San Francesco narrato da Cazzullo e Branduardi al Rossetti di Trieste
Al Politeama lo spettacolo del giornalista e del cantautore sulle orme del patrono d’Italia: «Il pubblico è sempre commosso e divertito»

Sabato alle 19.30 e domenica alle 16 al Politeama Rossetti Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi in “Francesco” raccontano fra storia e poesia l’immensità della figura del Santo, nell’anno in cui l’Italia celebra gli ottocento anni dalla morte del proprio patrono.
«Dello spettacolo io sono la voce narrante – racconta Cazzullo – e Branduardi è Francesco. Canta anche le canzoni dal suo bellissimo album a lui dedicato. Si piange, si ride, il pubblico è sempre commosso e divertito. E siamo molto felici di portare questo allestimento a Trieste, città così importante nel definire l’identità italiana in una dimensione europea. Con Trieste ho un legame particolare. Ti rendi conto di trovarti in un luogo in cui si sono contaminate le culture. La conoscevo già, ma ne sono rimasto incantato quando, dieci anni fa, l’ho vissuta intensamente, quotidianamente, in occasione di un mio servizio per il Corriere, in cui intervistai anche Magris».
Il ritratto del Santo viene tratteggiato sul palco attraverso il racconto del giornalista e divulgatore, una formula amata dal pubblico che lo segue nel suo programma di approfondimento storico su La 7. Le composizioni di Branduardi, eseguite dal vivo in collaborazione con Fabio Valdemarin, evocano tempi e luoghi lontani, con atmosfere musicali, citazioni melodiche.
«Un uomo come Francesco nasce una volta ogni mille anni – sottolinea Cazzullo – lui ottocento anni fa, Gesù duemila anni, Budda tremila. Con Budda Francesco ha punti in comune impressionanti. Entrambi nascono ricchi, rompono i rapporti con il padre, scelgono la povertà e poi comprendono che la via giusta è quella dell’amore per tutte le creature, la sintonia con il creato».
Lei lo definisce il “primo italiano”.
«La sua figura appartiene all’umanità ed è al contempo fondante per l’identità italiana. È stato il primo a scrivere una poesia in italiano, Il Cantico. Ma soprattutto è il precursore dell’umanesimo, che è il grande dono che abbiamo dato alla società universale, con la sua idea che tutti gli individui, tutti uguali davanti a Lui, abbiano un rapporto diretto con Dio, e che ogni uomo e ogni donna abbiano una dignità che va sempre rispettata. L’umanesimo è anche un antidoto a questo mondo post umano che stiamo progettando, con le biotecnologie e le intelligenze artificiali. Francesco, uomo di pace in tempi di guerra, e che ama e custodisce il creato in un tempo in cui gli uomini lo stanno distruggendo, ci dice che siamo tutti collegati, esseri umani, animali e astri. Un messaggio modernissimo».
È stato anche un grandissimo comunicatore.
«Utilizzava tutti i linguaggi della sua epoca. Ha inventato il presepe, reinventato il teatro, perché le sue prediche erano degli spettacoli teatrali, con mimo, musica, danza, poesia. E ha reinventato la pittura. Prima di lui c’erano i fondi in oro e le icone, tutte uguali, poi dal suo amore per le creature Giotto e altri pittori inventarono il paesaggio e il ritratto. E penso che oggi, in modo sano ovviamente, Francesco userebbe i social».
La sua non era un’epoca di pace.
«Era grandiosa e terribile, l’alba del mondo moderno. Nascevano le università, le città, le cattedrali, anche un diverso concetto del denaro e della ricchezza, concentrata in pochissime mani, proprio come adesso. Eppure a quel tempo tante persone volevano vivere in povertà come Gesù. Furono presi per pazzi, additati come eretici, perseguitati. Francesco però non era contro la chiesa, non voleva distruggerla. E il papa ebbe l’intuizione di accettare la sua regola, perché comprese che legittimandolo poteva tenere all’interno della chiesa figure, energie e idee “rivoluzionarie” come quelle che Francesco rappresentava».
Cosa avrebbe fatto oggi Francesco?
«Ai suoi tempi è partito per le crociate per mettere fine al massacro, rivolgendosi ad entrambe le parti coinvolte. E il suo spirito di dialogo, di rispetto verso le altre fedi e culture, e della libertà e della dignità della donna, mi sembra quello giusto per affrontare questi nostri tempi difficili di guerre e migrazioni. Non a caso Donald Trump ha attaccato il papa che ci richiama al dovere di rispettare il creato e gli altri esseri umani. Possiamo immaginare che oggi Francesco sarebbe andato a Gaza. Ma “è” a Gaza. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha rifiutato di sgomberare la parrocchia di Gaza quando cadevano le bombe, è un francescano. È stato a lungo il custode del Sacro Sepolcro, in cui sono rappresentati tutti i rami del grande albero della cristianità, e noi cattolici siamo rappresentati dai francescani».
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