Guerra ai piccioni in Fvg: tra i 90 mila euro di danni e i nuovi fondi per l'abbattimento
La Regione stanzia 80 mila euro per i Comuni, ma il conto della convivenza è salato: sementi mangiate e rischi per il latte. Ispra taglia gli abbattimenti: «Non oltre i 6 mila prelievi l'anno»

I piccioni sono sempre più diffusi e le segnalazioni di problematiche sono in aumento. Basti pensare che una coppia di piccioni in media si riproduce quattro volte l’anno, ma può raggiungere picchi di nove covate l’anno. La Regione, con il servizio Caccia e risorse ittiche dell’assessorato guidato da Stefano Zannier, da anni ha messo in moto contromisure, con piani di contenimento, che prevedono anche “prelievi” (un termine che quasi sempre equivale ad “abbattimenti”) dei volatili. La novità che porta con sé l’ultimo documento, che copre il quinquennio 2025-2029, è il fatto che è stato abbassato il numero massimo di colombi che possono essere abbattuti ogni anno su indicazione dell’Ispra: da circa 8 mila si è scesi a 6 mila. Sono stati introdotti inoltre nuovi consigli di metodi incruenti di gestione della fauna in ambienti urbani. Il numero di uccelli prelevati, però, non sono mai stati più di 4.913.
I colombi rappresentano un problema non solo per il decoro urbano con danni arrecati a statue e facciate di palazzi in centro, ma anche per l’igiene. Le deiezioni dei colombi portano con sé infatti rischi sanitari. Soprattutto se imbrattano strutture di allevamento o di stoccaggio in cui sono contenuti alimenti. Il nodo riguarda in particolare gli allevamenti di bovini, dove i volatili tendono a nidificare nei pressi delle mangiatoie. Se le deiezioni ne contaminano il cibo c’è il rischio di patogeni anche nel latte. Non solo, condizioni igieniche critiche possono verificarsi anche nei pressi di aree industriali, magari essicatoi o prosciuttifici. Gli spazi sotto i pannelli solari – che in regione hanno ricevuto un grande impulso dai bonus appositi –, inoltre, sono particolarmente attraenti per questi uccelli che li usano per proteggere i loro piccoli.
Ma c’è anche un altro aspetto, meno noto a chi è abituato a pensare che siano una piaga solo in città: i colombi in campagna arrecano danni alle colture – soprattutto di soia e girasole –, mangiando le sementi. Tanto che la Regione ha registrato, nel 2023, 62 richieste di indennizzo da parte di agricoltori e ha liquidato oltre 90 mila euro di danni.
E in aggiunta al piano regionale, nella legge di Bilancio 2026 ha trovato posto anche uno stanziamento da 80 mila euro per dare risorse ai Comuni con più di 10 mila abitanti per azioni incruente di limitazione della diffusione dei piccioni e pulizie straordinarie, grazie a un emendamento di Maddalena Spagnolo (Lega).
Dunque, quali sono i metodi adottati per il contenimento dei piccioni? I colombi catturati con gabbie possono essere soppressi con un’iniezione letale, oppure, sottoposti a vasectomia e rimessi in libertà. C’è anche, però, la possibilità – in ambito rurale – di utilizzare fucili ad aria compressa per eliminarli, pressoché l’unico tipo di metodo utilizzato.
Tutti i prelievi devono essere censiti su sull’app Infofauna Fvg.
Fuori dal perimetro urbano i prelievi avvengono quasi unicamente con l’uso dei fucili ad aria compressa. Ma ci sono zone sottoposte a salvaguardia particolare perché in queste vivono sacche di colombi selvatici non ibridati con quelli domestici.
Si tratta dell’area delle falesie in provincia di Trieste, l’area del Carso dove ci sono foibe, e l’area a forra lungo il fiume Natisone. Il coordinamento dei prelievi è in capo agli ispettorati forestali, che in seguito a una segnalazione effettuano un sopralluogo, e poi procedono ai prelievi – in carico della guardia forestale – solo nel caso in cui vengano riscontrate criticità. Le guardie forestali possono autorizzare alla soppressione anche cacciatori abilitati inseriti in un elenco regionale
Riproduzione riservata © Il Piccolo








