Inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore Fvg: “La riforma della Corte dei Conti? Un disastro”
il neo procuratore regionale della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia, Alberto Mingarelli

“La mia valutazione sulla riforma della Corte dei Conti è che è un disastro, che vuole riportare la Corte dei Conti a quello che era prima degli anni 90: un organismo mastodontico e poco utile. Non moderno e non coerente con i tempi". "Secondo me si è inciso pesantemente sulla struttura e alla fine questa funzionerà male". Ne è convinto il neo procuratore regionale della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia, Alberto Mingarelli. Lo riporta l’Ansa.

Una delle criticità della nuova legge, ha spiegato venerdì 6 marzo a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, è "la limitazione dei casi della colpa grave: quindi il 30% del danno e i due anni delle retribuzioni percepite, sulla base del problema della paura della firma che secondo me è del tutto inconsistente". Poi ci sono altri aspetti "legati alle limitazioni per le azioni anche del dolo, sull'occultamento doloso per la prescrizione.
Poi ci sono pesanti aspetti anche che riguardano le deleghe e in particolare la gerarchizzazione delle procure regionali sotto il procuratore generale, che sono contrarie al principio dell'indipendenza dei magistrati e oltretutto, a mio avviso, anche lesive delle autonomie degli enti locali, sia delle Regioni che dei Comuni che sono soggetti protetti dalla Costituzione. Pure sotto i profili del controllo ci sono aspetti molto negativi, con il ritorno pesante al controllo preventivo di legittimità, ai pareri a tempo limitato".
Per Mingarelli è mancato il dialogo con la magistratura: "Durante il periodo in cui è stata concepita e realizzata questa legge, da quello che ho percepito, non c'è stato molto dialogo con i nostri rappresentanti, sia dell'istituto sia con quelli associativi. Sono stati convocati, ci sono stati dei colloqui, però alla fine i testi sono rimasti tali e quali, non sono stati modificati di nulla. Quindi in sostanza il dialogo non c'è stato".
Già ieri, alla vigilia dell'anno giudiziario, il procuratore generale della Corte dei Conti, Alberto Mingarelli aveva affermato rispondendo a una domanda dei cronisti: "Non voglio prendere posizione" sul referendum sulla riforma della giustizia, però "siamo arrivati a contrapposizioni molto pesanti che forse si potevano evitare".
Secondo Mingarelli, "non c'è stata una volontà di dialogo con il soggetto che si andava a riformare. C'è stata un'imposizione tout court di quelle norme scritte in quel modo. Quando vai a toccare argomenti così importanti, un minimo di dialogo con l'organo che vai a intaccare, che è comunque un potere dello Stato, va cercato. Non sei tu il depositario della verità perché ti ha votato il 30, 50, 80% della popolazione. Non diventi il sovrano assoluto, non sei Luigi XIV". "Io penso che alcune riforme andavano pure fatte, non dico che è tutto oro luccicante, però si dovevano fare in modo dialettico".
In generale, aveva aggiunto, "la Costituzione la toccherei il minimo possibile. Anche perché è stata scritta da fior fior di giuristi. In questi di adesso tutta questa grandezza non la percepisco. Le riforme secondo me andrebbero fatte a maggioranze larghe perché vai a toccare un testo che dovrebbe durare, altrimenti c'è il rischio" che venga modificato con la Legislatura successiva.
Mingarelli aveva anche di Province: "Secondo me l'abolizione non è stata un buon affare", ha affermato. "C'è l'esigenza di un ente intermedio, pure a livello urbanistico, territoriale". L'istituto della Provincia "non è inutile, andava regolato meglio ma non cancellato: era un patrimonio dell'amministrazione perché la Regione non farà mai quello che dovrebbe fare la Provincia e il Comune non ha i mezzi per fare quello che deve fare la Provincia". "L'importante – concludeva - è che alle Province si diano funzioni vere che non servano solo per creare poltrone agli amministratori".
Riproduzione riservata © Il Piccolo








