Masolini ricorda gli anni più belli dell’Unione: «La Triestina è una società che merita di più»
Il metronomo dell’Unione di Ezio Rossi, oggi tecnico in Eccellenza: «Trieste in D per l’incompetenza di dirigenti e proprietà passate. La C di una volta era di un livello superiore. Berti?Un uomo di parola»

Filippo Masolini è uno degli eroi di Lucca. Centrocampista di una intelligenza totale in campo, dal punto di vista tecnico ma anche della sapienza fuori.
A Trieste visse gli anni più belli per l’Unione post 2000. Fu poi vice di Ezio Rossi, per tanti anni ha lavorato nei settori giovanili, a Cesena in particolare, ora da pochi giorni è il tecnico designato a Comacchio, Eccellenza.
Masolini, la promozione in B del giugno 2002 ricorre ancora nella mente?
«Provo brividi ogni volta a ripensarci. Da allenatore ho vinto uno scudetto Under 17 col Cesena: due emozioni uniche».
Fu l’alchimia perfetta quella Triestina?
«Ho giocato 20 anni ma sono quelle cose che ti capitano al massimo 2-3 volte in una carriera. Non è solo il fatto di vincere, ma come vinci. La società c’era, l’allenatore c’era e c’era un gruppo di uomini e giocatori forti».
Il rapporto con Ezio Rossi?
«Siamo diventati amici dopo l’esperienza con la Triestina e quando abbiamo lavorato insieme. Una persona di alto livello, e in questo momento storico del calcio le persone di alto livello fanno fatica a starci».
Cosa pensa delle proprietà che si sono succedute in questi anni all’Unione?
«Trieste ha come una cappa in cui solamente a volte si vede un po’ di sole. Berti e Biasin sono le persone che hanno fatto il calcio e prima probabilmente bisogna tornare a De Riù. Quando ero arrivato su Berti pensai bonariamente fosse un po’ matto, poi capii che era una persona di altissimo spessore, voleva stare nel calcio a modo suo, dirigente capace ma soprattutto uomo di buon senso, di parola, quello che ha detto ha sempre fatto».
Cosa pensa del calcio di oggi?
«È lo specchio dell’Italia. Da 15 anni circa stiamo peggiorando per problemi strutturali. C’è un problema grosso di identità, di fame, l’abbiamo persa e per questo ci sono tanti giocatori stranieri. Poi le società non aiutano, fanno trading online ed è più facile farlo con gli stranieri».
Sulla Triestina che ha dilapidato milioni?
«Totale incompetenza dei dirigenti e delle proprietà. E interessi che vanno fuori dai risultati tecnico sportivi».
La C d’oggi è realmente più debole?
«Nella Triestina che vinse la C2 c’era qualche vecchio giocatore come me, Provitali, Tangorra, gente di A e B a fine carriera. C’era un giocatore come Protti a Livorno. Giocatori che arricchivano la C. Oggi difficilmente troviamo giocatori che hanno giocato 350 partite tra A e B. Il livello è molto più basso».
La nuova avventura a Comacchio in Eccellenza?
«Sono stato fermo un anno, mi mancava il campo e mi è piaciuta la semplicità dei dirigenti».
Trieste le è entrata nel cuore?
«A Trieste senti profumo di calcio come a Cesena. Purtroppo negli ultimi 25 anni ha vissuto poche annate positive».
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