Attacco Usa al Venezuela, il racconto di Davide: «Il Paese si è liberato del diavolo»
Davide Tofful, 59 anni ed ex campione di motocross, vive ora a Cormons: «Lì c’è il mio fratellastro, ora dico a tutti di non uscire di casa»

Davide Tofful è tornato quasi dieci anni fa in Italia. Ha 59 anni e vive a Cormons. Ma, in Venezuela, ha vissuto per ben 31 lunghi anni e conosce bene la situazione. La notte passata l’ha trascorsa a scrivere ed a telefonare alle tante persone che conosce a Valencia, quella che è stata anche la “sua” città.
Lì, tra gli altri, c’è anche il fratellastro Giampaolo. «Credo che stapperò una bottiglia di spumante – racconta – perché, finalmente, il Venezuela, grazie all’operazione chirurgica messa a segno dagli Stati Uniti, si è liberata del diavolo. A tutti quelli che conosco hanno consigliato di non uscire di casa. Il pericolo, ora come ora, sta nella milizia che è stata armata da Maduro e che potrebbe vendicarsi contro i cittadini inermi».

«A chi critica ciò che ha fatto il presidente degli Stati Uniti – dice ancora – rispondo di provare, magari solo per una settimana, ad andare a vivere in quella nazione. Quello venezuelano è un popolo meraviglioso che è stato dominato da delinquenti e narcotrafficanti. Maduro li ha costretti alla fame, li ha privati di tutto e li ha resi delle nullità. Sono felice, felicissimo che sia stato arrestato».
Dalla sua casa Davide Tofful segue passo passo ciò che sta succedendo. Ha sentito al telefono parenti ed amici e si è sincerato delle loro condizioni. «Hanno pianto dalla felicità – aggiunge – perché ormai erano disperati. Le case erano persino senza luce ed acqua potabile e chi si ribellava era finito. Sono state queste le condizioni che mi hanno costretto, dieci anni fa, a lasciare un Paese che amavo ed amo tutt’ora».
Aveva vent’anni quando era arrivato in Venezuela. Aveva raggiunto il padre, Paolo, convinto che quella lontana terra fosse per lui l'ideale per vivere e lavorare. Ed in effetti, per 31 lunghi anni è stata così. Davide di strada ne aveva fatto parecchia. Sino ad arrivare a rappresentare il Venezuela con la squadra nazionale di motocross. Gareggiando anche in competizioni internazionali in Brasile ed in Colombia.
«Era per me e lo è ancora oggi, nonostante la situazione drammatica – prosegue Davide – un Paese perfetto, dove si poteva investire e crearsi una posizione. Con l’avvento di Chavez le cose sono cambiate. Era una dittatura mascherata, ma si poteva ancora vivere. Il disastro totale lo si è vissuto con la salita al potere di Maduro e vivere in Venezuela era diventato pericoloso. Mancava tutto, mancavano il cibo, i medicinali e lavorare era diventata un’impresa. Ho deciso che non valeva la pena andare avanti. Nemmeno avere un'attività, come l’avevo io, era semplice. Se non eri simpatico al regime rischiavi di chiudere da un momento all’altro».
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