“Tutta vita”: Bollani e amici arrivano a Gorizia dopo l’anteprima a Roma
Presentazione al Kinemax per il documentario di Valentina Cenni, girato fra palazzo Lantieri e le vie del centro

Immaginate i più grandi jazzisti italiani, da Enrico Rava a Paolo Fesu, da Antonello Salis a Roberto Gatto e Ares Tavolazzi, insieme ai giovani talenti Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni: tutti alla corte di Stefano Bollani nel palazzo Lantieri di Gorizia per una settimana di residenza creativa in preparazione del grande concerto “Ponte a Nordest – Bollani All Stars” al Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025.
Li ha ripresi nelle prove, intervistati nella pause e seguiti per le due città che li hanno ospitati, Valentina Cenni, regista del documentario “Tutta vita”, che dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma e al Bari Film Fest, arriverà anche in Friuli Venezia Giulia. Bollani e Cenni lo presenteranno domenica alle 16.30 al cinema Visionario di Udine e alle 20 al Kinemax di Gorizia, capoluogo che ha fatto da scenografia naturale alle riprese, sia nei sontuosi interni del palazzo Lantieri, già d’ispirazione per autori come Goethe, Goldoni e Casanova, sia nei suoi giardini, come nel sentiero verso il Castello, oppure da un lato all’altro della pietra di confine nella piazza della Transalpina, ma anche tra le osterie tipiche.
«Questo film non ha solo lo scopo di essere visto per godere del jazz suonato da grandi musicisti – spiega Cenni – ma anche di condividere la loro gioia e il loro amore per la vita, e la voglia di fare comunità. La città di Gorizia si è rivelata il luogo ideale per raccontare tutto questo, il documentario ce lo avevo in mente da un po’ e l’occasione è stata il suo inserimento tra i progetti di Go2025-Capitale europea della cultura. Il fatto di aver girato a febbraio, in un periodo di calma, ha contribuito a rendere un effetto di atemporalità e sospensione, tra gli interni da fiaba del palazzo Lantieri e le vie del centro, dove le persone ci hanno accolti facendoci sentire a casa».
Atmosfere, sensazioni, ispirazioni che hanno contribuito non solo alla splendida resa visiva sul piano cinematografico, ma anche all’intensità sul piano musicale e umano. «Ci è piaciuta tantissimo Gorizia per il suo essere “di confine” – continua Bollani – che ci ha ispirato a cimentarci, durante le prove, con un repertorio di brani provenienti da qualsiasi epoca e da qualsiasi parte del mondo, e rendere ancora di più il senso dell’improvvisazione musicale come ponte che valica tutti i limiti. Ma amiamo molto anche Trieste, con la sua piazza Unità affacciata sul mare il molo audace, che in quel periodo sembravano essere lì solo per noi e dove abbiamo girato il nostro omaggio al territorio cantando tutti insieme “quel mazzolin di fiori”. Per finire poi al teatro Rossetti, un luogo magico che considero unico al mondo».
E se il concerto pubblico è solo accennato alla fine del documentario, il suo cuore pulsante batte nel segreto delle fasi preparatorie, nella meraviglia generativa che si alimenta nel privato, nascosto al nostro sguardo e al nostro sapere. «Ho voluto immergermi in questa esperienza – svela Cenni – per far sì che gli spettatori potessero vedere quello che di solito non si vede, cogliere i dettagli delle mani, attraversare i pensieri dei musicisti, in un’intimità creata dalla fotografia di Luca Bigazzi, per sentirsi parte di questa “famiglia” di artisti».
Il Jazz allora non è più il fine, ma il mezzo del film, per parlare delle relazioni, del tempo che passa, dello stare insieme, di un esprimersi scevro da sovrastrutture e preconcetti, restando in ascolto dell’inatteso. Per questo “Tutta vita” piacerà non solo agli appassionati di musica o ai fan di Bollani (noto anche per la sua seguita trasmissione “Via dei matti n.0”, condotta dal 2021 su Rai3 con la stessa Cenni), ma incontrerà la visione di tutti quelli che nel cinema cercano riflessioni sul senso dell’abitare il mondo.
«Il Jazz lo non lo vedo solo come un approccio alla musica ma anche alla vita – chiude Bollani – per cui penso che sia salvifico “improvvisare”, inteso come vivere sempre il presente e avere voglia di essere sempre diversi, in un modo libero e giocoso. Nel Jazz viene scongiurato il rischio di cadere nella routine, perché lo stesso brano, ogni volta, improvvisando, sarà sempre diverso, così come il mio realizzarmi suonando, scrivendo o facendo televisione».
Riproduzione riservata © Il Piccolo








