Il vigile del fuoco di Treviso tra le macerie del Venezuela: «Ero lì per restituire un tetto»
L’ingegnere Lambrocco: «Hanno perso tutto, ma ci offrivano il cibo rimasto»

«Vi prego, accettatelo». C’è una donna tra le macerie, stringe tra le mani qualche lattina di cibo in scatola. È tutto ciò che è riuscita a mettere in salvo dopo che il terremoto ha raso al suolo la sua casa. La prima scossa, di magnitudo 7.2.
La seconda, appena mezzo minuto dopo, ancora più violenta: 7.5. La donna ha gli occhi traboccanti di lacrime, ma continua a insistere affinché i soccorritori accettino quel poco che le è rimasto.
«Ci guardava e continuava a ripeterci di accettare. In quel gesto è racchiusa la dignità di un popolo che ha perso tutto, eccetto il senso di comunità». A raccontarlo è l’ingegnere strutturista Lorenzo Lambrocco, funzionario tecnico e vigile del fuoco del comando provinciale di Treviso.
È rientrato ormai da una settimana dalla missione umanitaria dell’European Union Civil Protection Team. Il 27 giugno, assieme ad altri dieci esperti di diverse nazionalità, è salito a bordo di un Boeing 767 dell’Aeronautica militare diretto all’aeroporto Simón Bolívar di La Guaira. Una sola missione: verificare la stabilità degli edifici rimasti in piedi, censirne i danni e restituire, quando possibile, una casa a chi l’aveva perduta in pochi interminabili secondi.
Restituire una casa
La devastazione si estende per oltre 210 chilometri di costa. Quando il team europeo raggiunge La Guaira, le squadre di Urban Search and Rescue sono impegnate nella ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie. Sul posto sono operativi tre ospedali da campo allestiti da Spagna, Germania e Lituania.
«Uscivamo alle sei di mattina e rientravamo intorno alle dieci di sera, dopo aver redatto i report destinati alle autorità venezuelane e a Bruxelles», racconta Lambrocco, «siamo riusciti a effettuare tra i 200 e i 250 sopralluoghi al giorno. In totale abbiamo censito circa un migliaio di edifici. Il 70 per cento è stato classificato con il codice rosso, quindi inagibile; il 20 per cento con il giallo, utilizzabile solo con limitazioni; appena il 10 per cento è risultato pienamente agibile».
Dal colore assegnato dipende il futuro di una famiglia. «Noi siamo i primi a esprimerci sulla possibilità di rientrare in casa», aggiunge, «ogni decisione deve essere ponderata. Da una parte c’è il desiderio di restituire il prima possibile un’abitazione a chi l’ha perduta, dall’altra la responsabilità di garantire che quel ritorno avvenga in piena sicurezza».
Per accelerare il censimento, il team europeo coinvolge studenti e docenti dell’Università di Caracas.
Insieme sviluppano un sistema informatico per raccogliere ed elaborare offline tutti i dati dei sopralluoghi. Un patrimonio di informazioni destinato al ministero venezuelano per pianificare la ricostruzione.
C’è vita tra le macerie
Competenze tecniche certo, ma soprattutto la capacità di ascoltare. «Entriamo nell’intimità delle persone. Camminiamo tra gli abiti lasciati sul pavimento durante la fuga, accanto ai letti rimasti disfatto, agli oggetti di una quotidianità interrotta», riflette Silvio Pagano, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Treviso, «una casa non è soltanto un edificio, è il luogo in cui si custodisce la propria vita».
Durante i sopralluoghi, i sopravvissuti sperano di incontrare qualcuno disposto ad ascoltarli. Ricordano ciò che hanno perso, mostrano le stanze distrutte, cercano conforto oltre a una semplice valutazione tecnica.
«Ci siamo resi conto che avevano un grande bisogno di parlare», spiega Lambrocco, «per questo abbiamo suggerito di affiancare agli ingegneri strutturisti personale specializzato nel supporto psicologico. La ricostruzione passa anche da lì».
L’impegno del team non è passato inosservato. La presidente Delcy Rodríguez non ha esitato a ringraziare i soccorritori internazionali di fronte alla nazione.
Il 3 luglio sono stati insigniti del riconoscimento di “Eroi del Venezuela”. «Lo sguardo commosso di quella donna, ritta tra le macerie, mi accompagnerà per tutta la vita», conclude Lambrocco, «in un luogo in cui tutti avrebbero avuto il diritto di trattenere quel poco che era rimasto, lei ha scelto di donarlo».
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