Basket, l’affidamento del PalaEur rimane ancora un’incognita ma Trieste deve guardare avanti
Manca, in questo momento di transizione, una figura di riferimento che agisca da collante. Si cerca, in sostanza, un nuovo Mario Ghiacci: un uomo di basket e di territorio, capace di impugnare il timone

La corsa per l’assegnazione del PalaEur è entrata nella sua fase decisiva, forse tra qualche giorno se ne saprà di più, e Roma si appresta a riabbracciare il basket che conta.
Da una parte Donnie Nelson, con il suo carico di suggestioni Nba, dall’altra Paul Matiasic, l’uomo che ha riportato entusiasmo a Trieste ma che ora guarda alla Capitale con l’ambizione di chi vuole giocare sul palcoscenico più prestigioso.
Il fermento capitolino tocca anche l’Europa: mentre l’Eurolega avvia il piano di sviluppo triennale e l’accordo con l’Nba (il 28 aprile è previsto un incontro), una cordata romana ha già bussato alla porta del board per candidarsi ufficialmente a un posto nell’élite continentale. In questo duello tra titani d’oltreoceano, c’è una città che resta alla finestra, sospesa in un limbo che non regala certezze. Si resta appesi alla volontà espressa da Matiasic di non svuotare la piazza triestina, mettendosi a caccia di un titolo sportivo da lasciare in dote alla città.
Una incertezza che si riflette sul futuro societario. Inimmaginabile che Michael Arcieri decida di restare a Trieste in un contesto così ridimensionato e nebuloso, anche qualora non dovesse seguire Matiasic nella nuova avventura romana, il suo profilo resta lontano da una realtà che dovrà ricostruirsi dal basso.
Il punto non è solo capire in quale categoria giocherà la Pallacanestro Trieste l’anno prossimo o con quale budget dovrà fare i conti, domande già di per sé cruciali, ma riguarda la guida operativa della società. Se le domande su chi metterà i soldi sono certamente le più urgenti, lo è altrettanto capire chi si preoccuperà concretamente di tirare le fila della gestione quotidiana.
Chi avrà il compito di gestire i rapporti con le istituzioni, rassicurare gli sponsor e coordinare la costruzione di un roster. Manca, in questo momento di transizione, una figura di riferimento che agisca da collante. Si cerca, in sostanza, un nuovo Mario Ghiacci: un uomo di basket e di territorio, capace di impugnare il timone. Senza un garante di questo tipo, il rischio è che Trieste non debba temere solo il verdetto del PalaEur, ma un vuoto di potere che nessuna categoria, dalla A alla B, può permettersi di ignorare. Perché se è vero che i soldi fanno le squadre, sono gli uomini di riferimento a fare le società e a garantire che, dopo ogni burrasca, ci sia ancora un porto sicuro dove poter parlare di basket. —
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