Bebe Vio, l’atletica dopo la scherma: «E a Mestre l’apertura dell’Academy»

L’annuncio: costretta a lasciare per problemi fisici. Ora punta sui 100 metri. E su un’accademia con il suo nome

Laura Bergamin
Bebe vio
Bebe vio

Bebe Vio Grandis dice addio alla scherma e punta all’atletica.

L’Ambassador delle Paralimpiadi di Milano Cortina lo ha annunciato in concomitanza con la conclusione della rassegna paralimpica, nello studio televisivo di Fabio Fazio nel corso della puntata di “Che tempo che fa” che la vedeva come ospite.

Sono passati 10 anni da quando la fiorettista veneziana conquistò alle Paraolimpiadi di Rio de Janeiro la prima medaglia d’oro. In questo decennio Bebe ha vinto davvero tutto: due ori, un argento e tre bronzi alle Paraolimpiadi, cinque ori e due bronzi mondiali, cinque ori e un argento europei.

Un’atleta eccezionale con una carriera sportiva straordinaria che ha avuto il merito di far conoscere al grande pubblico la scherma paraolimpica e non solo.

L’addio alla scherma di Bebe Vio non è però una decisione improvvisa, ma una scelta ponderata e maturata, già dopo i Giochi di Parigi 2024.

«Non ce la faccio più fisicamente», ha spiegato la campionessa in tivù, «però ho cercato di darmi da fare a livello fisico con tutta una serie di altri sport e altre cose per star bene fisicamente. Non l’ho mai detto a voce alta: purtroppo è finita con la scherma. L’ultima volta che ho tirato è stata a Parigi 2024».

Dopo le Paraolimpiadi di Parigi, come le era già successo in passato, la campionessa ha dovuto fare i conti con grossi problemi fisici, al gomito, alla schiena, al collo, alla testa.

Problemi che l’hanno fatta stare molto male. Più che una scelta una necessità dunque, per la 29enne, colpita da bambina da una meningite che l’ha costretta alle protesi. In questi mesi così, insieme al suo team che da anni la accompagna tra pedane e allenamenti, Bebe ha voluto cercare nuovi obiettivi.

Sostenuta dal gruppo sportivo delle Fiamme oro, del quale fa parte, la campionessa ha così cominciato a dedicarsi all’atletica e alla velocità. Con quale obiettivo? I 100 metri, pensando a quella che è la specialità regina. L’atleta paraolimpica che ha saputo far cambiare nella mentalità comune la percezione della disabilità, è dunque pronta a grandi sfide in via di Los Angeles 2030, con un futuro che però è ancora tutto da disegnare.

Ora Bebe dovrà trovare nuovi assetti fisici su due protesi da corsa, cosa completamente differente dalla scherma in carrozzina. Inoltre fino a questo momento ha sempre utilizzato la parte superiore del corpo dall’addominale in su, mentre adesso, dedicandosi all’atletica, dovrà imparare a lavorare anche con la parte inferiore.

L’Italia ha una grandissima tradizione nei 100 metri femminili paraolimpici: ai Giochi di Parigi a trionfare è stata Martina Caironi, che aveva vinto già a Londra 2012 e a Rio 2016, correndo in 14.16 la finale.

E non bisogna dimenticare Monica Contraffatto e Ambra Sabatini: insomma Bebe Vio avrà una bella concorrenza.

Nel frattempo è stato annunciato dalla stessa Bebe Vio che a breve aprirà anche a Mestre l’Academy che porta il suo nome. Si tratta di un progetto inclusivo multidisciplinare, ideato dalla stessa campionessa in collaborazione con Nike e la Associazione art4sport onlus per rendere lo sport paralimpico accessibile a tutti.

All’Academy, già presente a Milano e Roma, i bambini con e senza disabilità fisiche giocano insieme e fanno sport, sperimentando diverse discipline paralimpiche, il tutto per garantire la massima inclusione.

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