Protezione civile, ancora un passo per la ripresa totale delle attività
La nuova norma fornisce più tutele a volontari e sindaci ma mancano le linee guida nazionali. L’assessore Riccardi: «Oggi un pezzo di Pc è ancora fermo e qualcuno deve sopperire all’assenza di altri»
Il primo segnale, forse il più importante, è arrivato con una email: «Mi ha scritto il sindaco di San Daniele, Pietro Valent», ha svelato l’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi «per dirmi che dopo l’approvazione della norma si sentiva nelle condizioni per sbloccare la situazione».
Già perché al momento, nonostante il via libera definitivo della Camera alla nuova legge, «un pezzo della macchina di Pc che tutti ci invidiano è ancora bloccato e questo resta un tema, non voglio forzare nessuno, ma è chiaro che in caso di emergenza oggi qualcuno deve sopperire all’assenza di altri e fare qualcosa in più».
I dubbi
L’invito è insomma quello di riflettere sull’opportunità di riattivare tutte le squadre di Pc, anche quelle che si sono fermate dopo il caso di Preone che ha scosso gli animi di tutti, prima per la morte del volontario Giuseppe De Pauli e poi per la sentenza di primo grado con la condanna a un anno del sindaco Andrea Martinis e del coordinatore Renato Valent per omicidio colposo.
La decisione del tribunale ha ovviamente messo in crisi il mondo della Pc e, soprattutto in Carnia, i volontari, insieme ai sindaci, hanno deciso di interrompere le attività non sentendosi più tutelati. La nuova legge però potrebbe cambiare le cose.
«Noi vorremmo ripartire», ha assicurato il presidente della Comunità montana della Carnia, Ermes De Crignis «perché tutti i passaggi fatti sono andati nella giusta direzione, ma ci sono ancora degli aspetti da chiarire».
Le linee guida
Aspetti che sono emersi martedì nell’incontro organizzato all’auditorium Comelli della Regione con i coordinatori dei gruppi di Pc, sindaci e rappresentanti delle associazioni. Le principali perplessità sono legate alle linee guida che ancora mancano.
«Ci manca l’ultimo miglio», ha ammesso Riccardi che però non ha alcuna intenzione di arrendersi: «Dobbiamo continuare a insistere, come abbiamo fatto per arrivare all’approvazione della norma in Parlamento, affinché il Dipartimento nazionale lavori alla definizione delle linee guida. Parallelamente, dobbiamo lavorare sulle buone pratiche, attraverso gli Stati generali e i tavoli operativi, per arrivare a un quadro chiaro e applicabile. Dobbiamo inoltre rafforzare ulteriormente le attività formative e proseguire con le misure che consentano agli operatori di essere adeguatamente preparati e attrezzati. Sono questi i temi da affrontare».
La responsabilità
La strada quindi è tracciata, ma il direttore della Pc, Amedeo Aristei ha anche ricordato il percorso fatto fino a qui, partendo proprio dalla tragedia di Preone che ha visto in prima linea la Regione Fvg. «Oggi abbiamo strumenti che non erano affatto acquisiti e dobbiamo riconoscere il merito del percorso fatto insieme», ha precisato Riccardi: «dalla politica al volontariato, fino alla macchina organizzativa della Pc.
Abbiamo modificato le norme sulla sicurezza e sulla responsabilità, abbiamo introdotto strumenti di tutela legale e una copertura integrativa rispetto alle assicurazioni, fino ad arrivare alla nuova norma sulla responsabilità penale».
La nuova disciplina prevede che, nei casi di reato colposo commesso nell’esercizio di attività di Protezione civile, la punibilità sia esclusa quando siano rispettate le raccomandazioni contenute nelle linee guida nazionali o, in loro assenza, le buone pratiche del settore. Oggi mancano le une e le altre, l’ultimo tassello, appunto.
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