A Gorizia la panchina gialla per Regeni, i genitori: «Speriamo entro l’anno in una sentenza giusta»

L’iniziativa al polo universitario di Santa Chiara 

Alex Pessotto
L’inaugurazione della panchina Foto A. Simcic / Tibaldi
L’inaugurazione della panchina Foto A. Simcic / Tibaldi

Gialla, come il colore che, in ogni dove, lo ricorda. Sullo schienale, la scritta “In ricordo di Giulio Regeni”, a caratteri neri, e, sempre in nero, a fianco, il logo dell’università di Udine, promotrice dell’iniziativa nata da un’idea di don Alberto De Nadai con Antonella Tripani e immediatamente sostenuta dalla sede cittadina dell’ateneo friulano, che l’ha condivisa con quella dell’università di Trieste e con l’università di Nova Gorica, trovandone adesione e supporto.

Un fiocco giallo per ciascuno dei due braccioli, collegati da un nastro che, per l’inaugurazione, è stato tagliato. E così, nel cortile interno a Santa Chiara, da oggi c’è una panchina dedicata al giovane ricercatore ucciso in Egitto nel 2016.

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Per l’occasione, c’erano anche i genitori di Giulio, reduci dalla trasferta romana dove il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha richiesto la condanna per i quattro 007 egiziani nella requisitoria del processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. E la presidenza del Consiglio, associandosi alle istanze di condanna della procura, ha domandato un risarcimento di 2 milioni di euro.

Le dichiarazioni

«Siamo appena arrivati da Roma e siamo stanchissimi», ha detto la mamma di Giulio, Paola Deffendi, «ma ormai lo siamo da dieci anni a questa parte. Eppure, quando vediamo come oggi tanta gente troviamo l’energia per andare avanti. E poi l’iniziativa è molto bella: una panchina è un luogo di incontro, per parlare di diritti umani, per esercitare una memoria attiva».

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«Sono in tanti che ci domandano come facciamo ad avere tanto coraggio», ha poi affermato Claudio Regeni, papà di Giulio, «ma ci viene fuori spontaneamente, perché nostro figlio ha subìto un oltraggio inaccettabile. Nel nostro percorso, tuttavia, siamo riusciti a conoscere persone che ci hanno molto aiutato e speriamo allora di arrivare a una sentenza giusta entro l’anno».

A far gli onori di casa, la direttrice del centro di Santa Chiara, Renata Kodilja: «L’esempio di Giulio ci dà il senso dell’importanza della conoscenza, della difesa dei diritti umani, delle libertà dei giovani e degli studenti nel campo della ricerca», ha commentato la docente.

Naturalmente, all’appuntamento non poteva mancare don Alberto De Nadai, primo promotore dell’iniziativa assieme ad Antonella Tripani. Il sacerdote, in particolare, ha parlato di «verità mai restituita, di genitori che mai si sono arresi a una giustizia che va in direzione contraria e che mai si sono abbandonati alla rassegnazione, alla tentazione di indossare l’abito del lutto».

Le presenze

Prima che si proseguisse alla volta del Kinemax, affollato per la proiezione del docufilm “Giulio Regeni. Tutto il male del mondo”, hanno partecipato all’inaugurazione della panchina la delegata alle pari opportunità dell’università di Udine Laura Zanin, la delegata dell’ateneo giuliano alle politiche per la comunità studentesca, Giulia Caccamo, il delegato dell’università di Nova Gorica Marco Acri, l’assessore comunale a Go!2025 Patrizia Artico, don Luigi Fontanot, già parroco di Fiumicello, la rappresentante degli studenti di relazioni pubbliche della sede goriziana dell’ateneo udinese, Gaia Soncin.

 

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