L’annus horribilis dello sport a Trieste è alle spalle: il futuro diviso tra dubbi e fiducia

La speranza è di credere ancora che veramente la crisi per le due realtà di vertice cittadine sia alle spalle. Dobbiamo fidarci?

Giovanni Marzini
(foto Francesco Bruni)
(foto Francesco Bruni)

Dopo quaranta tappe nel più faticoso giro degli ultimi anni attraverso le contraddizioni e le stranezze dello sport di casa nostra, la Palla di cristallo vede il traguardo di fine stagione. Ma ci arriva stanca ed un po' depressa. Trovare stavolta la Parola della Settimana non è impresa facile e ci rifugiamo allora in quella consolatoria SPERANZA di veder cambiare in fretta il corso degli eventi che ci hanno accompagnato in questo “annus horribilis” per la Trieste sportiva e non solo.

La speranza è di credere ancora che veramente la crisi per le due realtà di vertice cittadine sia alle spalle. Dobbiamo fidarci? Quant’è che ce lo ripetiamo? Che lo sport professionistico stia prendendo una pericolosa deriva, assecondato da business e discutibili politiche di crescita è ormai cosa scontata. Accade sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuol vedere. Ma restare solo semplici spettatori inquieta non poco, perché ci sentiamo impotenti, schiacciati da comportamenti e regole difficili da digerire.

Le contaminazioni virali che arrivano da oltre oceano (pensate solo a cosa nasconde il Mondiale di calcio o agli appetiti della straripante Nba) stanno sgretolando l’assetto che a fatica stava cercando di darsi il nostro movimento sportivo e spalanca la porta a dubbi e interrogativi sul nostro futuro. Saremo capaci di reggere l’urto e sopravvivere a tutto ciò? Può andarci bene – tanto per fare un esempio – sostituire gli arbitri con micro-chip nei palloni oppure attendere l’ok del fuorigioco elettronico per poter esultare allo stadio o davanti alla tv?

E ancora, siamo disposti ad accettare che il diritto e la possibilità di giocare in un campionato sia dettata dall’enorme disponibilità economica di chi ha solo la forza di comprare? O di far cancellare una squalifica con una telefonata…?

Forse non ci resta appunto che la SPERANZA. Di veder prevalere meriti e valori, che una volta associavamo convintamente alla parola sport. Forse non ci resta che tornare allora a guardare a quelle discipline e a quei campionati che ingiustamente per anni abbiamo chiamato “minori”, anche nella nostra piccola città. Dove per altro arde ancora il fuoco di una sana passione e dove la disponibilità economica certo importa, ma non è l’unica cosa che conta.

E così torneremo a innamorarci magari della nostra pallanuoto, della nostra “vecchia” pallamano, di un tennis che sull’onda delle racchette azzurre conquista anche qui da noi significative promozioni. Torneremo ad occuparci di quel sano sport dilettantistico, tenuto in piedi da volontari appassionati, rispettosi di regole ed etica, più importanti di budget e conti in banca. Sarà forse solo un “sogno”, prima ancora che una “speranza”. Ma noi ci proviamo.

Buona estate a tutti!

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