Una famiglia modello e un vicino di casa stalker è guerra di ossessioni

LA RECENSIONE
Ogni tanto spunta un seguace, magari inconsapevole, di Patricia Highsmith. Ed è sempre il benvenuto nel club della scrittrice americana che ha lasciato un solco profondo nel noir. A lei piaceva tanto raccontare i gialli alla rovescia, dalla fine. Un compito difficile, una strada tortuosa quella di svelare subito “chi ha ucciso chi” senza perdere il lettore per strada. L’autrice di “Il talento di mister Ripley” premeva semplicemente il tasto rewind e ricostruiva tutta la storia con la teoria del gambero. Il tedesco Dirk Kurbjuweit, giornalista e vicedirettore di “Der Spiegel” lo fa naturalmente alla sua maniera giocando sul terreno minato delle ossessioni in un intrigante thriller psicologico, genere che sembra andare molto di moda (L’ombra della paura, Bollati e Boringhieri, pagg 245, 18 euro).
In modo perfino brutale, dopo poche pagine, l’autore mette il lettore con le spalle al muro con uno di quegli interrogativi che non lasciano via di scampo: saresti disposto a uccidere per difendere la tua famiglia? Mettendo così in discussione i più elementari principi morali. Tema sempre attuale. Il protagonista, Randolph Tiefenthaler è un uomo mite, un paladino della legalità pur essendo cresciuto con un padre ossessionato dalle armi in clima che puzzava vagamente di nazismo. Lo scrittore nelle prime pagine racconta che è stato proprio il papà di Randolph a bussare alla porta dello scomodo e molesto vicino e a giustiziarlo con due colpi ravvicinati d’arma da fuoco che gli schiudono le porte del carcere per omicidio preteritenzionale. Nessuno esce bene da questa storia. Né il padre-killer, né il figlio che si rifiuta di affrontare di petto la situazione né la vittima Dieter Tiberius, l’uomo del piano di sotto.
Il tema conduttore del giallo è la paura. Una paura che deforma la realtà, crea mostri e imbruttisce chi ne è assalito. Dieter era sì un vicino inquietante, minaccioso e molesto, ma non un violento. Una persona molto disturbata, un misantropo, un uomo fuori dal mondo. Ma furbetto. Quando arriva in quella casa una bella famiglia da copertina come i Tiefenthaler, Dieter comincia a divertirsi, ha trovato un nuovo passatempo. Recapita lettere d’amore alla moglie di Randolph, a volte la spia, lascia intendere che potrebbe diventare una minaccia senza però fare nulla. Non si spinge mai oltre a questa strategia di disturbo, di stalker a metà. Moglie e marito sono disorientati e impauriti da quell’imprevedibile e folle vicino, cercano inizialmente di ingraziarselo ma capiscono presto che è invece un problema. La situazione rischia di sfuggire al controllo di Randolph quando il pazzo inizia ad accusare la coppia di abusare dei loro bambini con segnalazioni anche alla polizia. La loro vita diventa un incubo.
Marito e moglie vanno nel panico, non possono sapere che Tiberius gioca (in modo sporco). Si rivolgono a un avvocato e anche alla polizia. In una situazione che sfiora il paradosso sono costretti ad autodenunciarsi: gli investigatori sono anche disposti a credere alla loro disperazione ma intanto indagano sul loro conto. È la procedura, dicono i detective che si presentano nella loro casa. Non trovano nulla ma continuano a indagare, mentre la famiglia invoca un intervento della magistratura. La Giustizia, è noto, è maledettamente lenta e Dieter si guarda bene dal compiere passi falsi che potrebbero portarlo in carcere. Di fronte a tutte queste insidie, la bella famiglia rischia di sfaldarsi. Ognuno ha i suoi spettri. La moglie scopre che Randolph non lavora fino a tardi, ha invece la mania di andare a cena fuori da solo e spende cifre folli per i vini. E poi c’è un tarlo, un interrogativo che si è insinuato nei loro pensieri. Puro veleno. E se Dieter – pensano l’uno dell’altro – dicesse la verità? Insomma i coniugi si sospettano a vicenda. Così si arriva alla soluzione più drastica, eliminare fisicamente il problema. Un giorno arriva a casa Tiefenthaler il vecchio padre in pensione, naturalmente armato. Ma il finale è altamente spiazzante e Kurbjuweit si rivela un ottimo giocatore di poker. Alla fine riesce a far sentire il lettore un po’ fesso. —
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