Tutti i superpoteri di “Greta” nel film di Nathan Grossman «Ma il Covid frena la lotta»

Elisa Grando / venezia
Greta Thunberg è l’icona globale della lotta contro il cambiamento climatico, ma anche una diciassettenne “timida e un po’ nerd”, come si definisce lei stessa, che risponde alle domande della stampa alla Mostra di Venezia in collegamento dalla sua scuola in Svezia, durante la ricreazione. A raccontare le due tensioni contrapposte che la contraddistinguono, l’urgenza di comunicare la crisi climatica e il bisogno di normalità, è il bel documentario fuori concorso “Greta” di Nathan Grossman, che l’ha seguita ovunque con la telecamera tra il 2018 e il 2019, l’anno in cui per lei tutto è cambiato. Greta aveva iniziato il suo “sciopero scolastico per il clima” sedendosi da sola, per settimane, davanti al parlamento svedese. Il suo gesto aveva attratto l’attenzione dei media e di altri ragazzi che hanno cominciato a sedersi con lei per chiedere ai politici di rispettare gli accordi di Parigi, che prevedono di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030. Dalla Svezia la protesta si è allargata all’Europa, e poi in tutto il mondo: Greta è stata chiamata alla Conferenza sul clima di Katowice, al Parlamento Europeo di Strasburgo, al Summit sul clima dell’Onu a New York (dov’è arrivata in barca a vela: non viaggia in aereo perché inquina troppo) per parlare ai più potenti della Terra, dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker al Papa, dal presidente francese Macron ad Arnold Schwarzenegger. Il movimento che ha fondato, Fridays for Future, ha portato in marcia per le strade sette milioni di persone in tutto il mondo. Osannata dagli attivisti, odiata e minacciata di morte dai negazionisti. «Il film mi racconta per quello che sono, non come i media, che mi ritraggono come la ragazzina arrabbiata e naive». I suoi detrattori, come il presidente americano Trump e il presidente sovietico Putin, sostengono che sia manipolata. «Qui vedete che è falso: scrivo da sola i miei discorsi e decido io cosa fare. Quando ho scoperto la causa ambientalista ero molto giovane e pensavo di voler diventare una scienziata che passa la sua vita in un laboratorio. Ma poi ho realizzato che per cambiare la situazione abbiamo bisogno di azioni politiche, oltre che della ricerca: è lì che posso essere più utile». C’è però un rovescio della medaglia, piuttosto pesante: «Sento troppa responsabilità su di me», ha detto Greta dalla sua scuola. «Comunicare questa crisi non dovrebbe essere responsabilità dei ragazzi ma dei media, e risolverla è compito dei politici: non hanno ancora capito che si tratta di un’emergenza». Il Covid, ha affermato, è un ulteriore problema perché «ha rallentato la lotta per il clima: è impossibile affrontare due crisi insieme. Ma questo è un errore».
Il documentario racconta il suo fulmineo percorso guardando dietro l’icona, seguendo Greta a casa, nella sua quotidianità con la famiglia. Greta ha una forma di autismo, la sindrome di Asperger, che le fa amare la precisione e la routine: non si separa mai dalla sua borraccia rossa. Come tutte le adolescenti ha le sue fragilità, ma un vero superpotere: il coraggio di dire ai potenti del mondo che non stanno facendo abbastanza nonostante la crisi climatica porterà a breve conseguenze irreversibili, come l’estinzione del 10% della fauna mondiale e milioni di persone che resteranno senza casa. Il futuro dei giovani è in pericolo, il tempo stringe: conviene imparare da una ragazzina che sta cambiando il mondo. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








