Al Festival del Cambiamento le grandi potenze che si sfidano sull’Ai nella partita dei prossimi decenni
La seconda giornata del Festival del Cambiamento a Gorizia dedicata alla corsa internazionale all’intelligenza artificiale

GORIZIA L’intreccio di innovazione tecnologica e complessità geopolitiche che caratterizzano il nostro tempo è stato al centro del secondo e ultimo giorno del Festival del Cambiamento, ieri a Gorizia. Dopo aver affrontato il tema delle professioni del futuro nella prima giornata a Trieste, la giornata isontina è stata dedicata alle sfide che la corsa all’intelligenza artificiale pone all’Italia e ai Paesi occidentali.
Il pomeriggio è stato introdotto e moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini. Nel suo saluto il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti ha ricordato che l’argomento scelto interseca i campi «della competizione tecnologica, delle elezioni politiche, dell’impresa e della finanza». Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha quindi dato gli estremi in cui, in questo contesto, si muove l’azione diplomatica italiana. Nel corso del suo intervento il ministro ha ricordato che «l’Africa è ricca di materie prime, come le terre rare e il litio»: «Noi dobbiamo avere un progetto che deve essere quello di estrarre e lavorare in loco la materia prima, l’unico modo per far lavorare il personale africano ed evitare che venga letto come una nuova ondata neocoloniale. Da questo punto di vista continuare a lavorare nel continente africano è una priorità dell’Italia».
Ha preso quindi la parola l’anfitrione, il rettore di UniTs Roberto Di Lenarda, che ha parlato del tema di giornata dal punto di vista degli atenei. Il microfono è passato poi a Pio Parma, analista di The European House – Ambrosetti, che ha presentato i contenuti dello studio “La geopolitica dell’algoritmo”, approntato da Ambrosetti appositamente per il festival. Il rapporto mostra come gli investimenti sulle Ai siano cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, e potrebbero arrivare a 1,3 trilioni di dollari entro il 2032. Al di là del grande impegno del settore privato, a spingere sull’accelerazione c’è il settore militare: il budget federale è triplicato fra 2022 e 2023, raggiungendo 1,8 miliardi di dollari. Investimenti, ha spiegato Parma, che torneranno poi sul settore civile «con un effetto di spillover». Questa corsa vede però l’Occidente in ritardo geopolitico: «La Cina è leader globale sul piano dei brevetti e della ricerca e sviluppo – ha spiegato Parma – e la cosa che deve far pensare è che oggi la Cina detenga il 61% dei brevetti sull’intelligenza artificiale. Nel 2010 era il 17%».
Al termine dei saluti istituzionali del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna e dell’assessore regionale al Bilancio Barbara Zilli, è iniziata quindi l’intervista di Fubini all’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente Ispi, diplomatico di lungo corso, ex direttore del Dis ed ex presidente di Fincantieri. L’ambasciatore ha spiegato come le crisi contemporanee non possano essere risolte, ma siano mitigabili: «Sono crisi esistenziali quindi non ammettono soluzioni, perché queste comporterebbero la guerra fra Nato e Russia, la guerra fra Cina e Usa, la guerra fra Israele e Iran. Ognuna di esse però ha una possibilità di mitigazione: in Medio oriente è il cointeresse a tornare a un percorso di sviluppo dal basso, e Gorizia e Nova Gorica ci mostrano quanto lontano si possa arrivare. In Ucraina si dovrà trovare necessariamente un assetto, magari non soddisfacente, ma nessuna parte è interessata alla distruzione reciproca. Le tensioni fra Cina e Usa sono mitigabili dalla loro ancora forte interdipendenza».
Nella seconda parte, moderata dal direttore di Wired Federico Ferrazza, una tavola rotonda ha visto a confronto il mondo accademico, rappresentato da Guido Sanguinetti di Sissa, Luca Bortolussi dell’ateneo triestino e Ivana Bartoletti dell’azienda indiana Wipro della Virginia Tech University. Secondo quest’ultima il dibattito sull’Ai abbisogna di una maggiore partecipazione femminile: «L’impatto è talmente trasformativo, il dibattito non può essere limitato come avvenuto finora ai soli Elon Musk». Infine il giornalista de Il Piccolo Piercarlo Fiumanò ha conversato con lo storico ed economista Giulio Sapelli, il quale ha specificato che «il capitalismo continua a essere profondamente integrato, il capitalismo non si sta regionalizzando. La domanda è: la centralizzazione porta all’armonia o alla guerra? In alcuni casi porta alla guerra, come nel caso dell’invasione russa dell’Ucraina».
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