televisivo di Carlo Conti, potrei essere una portabandiera. Ma non è vera e propria nostalgia la mia, è più il notare le differenze. Ripercorro la mia storia e quella di un’intera generazione alle prese con i cambiamenti dei tempi, i tic della società e le piccole follie quotidiane che però, alla fine, ci rendono umani. È un viaggio divertentissimo tra ricordi, intuizioni, errori, amori, sogni mancati e traguardi inaspettati».

Come l'essere diventata madre a 43 anni?

«Sì come quell’esperienza. Io mi sono decisa tardi. E sono molto contenta che esca la ristampa del mio libro, “Questo bimbo a chi lo do”, in cui ho parlato sinceramente della depressione post partum. Perché molti non capiscono come la solitudine delle mamme nasca spesso dalla stanchezza, dall’eccesso di aspettative, dalla retorica costruita attorno alla maternità, dall'altrui puntare il dito e anche da confronti penalizzanti e irrealistici, pure a causa dei social. Nonché dall’essere cresciute con l’idea di non poter chiedere aiuto quando serve, perché farlo “pare brutto”. Io, con i gemelli, dopo un mese che non riuscivo a dormire e mi sentivo affogare, con le lacrime agli occhi ho alzato la mano e ho detto “C’è un problema! Che cos’è questa sensazione di disagio che provo?».

Se guarda il suo percorso sino a qui si sente come se fosse rinata più volte o come se avesse sempre e comunque portato avanti la sua identità?

«L’ho sempre portata avanti. Non ci sono mai state rinascite, ci sono sempre state nuove conquiste, perché questa è la mia vita, il mio jolly, la mia possibilità. E nel puzzle del racconto di me c’è solo un rammarico, il non aver ancora fatto del cinema. E non in un ruolo comico, ma drammatico. Il pubblico scoprirebbe una Valentina Persia totalmente diversa dalla me che fa ridere, però, a mio avviso, molto intensa e altrettanto brava».

Biglietti dello spettacolo disponibili su Ticketone, Vivaticket, nei punti vendita autorizzati e al Politeama Rossetti.

 

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