Luca torna in Friuli dopo anni all’estero: «Così aiuto le mie montagne a raccontare la loro bellezza»

Luca Simeoni, professionista nel settore del turismo, ha lavorato tra Spagna e Danimarca, poi la scelta di tornare a casa: «Quando se fuori rivaluti le cose: qui hai tutto a distanza di un’ora»

Edoardo Di Salvo
Luca Simeoni
Luca Simeoni

«Quando vai fuori rivaluti le cose. Qui in Friuli hai tutto a distanza di un’ora. Mi mancava».  L’estero, si sa, affascina. Un’esperienza fuori ti proietta verso un mare di possibilità, ti fa crescere come persona e come professionista. Capita, però, che nonostante tutto sembri andare in una direzione, senti dentro di te un richiamo a casa.

È quanto è successo a Luca Simeoni, 33 anni di Gemona, che dopo anni trascorsi tra Spagna e Danimarca, ha deciso di tornare in Friuli e provare a investire nei luoghi dove è nato e cresciuto. E lo ha fatto letteralmente, visto che Luca, quei luoghi li racconta per lavoro, in quanto professionista nel settore della promozione turistica.

Questa intervista è una delle testimonianze arrivate dai nostri lettori per il progetto "Controcorrente, le storie di chi resta". L'iniziativa nasce per raccontare chi ha deciso di rientrare a casa o non andare mai via e sviluppare nuove forme di imprenditorialità sul territorio. Se anche tu vuoi raccontare la tua storia controcorrente, scrivici qui

Grazie alle sue competenze, oggi aiuti aziende e istituzioni a promuovere il territorio. Una missione in cui crede fortemente, contro lo spopolamento dei paesi e la fuga dei giovani: «Il turismo non è sempre una risposta, ma può essere un aiuto».

Il percorso

Laureato in triennale in scienze del turismo all’università di Udine, nel 2017 Luca ha optato un’esperienza di tirocinio all’estero. La scelta è ricaduta sulla Spagna, più precisamente su Siviglia, dove era già stato in Erasmus: «Ho lavorato in Glamping Hub, un’azienda statunitense che, sullo stile di Airbnb, offre alloggi nella natura in tutto il mondo. Dopo il tirocinio sono stato assunto e sono stato lì fino all’agosto del 2018. Poi mi sono spostato a Copenhagen, dove seguivo i progetti di comunicazione di un bar del centro». In una fase della vita di scoperta, un pensiero nella mente si rivelerà determinante: «Mentre lavoravo in Glamping Hub mi rendevo conto del successo che riscuotevano le soluzioni abitative nella natura in Slovenia, su cui c’erano qualcosa come trentamila clic. Allora mi sono chiesto: “In Friuli cosa abbiamo in meno”?».

La co-fondazione di Friland

È così che nella testa di Luca matura l’idea di creare un’offerta di turismo sostenibile nella sua terra natia. Nel maggio 2019 Luca rientra a Gemona e, come spesso accade, è un caso a trasformare quell’idea in un progetto concreto: «Una sera a una cena ho incontrato un amico che non vedevo da anni. Mi racconta che con il fratello stavano costruendo una stanza nella natura senza allaccio alla reti fognarie. Da lì è nato Friland». 

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Friland è il progetto di case vacanze che mira a riconnettere uomo e natura attraverso soggiorni in alloggi che rispettano l’ambiente. Tra le prime case messe a disposizione sul sito, quelle del Monte Prat di Forgaria del Friuli, e della Val Saisera.

Al momento conta una ventina di soluzioni prenotabili sul sito. «Il progetto è decollato a fine luglio 2020, io mi occupavo in particolar modo dell’offerta e del marketing e brand identity. Hanno iniziato a chiamarci direttamente i Comuni, proponendoci di sbarcare nel loro territorio. Questa è una delle cose che mi facevano più piacere: Friland diventava un connettore, creava indotto per i luoghi in cui era presente».

I progetti attuali

Da qualche mese, le strade di Luca e di Friland si sono separate. «Ad aprile 2026 ho aperto la partita Iva, ora lavoro come libero professionista, mi occupo di turismo lento nelle montagne del Friuli. In parte aiuto le strutture ricettive a fornire ai loro ospiti le migliori esperienze possibili, in parte accompagno i Comuni che vogliano investire in attività legate alla promozione del territorio, anche attraverso i bandi pubblici. Parallelamente, seguo anche alcuni progetti legati al mondo della bicicletta». In tutti i casi, la parola d’ordine è una sola. «Sostenibilità, rispetto dei luoghi e delle culture».

Le sfide

Nell’era dei reel, le bellezze del Friuli si trovano di fronte a una sfida delicata: attrarre persone senza snaturarsi. I problemi sono ben noti, su tutti lo spopolamento delle aree rurali. «Il turismo – sottolinea ancora Luca – non è sempre la risposta, ma può essere la soluzione. È importantissimo che i ragazzi investano qui, il Friuli è un posto unico».
Sui social, anche a queste latitudini, sono sempre di più gli influencer che consigliano al ritmo di Tik Tok i luoghi da visitare, le esperienze da vivere. Lo spettro overtourism, però, è dietro l’angolo. «Diventa importantissimo come le cose vengono raccontate. Gli influencer possono essere un canale molto utile, a patto che si informino sui luoghi che mostrano: devono comportarsi quasi da divulgatori, allora sì che possono essere una risorsa preziosa».

 

 

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