Da Trieste all’Illinois, il misterioso viaggio della copia 372 dell’Ulisse di Joyce

L’unico volume dei mille della prima edizione del capolavoro dell’autore irlandese è finito nella biblioteca dell’Università di Carbondale. E sul suo destino hanno giocato un ruolo Saba e un ottico appassionato

Giulia Basso
La prima pagina della copia 372 della prima edizione dell'Ulisse di Joyce
La prima pagina della copia 372 della prima edizione dell'Ulisse di Joyce

Trecentosettantadue. È il filo che tiene assieme una storia rimasta nell’ombra per oltre un secolo, il numero che identifica l’unica copia, tra le mille della prima edizione dell’Ulisse, venduta da James Joyce a Trieste, città dove lo scrittore irlandese aveva vissuto quasi sedici anni, scritto la maggior parte delle sue opere e trovato - tra i pochi - un lettore capace di mettere mano al portafoglio.

Quel lettore era il barone Ambrogio Ralli, esponente di una delle famiglie più ricche della Trieste asburgica. Di origini greche, la sua famiglia aveva acquistato una sontuosa villa nell’odierna piazza Alberto e Kathleen Casali. Joyce lo aveva conosciuto alla chiesa greco-ortodossa di San Nicolò, che frequentava più per la musica e le compagnie facoltose che per questioni di fede. Tra i due era nata un’amicizia solida: Ralli aveva convinto molti connazionali a prendere lezioni dallo scrittore irlandese, e nel 1915 lo aveva aiutato a ottenere il permesso dalle autorità austriache di lasciare la città. Joyce gli era tanto grato che nel racconto “Giacomo Joyce”, pubblicato postumo nel 1967, lo cita con una pennellata memorabile: «Esco dalla Casa di Ralli e mi imbatto in lei mentre entrambi facciamo l’elemosina a un mendicante cieco».

Quando nel febbraio del 1922 l'Ulisse uscì a Parigi dai torchi di Sylvia Beach della Shakespeare and Company, Joyce sperava che diversi triestini comprassero una copia. Scrisse all'amico Alessandro Francini Bruni, giornalista del Piccolo: «Quando incontri un triestino (oltre a Baron Ralli che ha sottoscritto) che paghi 300 lire per un libro di Zois, accendi una candela a Sant'Antonio Taumaturgo». Non trovò altri acquirenti. Nemmeno Italo Svevo, di cui si dice fosse amico, comprò il libro. Al fratello Stanislaus scrisse, lapidario: «Nessuno tra coloro che mi hanno ammirato hanno acquistato l'Ulisse ad eccezione di Baron Ralli».

La copia numero 372 arrivò a Ralli con una dedica autografa scritta tredici giorni dopo la pubblicazione: «Al Barone Ambrogio Ralli in segno di riconoscenza. James Joyce, Paris, 15 February 1922». Ralli morì nel 1938 e per i sedici anni successivi del volume non si seppe più nulla. Fino al 1954, quando la Libreria Antiquaria Umberto Saba la mise in vendita nel catalogo numero 135, al prezzo di 65.000 lire. «Rarissimo; bell’esemplare», diceva l’annuncio.

Chi l'avesse portata da Saba forse non si saprà mai: la libreria non teneva registri di provenienza. Su chi l’avesse comprata invece ha fatto luce Fulvio Rogantin, appassionato joyciano triestino, guida in Irlanda e curatore del sito sulle traduzioni di Joyce joyceintranslation.com. «Sapevo del passaggio dalla Saba, ma non dove fosse finito il libro», racconta. Ha pubblicato un post in un grande gruppo Facebook dedicato all'Ulisse, chiedendo che fine avesse fatto la copia 372. Gli ha risposto Ronan Crowley, studioso joyciano ora a Bruxelles che da anni traccia il destino delle mille copie della prima edizione - quasi la metà delle quali è oggi localizzata. Crowley conosceva la risposta: il volume si trovava alla Morris Library della Southern Illinois University di Carbondale, Illinois, nell'archivio del collezionista Harley Karl Croessmann. Due appassionati joyciani, un post su Facebook e una biblioteca del Midwest: è bastato questo per riportare alla luce una storia sepolta da settant'anni.

ogantin ha scritto alla biblioteca e Aaron Lisec, ricercatore dello Special Collections Research Center, ha risposto in due ore con foto, lettere e storia completa. Le immagini che il Piccolo pubblica oggi per la prima volta documentano lo scambio epistolare tra la libreria Saba e Croessmann, ottico dell’Illinois, e grande appassionato joyciano che avrebbe poi donato l'intera sua collezione alla Morris Library.

La prima lettera inviata alla Libreria Saba dal collezionista Groessmann. La data è 24 novembre 1954
La prima lettera inviata alla Libreria Saba dal collezionista Groessmann. La data è 24 novembre 1954

Era il 24 novembre 1954 quando Croessmann scrisse a Saba, spiegando di aver saputo della copia da Richard Ellmann, il grande biografo di Joyce. La risposta di Cerne - per conto del poeta, molto malato - arrivò a destinazione sopravvivendo a un disastro aereo: la busta, a bordo di un volo italiano precipitato, fu recapitata lo stesso, macchiata d'acqua e d'olio. Descriveva il volume, trascriveva la dedica, chiedeva 100 dollari. L’8 dicembre Croessmann spedì la cambiale chiedendo di impacchettare bene il volume e assicurarlo. Cerne confermò la spedizione.

Un'altra lettera del carteggio tra la Libreria e il collezionista. Questa porta la data dell'8 dicembre 1954
Un'altra lettera del carteggio tra la Libreria e il collezionista. Questa porta la data dell'8 dicembre 1954

Resta ancora un mistero chi avesse portato la copia alla libreria Saba. Rogantin ipotizza che possa essere stato Paul, il figlio del barone; Crowley, che ha tracciato centinaia di casi simili, osserva che «spesso si tratta di un erede che decide di liquidare dei beni».

La busta del messaggio partito da Trieste alla volta dell'Illinois il 14 dicembre 1954
La busta del messaggio partito da Trieste alla volta dell'Illinois il 14 dicembre 1954

Saba, in ogni caso, fece un pessimo affare: una copia comparabile della stessa tiratura, con dedica autografa di Joyce e datata dodici giorni dopo quella di Ralli, fu stimata nel 2022 da Bonhams tra le 30mila e le 50mila sterline. Il volume è oggi conservato alla Morris Library di Carbondale, in un archivio che custodisce una delle collezioni joyciane più importanti d'America. Nessuno ha mai parlato di riportarlo a Trieste, anche se un libretto sulla storia della copia 372, curato da Rogantin, è in uscita prossimamente per la Libreria Antiquaria Umberto Saba. Nonostante qui ci siano un museo che celebra Joyce, simposi internazionali e itinerari dedicati, l’unica copia dell'Ulisse che lo scrittore vendette tra i triestini dorme da settant’anni in una biblioteca del Midwest americano. —

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