Schina: «La Pallacanestro Trieste è un obiettivo, ora sono da A2»
Il play triestino ha avuto un contatto con i biancorossi ma poi è andato a Pistoia: «Quattro chiacchiere informali con Cavaliero giocando a padel. Non sono ancora pronto»

Dopo quattro anni intensi all'ombra della Mole, per Matteo Schina è arrivato il momento di voltare pagina. Il playmaker triestino lascia Torino con una valigia ricca di esperienze e responsabilità crescenti, pronto a tuffarsi nella nuova avventura a Pistoia al fianco di coach Ciani. Schina si è chiusa ufficialmente la sua parentesi a Torino.
Che bilancio traccia e cosa l'ha spinta a voltare pagina?
«È stato un percorso in crescendo, soprattutto a livello di responsabilità: sono partito come cambio per poi diventare, dal terzo anno in poi grazie a coach Matteo Boniciolli, il playmaker titolare. La cosa più bella di questi quattro anni a Torino sono state le persone con cui ho lavorato: uno staff straordinario che ha collaborato al meglio e ci ha messi nelle condizioni ideali per lavorare e crescere ogni giorno. Torino è una città bellissima e mi sono trovato magnificamente, ma sentivo che era semplicemente arrivato il momento di cambiare e iniziare un nuovo capitolo».
Nei mesi scorsi, quando l'ambiente attorno alla Pallacanestro Trieste viveva un momento di incertezza sul futuro, c'è stato un contatto diretto con Daniele Cavaliero. Aveva davvero preso in considerazione l'idea di un eventuale ritorno a casa?
«Tornare a Trieste è sempre un obiettivo, ma bisogna sentirsi pronti per abbracciare un determinato ruolo e assumersi le giuste responsabilità al momento opportuno. Sicuramente il mio desiderio futuro resta quello, ma la chiacchierata con Dani, dato l'ottimo rapporto che ci lega, è stata molto informale ed è avvenuta in totale relax durante una partita a padel».
Alla fine ha scelto Pistoia, dove ritrova due conoscenze note al pubblico triestino come coach Franco Ciani e il giemme Mauro Sartori. Quanto ha inciso la loro presenza nella sua decisione e cosa l'ha convinta del progetto toscano?
«Sono due figure competenti e serie, che ti danno garanzie assolute sulla qualità del lavoro e sulla solidità del progetto. Questo ti aiuta molto ad alleggerire il peso della scelta. Con Franco ho già lavorato per due anni, mentre Sartori è una garanzia di serietà e competenza. Quando ho ricevuto l'offerta ci ho pensato un attimo, ma ho visto subito una società con una gran voglia di crescere. Arrivando da due stagioni in salita, ho capito che questa era la decisione giusta per me».
A livello personale, che momento sta attraversando Matteo Schina? A che punto si sente nel suo percorso di crescita e che tipo di salto di qualità cerca in questa nuova tappa?
«In questo momento credo di essermi stabilizzato come giocatore per il livello della Serie A2, la mia ambizione è quella di fare un ulteriore salto di qualità per poi puntare alla categoria superiore. Individualmente so di avere ancora tantissimo da migliorare, c'è una miriade di aspetti su cui lavorare sia in attacco che in difesa: voglio trovare maggiore continuità, essere più pericoloso nel creare situazioni dal palleggio, perfezionare le letture e continuare a giocare sempre di più per i compagni».
Da triestino ed ex, come vede da fuori il momento della Pallacanestro Trieste?
«Uno dei punti di forza più importanti di Trieste è sempre stato lo zoccolo duro degli italiani che è stato riconfermato. Oltre agli americani, come ad esempio Brown, la vera anima sono indiscutibilmente Ruzzier, Deangeli e Candussi. Sono loro che tirano avanti il gruppo, sia dentro che fuori dal campo, e rappresentano una garanzia assoluta. So quanto hanno sofferto in questi mesi e sono davvero felicissimo per Trieste e per loro: quando riparti da valori così solidi, le basi sono quelle giuste».
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