Moda e red carpet: gli outfit che hanno fatto storia
Negli spazi di Its Arcademy a Trieste la mostra Exposure – Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga

Ogni mattina, aprendo l'armadio, scegliamo come presentarci al mondo. Lo facciamo tutti, spesso senza rendercene conto. Exposure – Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga è la mostra che mette a fuoco quel gesto e ci racconta cosa succede quando diventa mestiere, arte, ossessione. A firmarla è Tom Eerebout, stylist belga che da oltre dieci anni costruisce l'immagine pubblica di alcune delle icone più riconoscibili della cultura pop: Lady Gaga, Kylie Minogue, Austin Butler, Rebecca Ferguson. È la prima mostra al mondo interamente dedicata allo styling come pratica creativa autonoma, ospitata da Its Arcademy - il primo museo di moda contemporanea in Italia - dal 26 marzo al 3 gennaio 2027. Il catalogo, a cura di Eerebout e del filosofo Emanuele Coccia, raccoglie una serie di dialoghi che intrecciano filosofia, moda e curatela: conversazioni tra il filosofo, il curatore e lo storico della moda Olivier Saillard, tre menti creative unite dalla loro collaborazione con Its Arcademy.

Sette sezioni, un percorso che comincia dal red carpet - arena gladiatoria dove in pochi secondi si costruisce o si sgretola un'immagine - e scende verso gli strati invisibili del mestiere.
In mostra ci sono outfit che hanno fatto storia. Il leggendario completo di velluto rosso firmato Tom Ford che Gwyneth Paltrow indossò agli Mtv Music Awards del 1996 e ripropose nel 2021 alla Love Parade di Gucci. La mantella di seta nera moiré e l'abito tempestato di 60.000 cristalli Swarovski che Rebecca Ferguson indossò al Met Gala 2024, entrambi firmati Thom Browne e percorsi da corvi neri in omaggio a Edgar Allan Poe. E poi l'ombrello a forma di conchiglia firmato da Luke Brooks, finalista ITS, che Lady Gaga usò per dieci secondi uscendo da un hotel di Londra, trasformando un trasferimento in una performance. Sono questi i momenti che la mostra vuole fermare e restituire nella loro complessità.

Coccia ha illuminato il senso dell'operazione con una precisione rara: lo styling è diventato «forse l'elemento più pervasivo del processo creativo» perché la moda, nell'abbandonare la vita quotidiana, ha tradito se stessa. L'abito è l'artefatto più universale che esista - lo indossiamo tutti, ogni giorno, senza distinzione di genere o cultura - e lo stylist è l'artigiano che lo trasforma in qualcosa di così intimamente proprio da non poterlo più distinguere dal corpo di chi lo indossa. «Sono gli sciamani che trasformano l'abito in un tarocco della vostra identità», ha detto. Il loro lavoro è inventare inedite forme di umanità: è questo che Exposure attraversa, spostando progressivamente lo sguardo dalla superficie verso l’interno. Dalla camera d'albergo - spazio liminale dove la trasformazione avviene lontano dai riflettori, tra hair stylist, make-up artist e soluzioni dell'ultimo momento - alla sezione Sculpting the Body, dove Eerebout porta in mostra corsetti storici, shapewear, body tape: tutto ciò che accade sotto il vestito per costruire la silhouette perfetta. Fino al final signature, il momento più intimo: stylist e celebrity che si guardano negli occhi prima di uscire e svelarsi al pubblico. «È come quando due amici si dicono: ok, siamo pronti. Un momento intimo e velocissimo», racconta Eerebout. In una bacheca, accanto agli abiti milionari, i suoi oggetti feticcio: spille di sicurezza e fermagli custoditi gelosamente per anni, diventati infine reliquie pubbliche. Perché lo styling è fiducia: quella che la celebrity ripone nello stylist che la fa sentire a proprio agio nella propria pelle. Uno stylist, in fondo, è anche un po' terapeuta.

Accanto a Exposure, la mostra Rise and Shine presenta i lavori dei dieci vincitori di Its Contest 2026, selezionati tra oltre 700 candidature da 74 Paesi. Il tema dell'edizione, ha spiegato Barbara Franchin, ideatrice di Its e presidente della Fondazione, va letto come una presa di posizione: «In questo tempo sospeso, più che mai, la moda e la società hanno bisogno di nuove voci. La creatività non è un plus. È necessaria». Una convinzione che affonda le radici nella storia stessa di Its, perché la fondazione nacque pochi mesi dopo l'11 settembre, in un momento di paura globale non dissimile da quello attuale. La risposta è la stessa di allora: continuare a creare connessioni, tenere aperto uno spazio per l’immaginazione. Su questo equilibrio si è soffermata anche l'assessore regionale Alessia Rosolen, definendo Its «una realtà sempre in bilico fra globale e locale»: un contest che attrae talenti da tutto il mondo restando profondamente radicato nel territorio, con giovani che «descrivono un mondo futuro che ancora non riusciamo a comprendere fino in fondo». Dal 26 marzo le opere dei dieci designer entreranno nella collezione permanente di Its Arcademy, che supera già i 15.000 oggetti raccolti in ventiquattro edizioni: un archivio del passato che spalanca le porte al futuro.
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