Festival di Cannes, tre titoli triestini sulla Croisette orfana dell’Italia
Nessun film del Belpaese in gara quest’anno, ma a rappresentare il territorio ci pensano il corto di Vida Skerk, il documentario di Ghirigori e la pellicola di Dumont girata in città

Il Festival di Cannes non conta nemmeno un film italiano, né nel concorso ufficiale né nelle sezioni principali, ma sulla Croisette arriveranno ben tre titoli legati a Trieste.
Il primo è un progetto belga-olandese-triestino presentato nella sezione ufficiale Cannes Classics: il documentario “Nostalgia for the Future” di Brecht Debackere, coprodotto dalla triestina Erika Rossi con la sua casa di produzione Ghirigori e dedicato al cineasta Chris Marker, «il padre francese del film d’essai, intellettuale e visionario, nei primi anni ’70», spiega la produttrice.
Un lavoro certosino che ricompone la visione artistica e la dimensione umana di Marker attraverso i materiali del suo sconfinato archivio, più di 550 scatole di filmati, e le tracce della sua lunga vita: il regista è morto nel 2012 a 91 anni, passati quasi interamente a imprimere sulla pellicola ciò che lo incuriosiva del mondo.
Le sue immagini, insomma, diventano macchine del tempo «trasformando l’archivio in un paesaggio di memorie viventi». A guidare la narrazione sullo schermo è la voce della grande Charlotte Rampling, mentre il montaggio sia visivo che sonoro sono stati realizzati a Trieste, curati rispettivamente da Beppe Leonetti e Francesco Morosini. Erika Rossi e il cast internazionale del film saranno sul tappeto rosso per la première lunedì 18 maggio.
Parteciperà invece alla Cinéf di Cannes, la prestigiosa competizione dedicata ai registi emergenti più promettenti del mondo, la regista triestina Vida Skerk con il suo nuovo cortometraggio “Left Behind, Still Standing” (“Abbandonati, ancora in piedi”), realizzato nell'ambito National Film and Television School di Londra, dove Vida si è da poco diplomata.
Il film, che sarà presentato in anteprima il 19 maggio, parla di un’immigrata croata che lavora come ricercatrice ambientale in un’acciaieria in smantellamento in una cittadina inglese. Ma la notte, magicamente, l’acciaieria torna in vita: la ragazza riflette sulla precarietà della propria esistenza e quanto abbia in comune con quella degli operai appena licenziati.
«L’ispirazione mi è venuta dalle tante fabbriche in dismissione nella ex Jugoslavia come in Gran Bretagna, ma anche dalla Ferriera di Trieste - dice Skerk -. Dal punto di vista ambientale la loro chiusura è un successo, ma allo stesso tempo ci sono intere comunità che dipendono da queste fabbriche: un tessuto sociale si dissolve. Oggi, nella nostra società post industriale dove non esiste quasi più un lavoro stabile e spesso si procede da freelance, di progetto in progetto, è difficile creare quei legami di comunità che sono poi anche alla base dei diritti dei lavoratori».
Il film è stato girato in una piccola fabbrica a Chesterfield da una troupe mista di britannici ed expat, come Vida: «Per noi era importante rappresentare la realtà inglese in modo autentico. Il cinema britannico si è occupato della classe operaia con toni e film diversi, da Ken Loach a “Trainspotting”». Per la regista triestina, si tratta di un ritorno a Cannes e di un record personale: era stata selezionata alla Cinéf di Cannes anche lo scorso anno con il cortometraggio “Ether”, sulle dinamiche emotive e di potere in una coppia di fidanzati ventenni.
Infine, un po’ di Trieste è anche alla Quinzaine des Realisateurs: in corsa nella sezione ufficiale del festival c’è infatti “Le rocce rosse” di Bruno Dumont, girato anche in città per sei giorni lo scorso ottobre, con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFvg.
È la storia di una magica estate dell’infanzia dove, anticipa il regista, «la rivalità tra due bande di ragazzini si inasprisce e sconvolge il loro piccolo mondo». Dumont, uno degli autori più apprezzati del cinema europeo e già vincitore di due Grand Prix Speciali a Cannes e un Orso d’Argento a Berlino, ha diretto film amati da pubblico e critica come “Camille Claudel 1915”, con Juliette Binoche nei panni della scultrice, “Ma Loute” e “France” con Léa Sydoux. “Le rocce rosse” promette di dare respiro alla sua visione più poetica e radicale, attraverso gli occhi dei bambini.
Il film è ambientato in Costa Azzurra ma il protagonista Géo, di sette anni, pensa che tutti i treni vadano in Italia: Dumont ha girato a Trieste, e la stazione già si vede far capolino dal trailer del film, perché è una zona che «porta una pittoresca poesia all’avventura romantica dei protagonisti, coi suoi paesaggi, sospesi tra luce e oscurità, e i suoi abitanti».
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