Triestina, il colpo da novanta è Lorenzo Di Livio: «In D solo per vincere e riportare l'Alabarda in C»
Tecnica, rapidità e calci piazzati per fare la differenza in mezzo al campo: «Faccio qualsiasi ruolo, l'importante è stare sul terreno di gioco»

Con cotanto cognome, impossibile non pensare alle gloriose gesta calcistiche di suo padre Angelo, celebre con il soprannome di “soldatino”, che è stato campione d’Europa con la Juventus e ha giocato anche con la Fiorentina e nella nazionale italiana. Ma oltre a essere un figlio d’arte, il 29enne perno del centrocampo alabardato Lorenzo Di Livio è soprattutto un ottimo giocatore dalla buona carriera fra i professionisti, nonché una grande risorsa per l’attuale Triestina, può sicuramente fare la differenza.
Di Livio, qual è la motivazione che porta in D un giocatore che da un decennio gioca in C da protagonista ed è ancora nel pieno della carriera?
«Sicuramente la piazza. Una città come Trieste e una squadra come la Triestina non devono stare in serie D. E infatti per me qua non è giocare in D, ma è lottare per un progetto e per vincere un campionato».
Con che spirito affronta questa avventura?
«Sono venuto con tanta voglia, con umiltà, con grande entusiasmo e con l’obiettivo comunque di vincere».
Un ruolo nel suo approdo a Trieste l’ha avuto anche il fatto di ritrovare mister Fontana che aveva avuto a Latina?
«Sicuramente sì, perché conosco il mister e con lui mi ero trovato molto bene: so le sue idee, mi piace il gioco che esprime, mi piace essere in una squadra organizzata su tutto, quindi sapevo bene dove stavo arrivando».
Che tipo di gioco bisogna aspettarsi quindi dalla Triestina di Fontana?
«Va detto che in questa fase innanzitutto stiamo lavorando sodo, poi piano piano si vedrà quelle che sono le sue idee, quelli che sono i principi di gioco che porta alla squadra e, altro aspetto fondamentale, la crescita che porta individualmente a ogni singolo giocatore, sia tatticamente che tecnicamente».
Il suo ruolo preciso è play o mezzala? E gioca meglio in un centrocampo a due o a tre?
«So fare tutto, per fortuna, naturalmente ci sono dei ruoli che sicuramente mi vengono meglio di altri, però posso fare tutto e anche qui farò tutto».
Ma il ruolo che le piace di più?
«Sapendo fare tutto mi piace giocare, non mi piace stare in panchina, preferisco giocare anche se in un ruolo diciamo meno consono a quelle che sono le mie caratteristiche».
Sui calci piazzati ha già dimostrato cosa sa fare: quali sono i suoi altri pregi?
«Sicuramente ho una buona tecnica, sono un giocatore rapido ed effettivamente so calciare bene le palle inattive».
E i suoi difetti?
«Devo migliorare tatticamente a livello difensivo su qualche situazione di riconquista della palla, ma anche su alcuni aspetti mentali e sull’aggressione. Ma penso che ho il tempo e l'età per riuscire a migliorare sotto questi aspetti».
I tifosi vi stanno seguendo numerosi in questo precampionato: percepisce in questo ambiente tanta voglia di risalire?
«Non mi voglio nascondere, come ho detto prima io sinceramente sono qua per vincere. La piazza è importante e per far bene bisogna lavorare tutti insieme verso un unico obiettivo, cercare di unirci tutti quanti e pensare a fare ognuno il proprio lavoro e a svolgere la propria passione per riportare la Triestina almeno nei professionisti».
In carriera ha pesato o qualche volta l’ha condizionata il fatto di essere figlio di un calciatore che ha vinto tanto?
«No, per me è solo un motivo di grande orgoglio, perché sono veramente fiero di quello che ha fatto mio padre. È stato un campione ad altissimi livelli e sono orgoglioso di questo».
Le ha detto qualcosa dopo la sua scelta di venire a Trieste?
«Mi supporta in questa avventura e poi è già venuto a Trieste, gli piace molto la città e penso che verrà spesso allo stadio».
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