Suicidio assistito, Cappato e gli attivisti si autodenunciano per l’aiuto a Martina Oppelli

Gli esponenti di Soccorso civile in Questura a Trieste giovedì mattina. Sono sei i procedimenti giudiziari ancora in corso in quattro città

Martina Oppelli e l’Associazione Luca Coscioni a Trieste nell’aprile del 2024 Foto Lasorte
Martina Oppelli e l’Associazione Luca Coscioni a Trieste nell’aprile del 2024 Foto Lasorte

A otto mesi dalla morte in Svizzera della triestina Martina Oppelli, affetta da sclerosi multipla da oltre 20 anni, Marco Cappato e le altre tre persone che hanno aiutato la donna ad andare all’estero per ricorrere al suicidio assistito hanno deciso di autodenunciarsi a Trieste. Lo faranno giovedì, alle 9.30, nella Questura di Trieste per poi spiegare alle 11 al Caffé San Marco le motivazioni dell’azione legale.

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Non risulta che Cappato, rappresentante dell’associazione Soccorso Civile, Claudio Stellari e Matteo D’Angelo, attivisti della stessa che hanno accompagnato Martina Oppelli in Svizzera, Felicetta Maltese, attivista che ha fornito supporto logistico al viaggio, siano stati raggiunti da alcuna notifica d’indagine in relazione al reato di istigazione al suicidio. Per Cappato e altri attivisti l’autodenuncia negli anni ha rappresentato uno strumento per forzare il dibattito politico e giuridico sulla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito in Italia.

 

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A Trieste Cappato e gli attivisti di Soccorso civile coinvolti nel caso Oppelli saranno affiancati dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e legale di Martina Oppelli, che aveva deciso di andare in Svizzera dopo due anni di battaglie legali e tre dinieghi ricevuti da Asugi «nonostante la completa dipendenza dall’assistenza continuativa dei caregivers e da presidi medici (farmaci, catetere e macchina della tosse)», come rileva l’Associazione Luca Coscioni. Secondo l’azienda sanitaria Oppelli però non era sottoposta ad alcun trattamento di sostegno vitale, uno dei quattro requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale sul caso Dj Fabo\Cappato per poter accedere alla morte volontaria assistita in Italia. Oltre alle diverse diffide e messa in mora nei confronti di Asugi, Martina Oppelli prima di andare in Svizzera aveva depositato una denuncia-querela nei confronti dell’azienda sanitaria.

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Considerando anche gli anni precedenti, sono sei i procedimenti giudiziari in corso, come riferisce l’Associazione Luca Coscioni. Marco Cappato al momento, insieme agli iscritti al Soccorso civile, è indagato presso i tribunali delle quattro città dove sono già state presentate delle autodenunce.

Sui casi dell’aiuto prestato all’82enne Romano e a Elena Altamira, di Spinea, nel maggio 2025 si è espressa però la Corte costituzionale. Pur dichiarando non fondata la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Milano, ha confermato che i trattamenti di sostegno vitale devono ritenersi sussistenti anche se rifiutati dalla persona malata. A marzo 2026 la Gip di Milano ha archiviato il procedimento contro Marco Cappato, che sempre a Milano è indagato però per l’aiuto fornito a Margherita Botto.

 

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A Firenze, in relazione all’aiuto fornito a Massimiliano, è stato sollevato un incidente di costituzionalità, che ha portato all’intervento della Corte Costituzionale con la sentenza 135/2024. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’imputazione coatta per Marco Cappato, Mina Welby e Chiara Lalli. Nell’udienza del 4 giugno 2025, il giudice dell’udienza preliminare ha deciso il trasferimento degli atti alla Procura di Como.

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A Bologna per l’aiuto fornito a Paola il Gip, con ordinanza depositata il 29 settembre 2025, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice Penale. Per l’aiuto fornito a Sibilla Barbieri sono in corso indagini a Roma.

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Finora, 13 attivisti si sono già autodenunciati: i responsabili di Soccorso Civile Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli; i parlamentari Riccardo Magi, Ivan Scalfarotto e gli ex senatori Luigi Manconi e Marco Perduca; la giornalista e bioeticista Chiara Lalli, la pensionata Felicetta Maltese, l’attivista Virginia Fiume e Cinzia Fornero guardia parco. Tra i famigliari delle persone malate figurano il figlio di Sibilla Barbieri, Vittorio Parpaglioni, e il fratello di Margherita Botto, Paolo. Tutti i disobbedienti civili sono seguiti dal collegio legale coordinato dall’avvocato Filomena Gallo. —

 

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