Va a “ Nomadland” il Leone d’Oro 2020 Favino e Kirby sono i migliori attori

/ Venezia
A ruggire non è un Leone, ma una leonessa. Chloé Zhao: cinese di nascita, americana di adozione, donna. Regina dell’indie made in Usa ma prossima all’esordio nel mainstrem, dietro la macchina da presa del Marvel film “The Eternals”. Assente giustificata al Lido per ragioni evidenti, ma in videomessaggio assieme a Frances McDormand da un furgone a Pasadena. E col senno di poi il verdetto appare perfino scontato, l’unico plausibile in questa Mostra della speranza, coraggiosa, voluta a tutti i costi, quasi pretesa contro ogni ragionevole eccesso di prudenza. È “Nomadland”, un viaggio nell’America proletaria dei senza fissa dimora, il miglior film della Mostra di Arte Cinematografica del 2020, edizione sicuramente memorabile, se non altro per le circostanze straordinarie in cui si è svolta.
A condurre, ieri, la cerimonia di premiazione, tra sospiri ed eccessi di commozione, è stata una scintillante Anna Foglietta, madrina della serata che brinda “al coraggio di chi ci ha creduto”.
E in questo concorso senza vette cinematografiche, al netto di tutti i legittimi alibi, le scelte della giuria presieduta da Cate Blanchett sono tutte condivisibili. Ai posti più alti del podio il messicano Michel Franco con “Nuevo Orden”, opera dal sicuro impatto (anche politico), che si aggiudica il Leone d’argento Gran Premio della Giuria, mentre a sorpresa il giapponese Kiyoshi Kurosawa conquista il Leone d’argento per la migliore regia con “Wife of a Spy”. Il premio speciale della giuria a Andrei Konchalovsky per “Cari compagni!”, mentre “The Disciple”, fino a poche ore prima dato tra i favoriti, si è fermato al Premio alla sceneggiatura assegnato a Chaitanya Tamhane, in collegamento video da Bombay in lockdown.
Un po’ inaspettatamente, in questa annata al “femminile” piuttosto avara di ruoli maschili di spicco, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è finita nelle mani di Pierfrancesco Favino, alter ego del vicequestore Alfonso Noce in “Padrenostro” di Claudio Noce, vittima di un attentato terroristico per mano dell'organizzazione terroristica Nuclei Armati Proletari nel 1976. Un riconoscimento che l’attore romano, celebrando la settima arte, ha voluto dedicare “a tutte le stelle che ancora nasceranno, ai milioni di schermi che ne accoglieranno la luce e al brillare degli occhi nel buio”.
Rispetta invece i pronostici la Coppa Volpi assegnata a Vanessa Kirby, in un lungo abito nero monospalla, migliore attrice in gara per “Pieces of a Woman” di Kornél Mundruczó, nel quale interpreta una donna a un punto di svolta dopo la perdita della figlia neonata (ma l’attrice star di “The Crown” era in concorso a Venezia anche con il western “The World To Come”).
Ritirando il riconoscimento, l’attrice ripensa “alle donne che hanno perso i loro figli e con il cui dolore si è connessa” per la sua intensa interpretazione. E così cala il sipario su questa sofferta “Mostra miracolo”, ufficialmente conclusa dalle condivisibili parole del presidente della Biennale Roberto Cicutto: “Siamo qua. Che dite, ce l’abbiamo fatta? Io credo di sì”. —
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