Anche i clan mafiosi vittime delle baciate della Banca popolare di Vicenza
Il direttore della filiale di Busa di Vigonza, nel Padovano, accusato di essere il consulente finanziario del sodalizio criminale assolto per aver piazzato gli investimenti deteriorati

La Banca popolare di Vicenza ha piazzato baciate, truffando, pure la ’ndrangheta. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di assoluzione di 7 imputati nel processo istruito, dal pm Benedetto Roberti, dopo l’operazione “Fiore reciso” della Dia di Padova che ipotizzava i reati di associazione per delinquere finalizzata all'emissione di fatture false, riciclaggio, autoriciclaggio, spaccio e al trafficodi droga.
Tra gli imputati c’era anche Federico Zambrini, 57 anni, residente nel Vicentino, all’epoca dei fatti (tra il 2014 e il 2015) direttore della filiale della Banca popolare di Vicenza di Busa di Vigonza.
Zambrini, difeso dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, per gli inquirenti sarebbe stato «il consulente finanziario del sodalizio in tema di operazioni bancarie».
Di fatto il “responsabile” di avere fatto sottoscrivere a uno degli ’ndranghetisti una serie di finanziamenti baciati. Tanto che, come viene riportato nelle motivazioni della sentenza, a un certo punto il mafioso si era presentato in banca «molto adirato perché le azioni BpVi che aveva acquistato avevano perso di valore».
E a quel punto rivolgendosi a Zambrini lo aveva minacciato dicendogli «con me puoi parlare finché vuoi, io ti mando qualcuno con cui tu non apri neanche bocca, sei morto prima di parlare».
Un episodio di cui il direttore di filiale, poi finito davanti al giudice, aveva parlato con alcuni colleghi confidando loro la sua preoccupazione per le minacce ricevute. Conversazioni anche intercettate dagli investigatori. Zambrini, poi, nel corso del processo aveva spiegato di non essersi recato a denunciare il mafioso «perché dopo poco tempo la filiale della BpVi di Busa di Vigonza sarebbe stata chiusa e quindi non lo avrebbe più incontrato».
Aveva quindi preferito mantenere «apparenti buoni rapporti» per raccogliere informazioni e documenti utili per effettuare un’ulteriore segnalazione per operazioni bancarie sospette (come poi fatto nel giugno 2016). Alla fine Zambrini è stato quindi assolto perché il fatto non sussiste.
La banca e gli altri imputati
Assolta perché il fatto non sussiste anche BpVi a processo con i liquidatori e con l’allora presidente del cda, Gianni Mion, per mancata vigilanza non avendo impedito il reato di continuato riciclaggio. All’istituto di credito erano stati sequestrati 187.000 euro.
E sono stati inoltre assolti, per questo filone processuale, anche il padovano Lorenzo Ceoldo (avvocato Cibotto), i calabresi Vincenzo Giglio (avvocati Gentilini e Bruno), Antonio Giardino (avvocati Milan e Diddi), Saimir Vezi (avvocati Malmusi e Gargiulo), Roberto Longone, di Piove di Sacco (avvocato Cerchiaro) ed Enrico Borrini, lombardo (avvocato Ceresi).
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