Alma capolavoro, è finale

inviato a TREVISO. Un giorno sarà bello per il popolo biancorosso, precipitatosi a Treviso nonostante 40 anni di sconfitte e umiliazioni, raccontare: «Io c’ero». Perchè in una sera sola l’Alma si prende tutto, ma proprio tutto. La finale infliggendo alla De’Longhi un 3-0 impensabile alla vigilia della serie, una vittoria di proporzioni clamorose, mai in discussione, una prova tatticamente perfetta, la demolizione di un tabù che resisteva dal leggendario ciuff di Roby Ritossa quando del PalaVerde di Villorba non erano state nemmeno gettate le fondamenta. Ah, sì, particolare non secondario: in un campionato che prevede una sola promozione su 32 squadre Trieste dopo aver vinto la stagione regolare, liquidato 3-0 Treviglio e Treviso e 3-1 Montegranaro, conferma nel modo più nitido chi merita di giocare l’anno prossimo al piano di sopra.
L’Alma lascia ancora fuori Baldasso e Coronica, stavolta mette subito in quintetto d’avvio il Cavaliero mascherato, lasciando Bobo Prandin in panchina con Fernandez. Treviso risparmia Swann e Antonutti affiancando Lombardi a Brown. A venti minuti dalla palla a due i tifosi triestini sono accolti dallo stucchevole coro Jugoslavia, tradizionale accoglienza al PalaVerde, al quale replicano civilmente nel modo più elegante più tardi intonando spontaneamente l’inno di Mameli.
Trieste parte convinta, con Green a castigare la marcatura di Fantinelli ma dopo 4 minuti Bowers ha già comemsso due falli. Pillastrini intanto inserisce Swann per braccare Javonte. I biancorossi interpretano benissimo la gara, senza sottrarsi alla corrida, anzi. In difesa si esaltano, aggredendo i veneti e costringendoli ad appena 14 punti nel primo quarto.
Ottima la rotazione di Dalmasson e un buon vantaggio arriva (17-25) quando Green, autore in precedenza di una stoppata siderale, sta a rifiatare. Ci pensa Loschi, con due triple, a tenere a distanza i veneti. E stavolta l’Alma anzichè controllare intuisce che una cappa di pressione sta calando sul PalaVerde e affonda i colpi con Da Ros e un tap in di Janelidze. Più 19 biancorosso a metà secondo quarto con un sottomano di Mussini e un piazzato di un chirurgico Da Ros (21-40). Trieste per 20 minuti praticamente perfetta: lucida, concreta in attacco, spietata in difesa, attenta a rimbalzo, puntuale nelle chiusure, nessuna palla sprecata ma sempre la scelta migliore. Tanta, tanta roba, in una semifinale play-off su un campo come il PalaVerde. La differenza nella valutazione è impietosa: 16 De’Longhi, 61 Alma. Salute.
L’Alma che esce dagli spogliatoi conserva per fortuna la stessa identità. E se possibile la migliora così mentre due triple di Mussini portano il margine a un fantascientifico +23 (31-54) Treviso cede sul piano nervoso prima che fisico. Impietoso lo 0 su 2 dalla lunetta di Antonutti e il successivo invito da parte della curva trevigiana alla propria squadra a estrarre i gioielli di famiglia...Dall’altra parte il sorriso a 64 denti di Javonte Green dopo il canestro del +25, accolto da un boato dal settore biancorosso. Trieste chiude il terzo quarto limitando la De’Longhi - sì, quella che doveva essere la squadra più in forma dei play-off e che dopo l’innesto di Swann e Lombardi qualche osservatore dipingeva come l’Invincibile Armata - a 35 punti. E l’Alma? A 62...
La squadra di Dalmasson nemmeno con un margine stabilmente sopra i 20 punti abbassa la guardia. Il coach continua a dare disposizioni, incita, cammina nervosamente su e giù per il campo. Una sera così, diciamolo, è il suo capolavoro.
Nella prova più difficile dell’anno l’Alma centra la partita delle meraviglie. Vola in finale e stavolta da favorita. Dal quarantunesimo in poi il PalaVerde ha cambiato colore: un mare biancorosso. E l’acqua ha un sapore dolcissimo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








