Il ritratto di Svevo realizzato da Leonor Fini all’asta: Trieste può perdere un’opera-simbolo
Rischia di lasciare la città un’opera simbolo dell’identità culturale di Trieste ora proprietà di una collezionista di 93 anni. La stima è di 15- 25 mila euro. L’ex direttrice del Revoltella Masau Dan: «Spero nell’intervento delle istituzioni»

C’è qualcosa di più di un semplice ritratto, nel “Portrait d’Italo Svevo” che Leonor Fini dipinse nel 1928 e che ora torna all’attenzione in occasione dell’asta milanese della Casa d’Aste Il Ponte, che lo metterà in vendita il prossimo 26 maggio. C’è una città, anzitutto. C’è Trieste nel momento forse più delicato della sua modernità: non più soltanto porto dell’Impero perduto, non ancora semplicemente città italiana, ma luogo di frontiera in cui convivono lingue, confessioni, classi sociali, memorie asburgiche e inquietudini novecentesche. E c’è soprattutto il passaggio di testimone, quasi simbolico, fra due figure che appartengono a generazioni diverse ma allo stesso paesaggio interiore: Italo Svevo, il grande scrittore dell’inettitudine e della coscienza scissa, e Leonor Fini, giovanissima artista destinata a diventare una delle personalità più irregolari e magnetiche del Surrealismo europeo.
Finora l’opera è sempre rimasta a Trieste. La proprietaria è la novantatreenne triestina Claudia Benetti, che al quadro è sempre stata molto affezionata e si ignorano i motivi per cui adesso abbia deciso di privarsene. A riprova della sua sensibilità verso il mondo dell’arte, nei primi anni Duemila la signora Benetti aveva fatto servizio di volontariato nei Musei Civici e alla Biblioteca Hortis con l’associazione Cittaviva.
Ma la vendita del ritratto di Svevo non interessa soltanto il mercato, interessa la storia culturale di una città, che rischia di vedere allontanarsi un piccolo tassello del suo passato. Si potrebbe perfino dire che in questo ritratto Leonor Fini non dipinge solo Italo Svevo. Dipinge un’idea di Trieste: la sua eleganza non pacificata, la sua intelligenza obliqua, il suo essere insieme porto e laboratorio mentale, città borghese e città letteraria, periferia e centro. Se la Mitteleuropa ha avuto un volto triestino, è anche questo: un volto guardato con precisione antica ma già lambito dal mistero moderno. La stessa Leonor Fini aveva dichiarato il suo debito con Trieste: «Tutto il mio mondo, il mio vocabolario pittorico era lì, già scritto in quella città», si legge nella biografia “Leonor Fini, da Trieste in poi”, scritta da Corrado Premuda, per anni, fino alla sua scomparsa avvenuta quattro anni fa.
Per tutte queste ragioni è un peccato che il quadro non rimanga nella città dove è stato dipinto e dove è rimasto finora, sottolinea Maria Masau Dan, già direttrice del museo Revoltella, che si affida «alla speranza che lo acquisti un ente pubblico, oppure un soggetto privato come le Generali o la Fondazione CRTrieste».
Masau Dan conosce bene il mondo artistico di Leonor Fini. Alla pittrice nata a Buenos Aires nel 1907 e cresciuta a Trieste, ha dedicato nel 2011 una monografia. «Il ritratto di Svevo – continua l’ex direttrice del Revoltella - è un quadro sorprendente per l’età che aveva la Fini quando lo dipinse. Da quel quadro si intuisce il suo coraggio di sperimentare. Lei, ventenne, non ha ritrosie di fronte all’anziano e famoso Svevo. Lo sguardo della giovane è impietoso, lo dipinge terreo, malato, con la carnagione gialla, con la curiosa rappresentazione delle vernici Veneziani sullo sfondo».
Il ritratto della Fini andrà all’asta il 26 maggio alle ore 15. Nelle note che accompagnano il lotto, il catalogo online della Casa d’Aste Il Ponte riporta che è un olio su tavola, misura 54x45,5, ed è firmato e datato in basso a sinistra. La stima attribuita all’opera va dai 15 ai 25 mila euro. Un valore che ha sorpreso gli addetti ai lavori per la sua relativa modestia. Non è dato sapere quale sarà lo starting bid, cioè la base d’asta con cui il battitore aprirà la gara di aggiudicazione.
Quando Leonor Fini comincia il ritratto, nel maggio del 1928, ha appena vent’anni ed è ancora immersa fino in fondo nel suo laboratorio triestino. Nata a Buenos Aires e riportata bambina a Trieste dalla madre, è cresciuta in un ambiente colto, cosmopolita, percorso da letteratura, musica e arti visive; frequenta gli atelier cittadini, studia i maestri antichi, guarda con attenzione al Quattrocento e, dal 1925, segue le lezioni del ritrattista Edmondo Passauro, che ne disciplina il segno e la costruzione della figura. In quegli stessi anni si muove fra le amicizie con Arturo Nathan e Carlo Sbisà, dentro una città in cui i nomi di Svevo, Saba e Bazlen non sono ancora monumenti, ma presenze vive. È dunque una giovane artista in piena formazione, non ancora passata attraverso Milano e Parigi, ma già dotata di una sorprendente sicurezza psicologica, a mettersi davanti allo scrittore pochi mesi prima della sua morte. Nello stesso 1928 il dipinto viene presentato alla II Esposizione del Sindacato Fascista Regionale delle Belle Arti e del Circolo artistico di Trieste; successivamente ricompare nella mostra “Artisti triestini dei tempi di Italo Svevo”, al Castello di San Giusto nel 1979, quindi nella celebre esposizione “Trouver Trieste, portraits pour une ville, fortunes d’un port adriatique” alla Conciergerie di Parigi tra il 1985 e il 1986 e poi ancora nel 1991 nella mostra “Il mito sottile” al Revoltella, che segnò la riapertura del museo dopo lunghi lavori di ristrutturazione. In quell’occasione vengono esposti in dialogo tra loro ben quattro ritratti di Svevo: accanto quello della Fini vengono messe le opere di Carlo Sbisà, Ruggero Rovan e Umberto Veruda. Infine, nel 2009, il quadro torna nuovamente al Museo Revoltella in occasione della rassegna “Leonor Fini: L’Italienne de Paris”. Ora, se il quadro dovesse prendere la via di un collezionista privato, il rischio è che magari non sarà più così semplice poterlo rivedere in una esposizione pubblica. Ecco perché qualcuno si sta muovendo per cercare di sensibilizzare chi da Trieste potrebbe alzare il telefono e partecipare all’asta. Dieci giorni però non sono molti, ma con un po’ di buona volontà potrebbero essere sufficienti perché il ritratto di Svevo dipinto da Leonor Fini resti a Trieste.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








