Aperitivo con Tavcar: «Allianz, la forza è argentina». In diretta sul sito e la pagina Facebook del Piccolo

Dalle 18 di martedì 6 aprile sul sito del Piccolo l’intervista con lo storico telecronista. «Trieste discontinua, Doyle non mi va». Chicca finale

TRIESTE. Un pirotecnico Sergio Tavcar nella sesta puntata di “Aperitivo sotto canestro”, il contenitore dedicato al basket visibile dalle 18 di martedì 6 aprile sul sito del Piccolo e sulla pagina Facebook. Mitico commentatore di TeleCapodistria, memoria storica del basket balcanico ma soprattutto uomo di grande cultura, ha percorso con la consueta arguzia argomenti cestistici di attualità, fra il basket moderno in... involuzione e il momento dell'Allianz Trieste.

Si parte proprio da un'istantanea, anzi due, la prestazione contro Milano al Forum e quella casalinga con Cantù: «Non posso credere che la stessa squadra che ha giocato magnificamente a Milano, segnando da ogni dove e trovandosi a memoria, abbia poi confezionato quell'obbrobrio contro Cantù all'Allianz Dome. Giocatori, come Matteo Da Ros per esempio, che si trasformano dando un rendimento diametralmente opposto. Mi piacerebbe tanto sapere, a microfoni spenti, dal mio amico Franco Ciani, il perché di questo andamento sinusoidale».

Secondo Tavcar il problema maggiore risiede in una regia non all'altezza: «Dietro a Juan Fernandez, che considero veramente bravo, c'è il vuoto. Cavaliero è troppo anziano per assurgere al ruolo, Laquintana è il tipico esempio di come il sistema didattico italiano stia facendo implodere i talenti. A Capo d'Orlando mi piaceva da matti, visto a Trieste sembra un lontano parente. Poi quell'americano lì...», il riferimento è a Milton Doyle «Sì, è proprio scarso».

Per fortuna ci sono anche delle certezze in Trieste settima in classifica, rappresentate da un grande acquisto in corsa: «Marcos Delìa. Giocatore che mi porta dritto ad affiancarlo a Miro Bilan per caratteristiche, cioè quei non atleti in grado di fare canestro senza fare sforzi inutili. Mi sono sempre chiesto perché alcuni cestisti si sforzino oltre modo per segnare un canestro che altrimenti si può monetizzare con un piccolo gesto tecnico. Ed è per questo che mi chiedo come mai non si attinga a piene mani, come qualche decade fa, al mercato argentino, fatto di gente capace di giocare a basket».

La natura "espansiva" di uomo di una terra di confine, non può che suggerire orizzonti nuovi e poco esplorati per quello che concerne il mercato cestistico, molto utile anche per l'Allianz: «La terra del Caucaso è una miniera inesplorata. Georgia, Azerbaigian, Iran del Nord producono perticoni pazzeschi, che sanno anche giocare». La puntata finisce con una chicca imperdibile, da non svelare in anticipo.
 

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