Vertenza Electrolux, tavolo in Regione: «C’è preoccupazione, la partita è complicata»
L’incontro tra i vertici istituzionali e le rappresentanze sindacali a Trieste. L’assessore Rosolen: «La trattativa va affrontata a livello nazionale»

Nella mattinata di oggi, venerdì 17 luglio, si è tenuto un incontro tra Regione e sindacati sulla vertenza Electrolux. Il vertice è propedeutico a quello in programma martedì prossimo, quando istituzioni e parti sociali vedranno l’azienda a Roma, al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Presenti, tra gli altri, l’assessore regionale alle Attività Produttive Sergio Emidio Bini e quello al Lavoro Alessia Rosolen: «Abbiamo voluto dire in maniera forte- ha commentato a margine Bini – che il settore dell'elettrodomestico rappresenta la storia per il Friuli Venezia Giulia. Electrolux è una multinazionale importante per il nostro territorio e come squadra, con Regione, sindacati, Confindustria e ministero, dobbiamo lavorare assieme al fine di garantire la tenuta dello stabilimento" di Porcia . «Non è una partita facile, sono molto preoccupato».
Nel corso del tavolo anche l'assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha messo in guardia sul rischio delocalizzazione. «All'inizio Electrolux aveva escluso ipotesi di spostamenti della produzione in altre zone del mondo - ha precisato Rosolen -. Se questa decisione, invece, venisse confermata andrebbero studiate procedure diverse rispetto a quelle immaginate finora».
«Siamo inoltre molto preoccupati - ha aggiunto Rosolen - per l'intenzione confermata da Electrolux di accelerare sui tagli nel settore impiegatizio e sul progressivo decentramento dell'attività di ricerca e sviluppo che dovrebbe riguardare il sito di Porcia". «La trattativa deve essere affrontata da un unico tavolo nazionale sotto la regia del Ministero in un quadro politico più ampio. L'aspetto maggiormente preoccupante - ha rimarcato l'assessore al Lavoro - è che questa crisi industriale venga frazionata in diversi tavoli regionali».
Il commento dei sindacati
«Da un punto di vista sostanziale, per quanto riguarda lo stabilimento di Electrolux in Friuli Venezia Giulia, l'azienda ha già manifestato la volontà di esternalizzare le lavatrici in Thailandia. Quello che non è stato annunciato, e che è la parte ancora più preoccupante, riguarda i centri di ricerca e sviluppo e di competenza, che trovano sede a Porcia e che svolgono attività lavorativa non soltanto per lo stabilimento di Porcia, ma per tutti gli stabilimenti Electrolux Italia e nel mondo». Lo ha detto oggi, venerdì 17, a Trieste il segretario generale della Uilm Pordenone, Roberto Zaami, a conclusione dell'incontro organizzato con Regione, Confindustria e sindacati sul futuro dell'azienda, in vista del prossimo tavolo ministeriale.
Quello che sta succedendo, secondo Zaami, «in realtà è un piano di dismissioni, perché una volta che spostano fuori dai nostri confini nazionali ed europei alcuni prodotti, difficilmente torneranno qui. Quello che diciamo all'azienda, così come alla Regione e al governo, è che noi siamo disponibili a interloquire, a discutere, ma a patto e a condizione che i sacrifici possano portare al mantenimento dell'occupazione sul territorio e al mantenimento dei nostri siti produttivi».
Dal tavolo ministeriale di martedì «noi ci aspettiamo innanzitutto una coesione - ha sottolineato Zaami - un supporto dal governo e un sostegno anche da parte dell'Europa, perché questa è una vertenza che non si può ridurre a un recinto regionale».
Le parole di Agrusti
Per il futuro dell'Electrolux e per la salvaguardia dell'economia in generale serve un intervento decisivo da parte dell'Europa. Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, anch’egli presente al tavolo organizzato in Regione
«Bisogna tenere conto delle condizioni in cui lavora la manifattura in questo Paese, in questa Europa - ha spiegato Agrusti - perché la concorrenza sleale distruggerà tutto. Noi ci batteremo anche per quello, io credo che la piazza non possa essere quella davanti alla Prefettura di Pordenone, come luogo esclusivo in cui manifestare la volontà di sopravvivere o di vivere per il futuro, ma sia quella di Bruxelles, dove dovremmo essere insieme, noi, gli imprenditori, le rappresentanze dei sindacati, per chiedere all'Europa che faccia le cose che deve fare».
Secondo Agrusti, «non possiamo avere auto dazi e dobbiamo mettere dazi potenti nei confronti dell'Oriente, che esercita la sua attività di invasione dei propri prodotti attraverso politiche di straordinario dumping. Noi stiamo lavorando come Confindustria locale, regionale e nazionale per agire nei confronti dei decisori europei - ha concluso - perché prendano le misure necessarie affinché la nostra manifattura non scompaia nei prossimi cinque anni, quella dell'Italia e dell'Europa intera».
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