Caso Sarajevo: «Il Sismi sapeva e bloccò i cecchini del weekend». Spunta l’identikit del triestino
Lo ha raccontato un ex 007 bosniaco allo scrittore Ezio Gavazzeni, il quale nei mesi scorsi ha depositato un esposto in Procura a Milano, che ha portato all’apertura dell’inchiesta. Le sadiche battute da caccia erano pagate fino all’equivalente di 100 mila euro

Un segreto di Pulcinella, giunto alle orecchie degli 007 italiani già durante l’assedio. E il Sismi, l’allora servizio segreto militare, sarebbe riuscito a bloccare le partenze dall’Italia. È quanto ha raccontato uno 007 bosniaco allo scrittore Ezio Gavazzeni che, con un suo esposto alla Procura di Milano, ha avuto il merito di riaprire il caso dei “safari umani” nella Sarajevo assediata.
Secondo le ipotesi sui cui si indaga, i “cecchini del weekend”, ricchi stranieri – italiani compresi – avrebbero pagato laute somme per arrivare a Sarajevo, pare anche partendo da Trieste e via Belgrado, per essere portati sui monti sopra la città per sparare sui civili sarajevesi durante l’accerchiamento della città.
L’ex agente bosniaco, è emerso, ha sostenuto che uomini del Sismi, l’allora servizio segreto militare di Roma, sarebbero stati informati da fonti locali della presenza sui monti sopra Sarajevo di facoltosi cittadini stranieri, cecchini paganti, alcuni con passaporto italiano. «Caro Ezio», ha scritto l’ex agente dell’intelligence bosniaca, «i servizi bosniaci hanno saputo del “safari “alla fine del 1993» e avrebbero poi «informato il Sismi all’inizio del 1994». Sismi che avrebbe poi «risposto in due-tre mesi», assicurando a Sarajevo di aver appunto scoperto che i cecchini stranieri sarebbero partiti proprio «da Trieste».
«Abbiamo interrotto» il safari ed esso «non avrà più luogo», la rassicurazione che sarebbe arrivata alla controparte bosniaca da parte dei servizi militari italiani. Che poi si sarebbero eclissati, avrebbe raccontato sempre la fonte bosniaca di Gavazzeni. E potrebbe essere ormai stata cancellata anche la corrispondenza tra Roma e Sarajevo sulla questione cecchini. Secondo lo 007 bosniaco, ha riportato l’Ansa, «temo che non sia possibile trovare la corrispondenza tra il Sismi e i servizi segreti bosniaci. Io non sono riuscito a rintracciarla negli archivi militari di Sarajevo, i documenti sono classificati come “top secret” e solo i tribunali, come quello di Milano, potrebbero forse averne accesso».
Gavazzeni, da parte sua, ha invece chiesto alla Procura di Milano di verificare se almeno in Italia si trovi ancora qualche traccia delle presunte comunicazioni tra Sismi e controparte di Sarajevo. E potrebbero essere carte scottanti, perché «all’interno potrebbero esserci alcuni nomi» di cecchini con passaporto italiano, soprattutto tenuto conto che «i servizi sarebbero stati in grado di dissuadere i cacciatori italiani dal continuare».
Difficile, ha poi sostenuto lo scrittore, che non ci sia traccia di documenti del Sismi dell’esistenza di una possibile organizzazione – magari un’agenzia di viaggi per cacciatori nell’Est Europa – specializzata nel portare i cecchini stranieri a Sarajevo, zona di guerra difficilmente raggiungibile senza agganci locali e senza sborsare fior di quattrini. «Difficile pensare che questo tipo di traffico non sia stato registrato dai nostri servizi», ha concluso Gavazzeni. Nell’esposto che ha dato il la all’inchiesta milanese, ricordiamo, si fa riferimento anche a svariati italiani fra i cecchini stranieri.
Secondo la denuncia, ha svelato la Rai, nel caso sarebbe stato coinvolto anche un ancora ignoto triestino: «Ricco, influente nella comunità, cacciatore e psicopatico», questo il suo identikit. Ed è un caso «inumano», quello dei presunti cecchini, ha affermato ieri il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga. Caso su cui potrebbe dire la sua anche la ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karić, che si è detta disponibile a testimoniare. Nel 2022, dopo “Sarajevo Safari”, aveva presentato una denuncia in Bosnia contro gli ignoti cecchini. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo










