Trieste, va all’asta l’atelier di Pino Corradini

In vendita alla Stadion 115 opere dello scultore istriano tra bronzi e lavori in marmo. Segni, linee curve e forme sganciati dall’identificazione tautologica con il reale

Marianna Accerboni
Lo scultore con una delle sue opere
Lo scultore con una delle sue opere

Alto, asciutto, un sorriso gentile, lo scultore Pino Corradini, era nato a Capodistria nel 1927 e approdato da esule, dopo gli anni bui del secondo conflitto mondiale, a Trieste, dove è venuto a mancare due anni fa. Aveva operato nell’ultimo periodo nel silenzio e nella luce di uno spazioso atelier al piano alto di uno dei due grattacieli a torre di via Locchi. Da qui provengono le 115 opere scultoree, soprattutto bronzi ma anche lavori in marmo, legno, gesso dipinto e altri materiali, che aveva forgiato nel tempo, con passione ed eleganza, e che saranno proposti in vendita il 20 aprile alla Casa triestina d’aste Stadion. La seconda tornata sarà invece dedicata a grafiche d’autore di artisti nazionali e internazionali: da Music, Zigaina e Spacal - protagonisti del nostro territorio, noti a livello mondiale -, a Baj, Dalì, Marini, Campigli, Dova, Schifano, Santomaso, Kostaby, Guidi, De Chirico, Masson e Tilson.

Conseguita la maturità classica al liceo Combi di Capodistria, Corradini aveva frequentato il biennio di Architettura a Venezia. Dopo aver iniziato come pittore e proseguito anche da incisore, attività svolte dal 1950, all’inizio degli anni ’70 aveva imboccato la via della scultura, in cui si esprimeva attraverso un segno via via sempre più svettante e rapido, che ritroviamo anche nei disegni preparatori su carta a carboncino e a tecnica mista. Altrettanto essenziali risultano i lavori più recenti in bronzo, materia che l’artista dominava con grande professionalità e sicurezza.

A Trieste, dagli anni ’50 in poi, si era affinato frequentando la Scuola Libera di figura del Museo Revoltella, prima sotto la guida prima di Edgardo Sambo e poi di Nino Perizi, della Scuola Libera dell’acquaforte Carlo Sbisà e dell’Accademia estiva di Salisburgo (fondata da Oskar Kokoschka nel ’53) sotto la direzione dello scultore di origine capodistriana Oreste Dequel. In tale contesto dimostrò di saper accogliere piuttosto rapidamente quella lezione che nel Novecento, a livello internazionale, aveva letteralmente liberato il segno e le forme dall’identificazione tautologica con il reale. Per lasciare spazio ad artisti sensibili e maturi, com’era lui, di esprimersi senza costrizioni, al di là della visione consueta.

In una sorta di percorso generale che racconta la sua evoluzione stilistica a partire dalle espressioni più narrative, come ad esempio il fauno che suona il flauto di Pan realizzato in una sorta di omaggio allo scultore Marcello Mascherini, attraverso vari passaggi, l’asta offre uno sguardo sul motivo che può essere considerato il punto d’arrivo della creatività di Corradini, cioè il cerchio, laddove tutto si compone. Figura geometrica essenziale, appartenente alla serie “Ritmi” degli anni Duemila, rappresenta una sorta di sintesi dinamica di grande eleganza del suo pensiero plastico, come lo è anche la linea curva che caratterizza varie sculture, tra cui “Modella distesa” degli anni 2000, in cui la terza dimensione è sottolineata dalla parte in bronzo lucidato rispetto a quella in bronzo scuro, enfatizzando con grande misura e maestria il rapporto fra pieni e vuoti attraverso un’interessante variazione di luce.

Le opere in asta sottolineano anche la predilezione dell’artista per la figura femminile e il tema del rapporto di coppia accanto all’attenzione per il mondo animale con la figura del toro, espresso anche attraverso la tecnica dell’intaglio, dei mici e del gallo. E testimonia la sua abilità di interessante e intenso ritrattista come si rileva per esempio nei busti di Don Marzari e di Mascherini e nell’intenso autoritratto che lo ritrae in età matura. Lo sport, interpretato anche attraverso il tema della lotta, e la guerra, delineati con riferimento alla plastica del mondo antico, fanno parte, accanto al soggetto religioso, del ricco immaginario di un artista che ha saputo rimanere aderente a una personale interpretazione armonica ed equilibrata dell’onda espressionista che aveva invaso parte degli atelier degli scultori del Novecento, da Matisse a Picasso, da Boccioni a Modigliani, a Brancusi ed Henry Moore.

In tale contesto Corradini ha dimostrato sempre di saper comporre un colto linguaggio espressivo divenuto molto personale nella fase più matura, che rimarrà testimonianza indelebile di un’epoca e della sua cultura visiva, attestandosi sulla cifra di una misura sobria e convincente, che lo colloca tra i migliori professionisti della terza dimensione del Nord Est italiano (informazioni, iscrizioni, catalogo e offerte su www.stadionaste.com). —

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