Pinarello e la tappa nella Marca: «So la strada a memoria»

Alessandro Pinarello, unico trevigiano in gara dopo il ritiro di Vendrame, è pronto a dare il massimo nella tappa di Pieve di Soligo. «Al traguardo mi aspettano i miei genitori e la mia fidanzata Anna, questo è il percorso fatto per me»

Mattia Toffoletto
Alessandro Pinarello con la fidanzata Anna
Alessandro Pinarello con la fidanzata Anna

Si può supporre che la data odierna l’abbia cerchiata di rosso dal giorno in cui è stato svelato il Giro 2026. Prima sfida esserci, secondo (e più importante) obiettivo indovinare la fuga e sognare. Alessandro Pinarello - unico pro trevigiano dopo il ritiro di Andrea Vendrame e alla seconda partecipazione al Giro - si è avvicinato alla festa di maggio, inseguendo un successo di tappa.

Le occasioni, per il 22enne di Giavera, però si assottigliano e la frazione numero 18 ha il tracciato ideale per le caratteristiche del corridore della svizzera Nsn, quinto nel primo scorcio di Giro a Cosenza e poi uscito un po’ dai radar.

Eppure Pinarello si era proposto al via da Nessebar come possibile sorpresa, forte della top ten nella generale della Tirreno e del primo acuto fra i grandi conquistato in aprile al Gran Camiño in Spagna. Giovedì 27 maggio c’è però Pieve, ci sono le strade che Alessandro frequenta fin da bambino. E al traguardo troverà la morosa Anna, mamma Patrizia e papà Michele, la sorella maggiore Martina e tanti amici pronti a colorare il percorso per il suo battesimo in una tappa trevigiana del Giro. Una motivazione extra per inseguire una giornata da sballo.

Mercoledì 26 verso Andalo, tappa sovrapponibile a quella di Pieve, ha beccato la fuga il compagno Jan Hirt: la conferma che oggi tocca a Pinarello? Il tutto sapendo che un altro traguardo, nel frattempo, è già stato raggiunto dal ragazzo della formazione elvetica: correre la terza settimana di un grande giro dopo il precoce abbandono alla corsa rosa dello scorso anno per colpa di una caduta.

Pinarello, punta forte sulla tappa di Pieve?

«Mi gioco tutto questa settimana. Cercherò di infilarmi nella fuga verso Pieve, tappa più adatta a me, e poi chissà. Al massimo si potrebbe valutare un attacco da lontano il giorno del doppio Piancavallo: l'ho pure provata dopo un po' di tempo prima del Giro, ma ragioniamo giorno per giorno».

Come vede la frazione 18?

«Non vedo soluzioni diverse dall'azione da lontano. Dubito le squadre dei velocisti siano intenzionate a tenere chiusa la corsa per puntare allo sprint. I team degli uomini di classifica, allo stesso modo, non credo siano interessati a controllarla. La fuga può andare, ma prenderla sarà una bella lotta. E sarà una fuga numerosa, che nascerà già nelle prime fasi. Ca’ del Poggio, ad ogni modo, giocherà un ruolo importante: lì si deciderà la tappa, il muro di San Pietro selezionerà la fuga. Potrebbe sganciarsi un solo corridore o un gruppetto di due-tre atleti. Da lì ci si può involare e imporsi anche per distacco».

I favoriti?

«Farei nomi come Giulio Ciccone, Alberto Bettiol, Diego Ulissi o Jan Christen».

Cosa significa correre sulle strade di casa?

«Dà sempre quel qualcosa più. Le conosco a memoria, ho fatto pure un ripasso poco prima del Giro. Della strada da Fener a Valdobbiadene, come da Guia a Ca’ del Poggio, ricordo anche i tombini. La spinta extra arriverà dal pubblico».

Chi l’aspetterà a Pieve?

«La fidanzata Anna, i genitori, mia sorella. E tanti amici: non so cosa faranno o come si sono organizzati, se saranno a Ca’ del Poggio o in zona arrivo. Non li ho sentiti troppo, volevo tenere lontana la pressione».

La corsa fra le Colline Unesco che più le è rimasta impressa?

«Un campionato regionale Allievi, si affrontava il Combai e si arrivava a Follina. Vinse Samuele Bonetto, io chiusi secondo. Ricordo che ero molto arrabbiato per l’occasione persa».

Come giudica il suo Giro fin qui?

«Alti e bassi. Sì, ho fatto un quinto posto all’inizio, ma sono pure caduto due volte. Prima in Bulgaria: sono scivolato anch’io nel mega capitombolo del secondo giorno, per fortuna si è trattato solo di "grattate". Poi mi è pure capitato di cadere in salita per colpa di una borraccia. Era la tappa che terminava a Novi Ligure: un collega ha lanciato senza attenzione una borraccia verso il bordo strada, purtroppo dentro la mia ruota. Solo botte, ma sarebbe stato meglio evitarle».

Di positivo c’è la fuga a inizio corsa rosa, coronata da un buon quinto posto a Cosenza.

«Ho provato anche in altre occasioni ad andare all'attacco, ma non mi è andata bene. Poi, negli ultimi giorni, ho pensato a recuperare meglio che potevo. Per ora al mio Giro non darei più della sufficienza».

Si aspettava di più da questo Giro?

«Sì, anche per la condizione con cui l’ho iniziato. Ma quel che conta è che il corpo è sano e ho ancora possibilità da giocarmi nell’ultima settimana».

Non ha pensato a testarsi sulle grandi salite?

«No, fin dalla partenza ho deciso di dare più importanza alle fughe».

Vingegaard inscalfibile?

«Senza dubbio. Ha dimostrato anche martedì a Carì di essere il più forte. Mai un momento di esitazione. Quanto alla lotta per il podio, trovandomi più dietro non ho seguito molto. Spero però Eulalio possa tenere duro, centrando la top ten. Mi farebbe piacere, Afonso è un amico».

 

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