Silvestri e l’orgoglio alabardato: «Stagione paradossale, ma questo gruppo ha un’anima»
Il difensore ripercorre l’annata vissuta tra il caos societario e la solidità del campo: «Siamo professionisti, onoreremo la maglia fino all'ultimo minuto. Auguro ai miei compagni di non vivere mai più un campionato così, ma umanamente ci ha dato tantissimo»

Aveva cambiato il volto alla difesa della Triestina, al momento del suo arrivo, nella stagione 2024-’25. In coppia con Domenico Frare, in particolare, aveva dato quella solidità necessaria alla squadra di Attilio Tesser per fondare sulla difesa i cardini di una rimonta salvezza ai limiti dell’impossibile.
L’affezione alla città maturata in quei pochi mesi ha poi spinto Tommaso Silvestri, a prestito dal Catania concluso, a tornare a Trieste, per vivere una annata, questa in corso, in cui realmente è accaduto di tutto, e non certo per colpe attribuibili ai giocatori.
Il gol del provvisorio vantaggio a Busto Arsizio, nell’ultimo turno di campionato contro la Pro Patria, è stata una gioia personale, ma vedendo scorrere piano piano la stagione al termine, riavvolgere il nastro dei ricordi regala pillole di esperienza. Per tutti.
Le parole del difensore alabardato evidenziano un gruppo solido come pochi: «Sono fiero come un po’ tutti quanti i tifosi di questo gruppo di ragazzi, ragazzi che fino all’ultima partita si impegneranno e suderanno per la maglia della Triestina, la onoreranno. È l’unica via che conosciamo, siamo dei professionisti e dobbiamo onorare fino in fondo il nostro lavoro, per questo vogliamo continuare a fare punti nelle prossime partite».
Umanamente cosa può aver dato una stagione così? Silvestri lo sottolinea senza giri di parole: «Tanto, lo dicevo anche ai compagni la settimana scorsa. Purtroppo nel corso di una carriera di un calciatore queste stagioni possono capitare ed auguro veramente di cuore a tutti i ragazzi che non abbiano più a che fare con campionati del genere. Un professionista ha però il dovere di trarre anche ciò che di positivo si può prendere, e mi riferisco al valore umano delle persone con cui si lavora ogni giorno, ci si impegna per portare a casa la pagnotta».
Pensare a quei mancati raduni tra fine luglio ed inizio agosto, nel marasma Rosenzweig-Menta, suona sempre più grottesco, ogni giorno che passa. Eppure la squadra sul campo non ha sbandato mai: «Sin dall’inizio in una situazione piena di difficoltà questi ragazzi hanno stretto i denti, hanno lottato un po’ contro tutti e nell’arco della stagione siamo riusciti anche a toglierci qualche bella soddisfazione, ora rimane di onorare fino alla fine questo campionato».
Una stagione in cui in tanti hanno imparato a destreggiarsi fuori ruolo. A Busto Arsizio una ennesima volta, cambi forzati per il tecnico Marino causa infortuni vari. In primis la rinuncia a D’Urso ma anche Attys e quelli infortunati in corso: «La disponibilità e la voglia di questi ragazzi è stata encomiabile fin dal primo giorno, ci siamo trovati in certe situazioni davvero paradossali. Abbiamo visto giocatori fuori ruolo, che magari non avevano mai fatto il braccetto di difesa, o come Voca a Brescia, da mediano a centrale. Tutto questo ha dimostrato l’attaccamento alla maglia, un aspetto importante, ed è giusto fare i complimenti ma ripeto che ci sono altre tre partite in cui continueremo a dare il massimo».
Contro la Pro Patria, il rimpianto per Silvestri e compagni è stato quello di non aver potuto celebrare la seconda vittoria di fila: «Peccato perché siamo riusciti a capitalizzare meno di quanto potevamo, abbiamo creato tre-quattro palle gol nitide ma non siamo riusciti a buttarla dentro, ed è un peccato perché avremmo potuto continuare con la striscia positiva di vittorie dopo quella contro la Virtus Verona. Nel secondo tempo gli spazi che si erano creati erano importanti per colpire in contropiede e del resto loro si erano sbilanciati inserendo due punte in più, spiace quindi non averla chiusa. Abbiamo fatto il massimo e siamo orgogliosi di quanto fatto. Continueremo a farlo, e guardiamo intanto alla prossima».
Riproduzione riservata © Il Piccolo








