“C’era una volta Schengen”, protesta al valico di Stupizza contro i controlli al confine

Il presidio promosso dal Circolo di Sinistra Italiana della Benečija e del Cividalese per chiedere il ripristino della libera circolazione tra Italia e Slovenia. Gli organizzatori: «Risorse da destinare ai servizi e allo sviluppo delle aree interne»

Lucia Aviani
La protesta al valico di Stupizza
La protesta al valico di Stupizza

Una manifestazione transfrontaliera per chiedere il ripristino della libera circolazione tra Italia e Slovenia e contestare la nuova proroga dei controlli al confine. Si è svolto nella mattinata del 20 giugno, al valico di Stupizza-Robič, il presidio “C’era una volta Schengen”, promosso dal Circolo di Sinistra Italiana della Benečija e del Cividalese insieme a realtà politiche, sociali e sindacali del territorio.

L’iniziativa, accompagnata da interventi e musica, è stata organizzata dopo la proroga dei controlli alle frontiere interne entrata ufficialmente in vigore il 18 giugno. Nel manifesto unitario sottoscritto dagli aderenti, la misura viene definita una sospensione di fatto del sistema Schengen e una scelta penalizzante per la Benečija, i lavoratori transfrontalieri e le comunità che vivono lungo il confine.

«La libera circolazione delle persone è un diritto dell’Unione europea e dei cittadini e deve essere ripristinata», ha spiegato Emanuele, tra i promotori del presidio. «Non siamo contro le forze dell’ordine, ma chiediamo al Governo di impiegarle dove possono essere più utili alla popolazione».

Secondo gli organizzatori, le risorse utilizzate per mantenere i controlli potrebbero essere destinate alle esigenze delle aree interne e di confine, dalla sanità ai trasporti, passando per i servizi pubblici, il sostegno alle imprese e la valorizzazione turistica del territorio.

Nel corso della manifestazione è stato ricordato che, secondo i dati citati dai promotori, soltanto 13 dei 53 valichi presenti lungo il confine sarebbero presidiati. Una situazione che, a loro giudizio, dimostrerebbe la scarsa efficacia della misura.

«Si spendono circa 60 mila euro al giorno per l’impiego delle forze dell’ordine», ha sostenuto Emanuele. «Queste risorse potrebbero essere utilizzate per la sanità, per i medici di famiglia che mancano o per il punto di primo soccorso di Cividale, che durante la notte è chiuso».

Nel manifesto si parla di oltre 20 milioni di euro spesi dall’autunno del 2023 per il mantenimento dei controlli tra Italia e Slovenia. Gli aderenti contestano inoltre le motivazioni utilizzate negli anni per giustificare le proroghe, dalla minaccia terroristica ai grandi eventi come il Giubileo e le Olimpiadi invernali.

Nel documento viene richiamato anche il regolamento europeo sullo spazio Schengen, secondo il quale i controlli alle frontiere interne possono essere temporaneamente ripristinati in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o per la sicurezza interna. Gli organizzatori sostengono che il prolungamento della misura non rispetti più il carattere eccezionale previsto dalle norme europee.

Al centro della protesta anche il futuro delle Valli del Natisone. I promotori chiedono politiche concrete di sviluppo e una maggiore cooperazione transfrontaliera, anche in vista dei progetti collegati al Gect e alla futura pista ciclabile nell’area del valico.

«Questo è un confine che appartiene al passato e potrebbe diventare una sorta di museo a cielo aperto, valorizzato anche dal punto di vista turistico», ha aggiunto Emanuele. «I confini fisici non ci sono più, ma restano quelli mentali, legati a un retaggio del Novecento».

Tra le proposte avanzate c’è anche il recupero dell’ex edificio di frontiera, oggi in stato di abbandono. La struttura, secondo gli organizzatori, potrebbe essere trasformata in un ostello, in uno spazio turistico o in un museo dedicato alla storia del confine e al percorso di integrazione europea.

Nel 2007, con l’ingresso della Slovenia nello spazio Schengen, le sbarre tra i due Paesi furono definitivamente sollevate. Un passaggio che per le comunità di confine rappresentò la fine di una separazione durata decenni.

«La nostra generazione vuole abbattere i muri», hanno concluso i promotori. «Lo spazio Schengen è una conquista storica per chi vive il confine e deve essere difeso».

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