Cecchini Sarajevo, indagato si avvale della facoltà di non rispondere. La difesa: «Mai andato»

Anche il secondo, dei quattro, indagati sull’inchiesta sui safari umani ha scelto il silenzio davanti ai pm di Milano. La stessa strategia utilizzata dall’80enne di San Vito al Tagliamento

Si è chiusa con un silenzio davanti agli inquirenti la prima fase dell'interrogatorio per il 64enne della provincia di Alessandria, uno dei quattro indagati nell'inchiesta sui cosiddetti "cecchini del weekend". L'uomo, accusato di omicidio volontario dal pm milanese Alessandro Gobbis, ha scelto oggi, 13 aprile, di non rispondere alle domande degli inquirenti.

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L'indagine punta a far luce su un presunto giro di italiani che, durante l'assedio di Sarajevo negli anni '90, avrebbero pagato cifre ingenti per raggiungere la Bosnia e sparare contro i civili, inclusi donne e bambini, come in un macabro safari umano. Sebbene in passate interviste l'indagato avesse ammesso di aver militato in gruppi paramilitari serbi, pur negando la partecipazione ai safari a pagamento, oggi la sua linea difensiva è cambiata radicalmente.

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Il suo legale ha infatti derubricato quelle dichiarazioni a "fantasie e millanterie", sostenendo che l'uomo non si sarebbe mai recato all'estero per combattere. Una posizione simile a quella di un altro indagato, un 80enne di San Vito al Tagliamento, che in precedenza aveva negato ogni coinvolgimento nei crimini contestati. Gli interrogatori proseguiranno nei prossimi giorni per chiarire i contorni di una vicenda che, a trent'anni di distanza, torna a scuotere l'opinione pubblica.

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