
Crisi Electrolux, la protesta dei lavoratori davanti ai cancelli di Porcia: «È una carneficina»
La protesta dei lavoratori coinvolgerà immediatamente le istituzioni locali, dai comuni di Porcia e Pordenone fino alla Regione, in vista dell'incontro cruciale del 25 maggio presso il Ministero del Made in Italy
Inizia la protesta dei lavoratori dell’Electrolux di Porcia. Dopo la riunione con i vertici aziendali a Marghera, dove la multinazionale svedese ha manifestato l’intenzione di ridurre drasticamente i costi, la tensione è esplosa davanti ai cancelli dello storico stabilimento. I sindacati di Fiom, Fim e Uilm si sono confrontati duramente e, intorno alle 11 di oggi, martedì 12 maggio, è scattato lo sciopero nazionale.
Pietro Mancino, delegato della Fiom, ha parlato chiaramente ai lavoratori definendo il piano aziendale come l'anticamera di una chiusura definitiva, poiché privo di qualsiasi accenno a nuovi investimenti. Da oggi, ha ribadito al megafono, Electrolux viene considerata un nemico e la battaglia coinvolgerà immediatamente le istituzioni locali, dai comuni di Porcia e Pordenone fino alla Regione, in vista dell'incontro cruciale del 25 maggio presso il Ministero del Made in Italy.
L'atmosfera davanti alla fabbrica è carica di commozione e paura. Electrolux occupa a Porcia circa 1.400 persone, con una forte presenza femminile che sfiora il 70%. Molti sono i nuclei familiari che dipendono interamente da questo stipendio. Luana Bruno, una delle lavoratrici, racconta il peso dei sacrifici fatti per trasferirsi da Napoli. Qui in Friuli ha costruito la sua famiglia e insieme al marito e al figlio, tutti impiegati nel sito produttivo, ha la speranza che quegli sforzi non risultino vani. Per molti, questa fabbrica non è solo un luogo di lavoro, ma una vera e propria famiglia, un legame costruito in oltre trent'anni di attività.
La voce dei lavoratori: «Un piano senza futuro»
Le testimonianze dirette raccolte tra i picchetti restituiscono la gravità del momento. Un lavoratore, impiegato nel sito da 26 anni, ha espresso così la sua preoccupazione: «Ce lo hanno detto ieri: per quanto riguarda Porcia, ci hanno praticamente esposto che sarà dimezzata la produzione perché le lavasciuga verranno fatte in un'altra parte, non sappiamo dove. Quindi le linee da 5 che sono in questo momento produttive passeranno a 3, non sappiamo quali linee verranno mantenute. Numericamente, però, le lavasciuga non verranno più fatte qua. Cosa succede? Succede che diventa insostenibile. Il costo di tutto, perché riducendo così, tutti i costi fissi rimangono ancora alti e quindi questo qui non è un piano industriale praticamente. Ha tanti canoni della chiusura, perché con questo piano qui noi non lo consideriamo un piano, non c'è futuro, non vediamo prospettive».
Lo stesso lavoratore ha poi sottolineato l'impatto sul tessuto sociale: «Questa è un'azienda all'avanguardia, non ci sono occasioni così nel territorio, è un "must". È un patrimonio soprattutto per il territorio. Ci sono tante persone che si sono create un futuro, una famiglia, chi ha comprato la casa: tutti lo hanno fatto grazie a questo lavoro. Sono 1.400 persone tra operai e impiegati, più l'indotto, ed è una situazione molto grave. Non sappiamo definire quanto sia grande l'indotto oggi, non è più come una volta, ma è ancora importante. Rispetto al 2014, quando era stato preso di mira qualche stabilimento, questa volta l'intenzione della multinazionale riguarda proprio tutto il gruppo e tutto il settore dell'elettrodomestico. Hanno già dichiarato la chiusura delle cappe a Cerreto, ma da tutti i movimenti che stanno facendo intuiamo che il futuro dell'elettrodomestico qui in Italia non c'è più. Sembra che vogliano smantellare tutto in modo graduale, questa sembra la strada».
Il nodo politico
Sulla crisi è intervenuto Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni. Pur riconoscendo le difficoltà del settore, Fedriga ha ribadito con fermezza che non si può permettere che il prezzo di questa crisi ricada esclusivamente sulle spalle dei lavoratori. Il governatore ha sollevato una questione che riguarda l'intero modello produttivo nazionale: non può essere indifferente il luogo in cui si sceglie di produrre e, su questo terreno, l'Italia rischia di essere perdente se non adotta una strategia nazionale forte.
L'innovazione, secondo Fedriga, deve essere il fattore chiave per legare la produzione al territorio. Senza questo legame, le aziende sono libere di spostarsi in Paesi dove il costo del lavoro e dell'energia è più basso e le regole sono più blande. Il rischio estremo è quello di trasformare l'Italia e l'Europa in semplici mercati di consumo, privandole della loro capacità produttiva.
Un percorso tra emergenza e strategia
Sul fronte politico, Fedriga ha notato un cambio di passo negli ultimi anni, sottolineando come sia stata avviata una politica industriale ed energetica che mancava da tempo. Si tratta di un percorso iniziato con Mario Draghi e proseguito con il governo Meloni, mirato a mettere in sicurezza il sistema Paese in un momento di grande emergenza. Tuttavia, il governatore ha concluso con una nota di realismo: dopo un decennio senza interventi strutturali, non è possibile risolvere tutto in pochi anni. È un lavoro che richiede serietà e costanza, nella consapevolezza che i miracoli industriali non si compiono in breve tempo.
La preoccupazione della Diocesi
Le Diocesi di Concordia-Pordenone e Vittorio Veneto, guardano con preoccupazione l'evolversi della situazione degli stabilimenti di Electrolux spa di Porcia e di Susegana, dopo l'annuncio dell'azienda che ha comunicato il programma di un drastico ridimensionamento produttivo, con la previsione di circa 1.700 esuberi di personale in Italia e la chiusura completa dello stabilimento di Cerreto d'Esi.
Le due Diocesi - e con i esse i rispettivi vescovi, monsignor Giuseppe Pellegrini e monsignor Riccardo Battocchio - esprimono solidarietà e vicinanza ai dipendenti dell'azienda, «in un momento così grave in cui percepiscono incertezza per la propria stabilità lavorativa e per il futuro delle proprie famiglie.
Allo stesso tempo, assicurano che le Chiese diocesane, tramite gli organismi e le persone che le rappresentano, sono al loro fianco, ricordando che il lavoro è il fondamento della dignità umana e non può essere ridotto a una mera variante di bilancio».
«Conforta, allo stesso tempo, - osservano - l'interessamento del Governo, sia tramite il ministro Ciriani che ha espresso la sua solidarietà, sia tramite il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che si è impegnato a 'mantenere un confronto costante e strutturato con l'azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di gestire la situazione nel modo più efficace possibile». Anche i responsabili dei due Uffici di pastorale sociale esprimono la propria preoccupazione: «mentre abbiamo da poco celebrato la festa dei lavoratori dell'1 maggio, in cui anche i vescovi italiani con un loro Messaggio hanno ricordato che 'l'essenza del lavoro umano è quella di un'azione collettiva generativa', non possiamo arrenderci al fatto che le decisioni di pochi possano continuare a creare ansia e precarietà per molti».
L'auspicio formulato dalle due Diocesi è dunque quello che si arrivi al più presto a un confronto costruttivo per fare chiarezza sul futuro delle realtà produttive di Porcia e di Susegana, nell'ottica della tutela dei posti di lavoro, in sintonia con le priorità già espresse delle Istituzioni e delle Organizzazioni sindacali.
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