Triestina, parla l’ex capitano Vianello: «La Serie D non sarà facile»

L’ex alabardato a lungo vice di Vecchiato: «Pensavo di potermi godere l’Unione in categorie superiori nel 2026, invece siamo alle solite»

Guido Roberti
Vianello in una azione difensiva nel 2012 (foto archivio Lasorte)
Vianello in una azione difensiva nel 2012 (foto archivio Lasorte)

Quell’estate del 2012 l’alabarda simbolo della città diventò Fenice, ne assunse i tratti necessariamente. C’era da raccogliere i cocci del fallimento Fantinel-Aletti, c’era da ripartire dal punto più basso toccato nella storia, l’Eccellenza. Imprenditori triestini si accollarono l’onere, panchina a Sambaldi, poi Costantini, capitano Filippo Vianello, “Pippo”. Difensore più che valido, persona di spessore.

Vianello, 50 anni da compiere domenica, negli ultimi tre anni era vice di Vecchiato ad Adria. Ora attende il suo momento per una chiamata da primo allenatore. Un pezzo di cuore è rimasto a Trieste.

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La Triestina è tornata nei dilettanti. «Un grande dispiacere perché dal momento in cui avevo smesso di giocare pensavo di potermi godere la Triestina in categorie superiori nel 2026, la B o magari la A, invece siamo alle solite».

Con arguta ironia, Vianello ricorda quel 2012. «Io sono rimasto tifoso e speravo con l’Eccellenza si fosse toccato il fondo, ci terrei che il mio record di capitano nel momento più basso non andasse perso. Battute a parte quell’esperienza significa per me aver fatto parte della storia di una società centenaria e blasonata».


La D che realtà sarà?

«Il calcio è cambiato, non esistono più squadre materasso, il nome non basta più, prendiamo l’esempio del Treviso di quanto tempo ci ha messo o lo stesso Venezia. Nel girone C che farà la Triestina ci sono società con capacità economiche mostruose per la categoria ma in D vince una sola. Puoi investire 2-3 anni e magari arrivi secondo».

E già in Eccellenza non si era vinto quell’anno.

«Trovammo una squadra come il Monfalcone che vinse tantissimo e ci obbligò a degli spareggi che ricordiamo come finirono, almeno arrivammo in finale e fu fondamentale per il ripescaggio».

Il tema giovani?

«Non è facile reperirli, i più bravi devi prenderli per tempo, costano di più perché ci si mettono di mezzo i procuratori, non è semplice».

Come si può impostare la ripresa?

«Non posso dare consigli a nessuno, ma l’importante è che la società si strutturi, mantenga la categoria, poi per carità, se succede che sali al primo anno tutti contenti, ma senza proclami, perché è davvero complicato. I triestini ormai alla pazienza ci sono abituati, meglio un anno in più ma essere solidi e pronti».

E sul settore giovanile che non esiste più?

«Trieste ha almeno un vantaggio, non ci sono altre grandi squadre in provincia per cui è grave che un bambino oggi non possa vestire la maglia dell’Unione ma l’appartenenza alla Triestina, il legame, l’amore, è un attimo a ricucirlo».

E Vianello in questi anni ed oggi?

«Mi sono concentrato sull’imparare bene il mio lavoro di agente immobiliare e al contempo sono rientrato nel calcio facendo 5 anni da vice allenatore di cui 3 con Roberto Vecchiato all’Adriese. Quest’anno ci siamo lasciati perché vorrei provare un’esperienza da primo allenatore, arrivato a 50 anni e per non avere il rimpianto a 60, vorrei provare. Mi sto facendo una cultura tra allenamenti e partite ed aspetto serenamente una opportunità».

Nel 2012 accadde, Trieste saprà rialzarsi di nuovo?

«Ho vissuto a Trieste. Sono passati quasi 15 anni ma la mentalità sono certo non sarà cambiata, i tifosi ricordo cantavano “non importa se in Eccellenza o in serie A” quindi sono fiducioso, i tifosi ci saranno e vorrei venire in quello stadio. Anche per, chiamiamola così, statistica, deve succedere prima o poi, e sarà bellissimo».

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