Gialuz: «Barcolana 58 nel segno della partecipazione e al passo coi tempi»
Il presidente di Svbg: «Lavoriamo insieme per migliorare parcheggi e logistica. Nel futuro interessati all’utilizzo dell’Ai»

In questi giorni non si è fermato un attimo, girava come una trottola per portare i simboli della Coppa d’Autunno ovunque. Grado, Lignano, le Rive, Roiano, Altura, San Giacomo. Gare di vela, nuoto, skate, e ancora concerti, iniziative benefiche e feste popolari all’insegna di quel “Be Barcolana” che oggi è molto di più di una regata. Il presidente di Svbg Mitja Gialuz tira le somme sui giorni più frenetici dell’anno e si prepara al colpo di cannone.
Presidente, com’è andata Barcolana 58 finora?
«Le competizioni in mare, di vela e non solo, hanno visto molto entusiasmo con talenti da tutta Italia. A terra le iniziative sono andate sopra le aspettative come quantità e qualità di partecipazione: a Trieste come a Grado, e tutti i rioni, da Roiano ad Altura. Il riscontro di esercenti, negozianti, artigiani è stato molto positivo: tanti chiedono di ampliare il progetto “Borghi” oltre Borgo Teresiano e Cavana, per consentire a tutti di partecipare».
Che regata possiamo aspettarci? Quali gli equipaggi in pole?
«Ci sono dei favoriti. “Arca”, per quel che ha fatto vedere negli ultimi anni. “Prosecco Doc”, che ha migliorato molto rispetto al passato, o la barca delle Fiamme Gialle, che potrà dire la sua».
Potrebbe esserci qualche outsider, come fu Wendy nel 2022?
«Per la prima volta avremo James Spithill, già in Luna Rossa. Un nome internazionale che si aggiungerà a un parterre di primo livello, a testimonianza di come tutti i velisti una volta nella vita devono fare Barcolana».
Rispetto alle scorse edizioni il palinsesto che precede la regata è cambiato: niente concertone, villaggio allargato oltre le Rive, eventi diffusi. Quale l’esito di questa sperimentazione?
«C’è molta voglia di esserci, e gratitudine. Il nostro obiettivo con “Be Barcolana” è stato coinvolgere tutto il territorio, non concentrandoci solo sul centro ma dando a tutti la possibilità di vivere Barcolana. Sempre, è chiaro, in modo responsabile».
Sui social c’è chi, al contempo, dice di non riconoscere più Barcolana, sempre meno una semplice regata e più evento internazionale. Che ne pensa?
«Dopo la stagione della crescita, Barcolana ha lavorato sulla maturazione, mantenendo ed espandendo la sua filosofia originaria, che vede tutti sulla stessa linea di partenza. Lo spirito di partecipazione che l’ha sempre contraddistinta oggi si applica non solo alla regata ma anche al nuoto, allo skate, la musica intesa come concerti diffusi per valorizzare i tanti talenti triestini».
Trieste riuscirà a reggere, a livello logistico, a tale evento?
«Se Barcolana è cresciuta è stato anche perché Trieste ha tutte le capacità per ospitare eventi di questa portata. Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare: niente bacchetta magica, c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare assieme per migliorare parcheggi, servizi e accessibilità».
Un primo bilancio dell’evento?
«Sono molto soddisfatto degli investimenti fatti per lasciare qualcosa di immateriale alla città. Penso alla galleria emozionale che ha portato in piazza Unità il meglio della ricerca oceanografica internazionale, rendendo fruibile a tutti un sistema scientifico che non sempre si riesce a raccontare, e contribuendo a costruire una cittadinanza più sostenibile. È il miglior lascito che potremmo lasciare alla città: siamo fatti di mare e se non ci impegneremo per conservarlo rischiamo di scomparire. Un messaggio di sostenibilità ambientale molto forte».
Altro aspetto su cui quest’anno si è puntato è quello del sociale.
«La nostra oggi è una società troppo incentrata sulla competitività, in cui si stanno creando frange sempre più ampie di fragilità: prendercene cura dovrebbe essere la priorità. Barcolana ha sempre avuto attenzione per questi temi, cercando di porsi come palcoscenico per le realtà che per tutto l’anno, e non solo in questi dieci giorni, si prendono cura della fragilità. Penso ai Dieci anni dei Corridoi Umanitari con Lega Navale e Sant’Egidio, alle barche della legalità e alla Barcolana per il sociale».
Quale l’impegno organizzativo ed economico, dietro l’evento?
«Ci sono centinaia e centinaia di persone che lavorano 365 giorni l’anno per la produzione di Barcolana e che voglio ringraziare. Non solo per l’edizione successiva, ma anche per quella dopo: già oggi stiamo lavorando non solo a B59, ma anche a B60».
Cosa possiamo aspettarci per Barcolana 59 e 60, allora?
«Un evento al passo con i tempi, capace di adattarsi al nuovo. Ci piace esplorare le opportunità date dall’intelligenza artificiale, per garantire una partecipazione più piena e fare un ulteriore salto di qualità».
Coinvolgendo il Carciotti?
«Spero che il Carciotti possa essere pronto per B60. Sicuramente Agorai, l’hub di Ai su cui sta lavorando Generali, sarà un partner prezioso».
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