Goran Bregović al Rossetti: «Mi sento a casa a Trieste, è affine alla mia Bosnia»
Lunedì sul palco dello Stabile con la Wedding and Funeral Band: «Sono sempre in tour ma il nuovo disco è imminente»

«Vengo da una terra di confine, Sarajevo, dove per secoli hanno vissuto insieme cattolici, ortodossi, musulmani, ebrei. Per questo mi sento sempre a casa in città come Trieste, dove si incontrano culture diverse. I Balcani sono stati per molto tempo una frontiera, un luogo dove le differenze non erano un problema ma una ricchezza. E quando suono in posti così, sento che il pubblico capisce subito la mia musica, perché viene dallo stesso spirito: vivere insieme nelle differenze». Torna al Politeama Rossetti, lunedì alle 21, Goran Bregović con la carica balkan della sua Wedding and Funeral Band; la data organizzata da VignaPR e FVG Music Live in collaborazione con il Rossetti è già sold out da settimane.
Bregović, che spettacolo propone?
«Ogni concerto è una festa balcanica: allegra, rumorosa, piena di energia. Con me, la Wedding and Funeral Band, con cui suono da trent’anni. È una musica che nasce dalla strada ma ha studiato: mescola voci bulgare, ottoni tzigani, percussioni. È colta ma selvaggia. E poi c’è sempre un po’ di follia, quella di cui tutti abbiamo bisogno. Come dico spesso: chi non diventa pazzo, non è normale».
La scaletta?
«Nei concerti porto sempre la mia storia: le musiche per i film, come “Underground”, che per noi è stato catartico, perché parlava della nostra guerra mentre la guerra si combatteva davvero fuori. Penso che quella musica sia invecchiata bene, perché era onesta e semplice. Per questo continuo a suonarla, non mi vergogno di farla ascoltare anche ai bambini. E poi ci sono i brani che il pubblico aspetta: sono diventati parte della memoria collettiva. Ogni sera cambiano un po’, ma alcuni non possono mancare».
I suoi concerti sono feste danzanti, ma ci sono anche spunti di riflessione. Come si combinano i due elementi?
«Nei Balcani la musica è sempre stata questo: si ride e si piange nello stesso momento. È la vita. La musica non può fermare le guerre. Durante quella in Bosnia ho perso tutto, ho dovuto ricominciare da capo. Ma la musica può sopravvivere a tutto: è l’unico linguaggio che capiscono tutti. Oggi guardo le guerre con tristezza. Mio padre era cattolico, mia madre ortodossa, mia moglie musulmana: bisogna trovare un modo di vivere insieme, ma è forse la lezione più difficile del nostro secolo. Oggi tutti sembrano pronti ad aspettarsi brutte notizie. Ma io non sono pessimista: il mondo è comunque migliore di cento o trecento anni fa. Quello che possiamo fare è vivere le nostre piccole vite il meglio possibile. E magari farlo anche ballando».
Con l’Italia ha un rapporto speciale?
«Sono arrivato a Napoli a 18 anni, suonavo nei bar di striptease, non avrei mai immaginato che un giorno avrei avuto un vero pubblico qui. Per me è stato un miracolo. È commovente sapere che una grande cultura musicale come quella italiana sia stata pronta ad accogliere un compositore che viene da una cultura “piccolissima” come la mia. Sono nato nell’Est, nel periodo comunista, e per una strana ragione l’unica cosa che ci facevano vedere era il Festival di Sanremo. Così tutti noi siamo cresciuti con la musica italiana. Ancora oggi, in tutta l’Europa dell’Est, Sanremo è seguito: è una delle cose più importanti della musica popolare europea».
Il palco dell’Ariston l’ha calcato più volte, l’anno scorso con Olly a eseguire una cover di De André.
«Tra noi gitani dicevamo: “Lui vincerà”. Era uno di noi, naturale, istintivo. “Il pescatore” è una canzone bellissima, semplice e profonda, perfetta per entrambi».
È stato poi insignito del Premio Tenco alla carriera.
«Un onore, mi ha reso molto felice, soprattutto per la motivazione. Perché vuol dire che una tradizione musicale come la mia è stata riconosciuta».
Negli ultimi mesi ha pubblicato alcuni singoli: c’è un album in arrivo?
«Continuo a scrivere musica, ma con il tempo ho capito che non si può fare tutto. La vita è breve, e se sei fortunato riesci ad approfondire una sola strada. Sono sempre in tour in giro per il mondo, ma il nuovo disco è quasi pronto per uscire». —
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