Il triestino Mauro Zacchigna, dalla Serie B alla chiamata in azzurro: «Una sorpresa unica»

Il 22enne è stato convocato al camp training di Folgaria con l’Italia del ct Luca Banchi: «Ho ricevuto un sms da Datome mentre ero alle terme di Olimia: non ci potevo credere. Dopo Vigevano sono pronto per l’avventura a Mestre. Non dimentico gli esordi all’Azzurra»

Lorenzo Gatto
Il triestino Mauro Zacchigna è stato ingaggiato dal Basket Mestre
Il triestino Mauro Zacchigna è stato ingaggiato dal Basket Mestre

 

A soli ventidue anni Mauro Zacchigna ha già collezionato un bagaglio di esperienze che molti giocatori mettono insieme in una carriera intera.

Cresciuto nel vivaio dell’Azzurra, il triestino ha lasciato casa giovanissimo per mettersi in gioco a Cremona, fino a diventare uno dei protagonisti della cavalcata che ha riportato Vigevano in A2.

Oggi, alla vigilia della nuova avventura con la Gemini Mestre e fresco di una prestigiosa convocazione da parte di coach Luca Banchi per il training camp della nazionale italiana, Mauro si racconta. Tra i ricordi di casa, la passione ritrovata e i sogni per il futuro.

Zacchigna, per chi ancora non la conosce bene, riavvolgiamo il nastro: è cresciuto nel vivaio dell’Azzurra. Quanto c’è della scuola triestina nel suo modo di stare in campo?

«Della scuola triestina mi porto dentro il morbin e la mentalità del non mollare mai. Iniziare a Trieste è stato fondamentale per costruirmi come giocatore e come carattere: è un’attitudine che ti rimane dentro e ti regala la voglia di lottare su ogni pallone con allegria ma con una determinazione feroce. Quella grinta fa parte del mio Dna e non la perderò mai».

Ha scelto di lasciare Trieste presto per fare esperienza altrove, passando anche da un settore giovanile d’eccellenza come Cremona. Cosa ha significato uscire dalla sua comfort zone così giovane?

«Non è stato facile staccarsi da casa a quell’età, ma se tornassi indietro lo rifarei altre mille volte. Lasciare le proprie certezze ti costringe a maturare in fretta: sono cresciuto sia sul parquet che come persona. Assumermi la responsabilità di gestire la mia vita da solo mi ha reso più consapevole per le sfide che sono arrivate dopo».

Quest’anno con Vigevano avete firmato un’impresa straordinaria riportando la piazza in A2. Che emozioni si porta dietro?

«Mi resta dentro il calore dei tifosi e l’amore di una piazza fantastica. Sono all’inizio della carriera, ma sinceramente non so se mi ricapiterà di trovare un ambiente così speciale come Vigevano. Ti senti apprezzato: cammini per strada e percepisci quanto la città ci tenga e ti faccia sentire importante».

Tra le notizie più belle di questo periodo c’è la chiamata al training camp della Nazionale con coach Luca Banchi. Ci racconta il momento in cui le è arrivata la notizia?

«Ero in vacanza in Slovenia, alle terme a Olimia, quando ricevo un messaggio da Gigi Datome: “Io e coach Banchi vorremmo invitarti a Folgaria con la Nazionale”. Non ci potevo credere. In quel momento ero insieme alla mia ragazza, Laura e la prima cosa che ho fatto è stata chiamare subito a casa per condividere questa gioia immensa con la mia famiglia. Cosa mi aspetto da questa esperienza? Voglio entrare in questo gruppo azzurro e, come mi hanno accennato, iniziare a conoscere da vicino quel mondo. Ma soprattutto voglio rubare con gli occhi tutto ciò che posso da grandi campioni e professionisti».

Per la prossima stagione ha scelto di sposare il progetto di Mestre. Cosa l’ha convinto ad accettare questa sfida?

«Un fattore determinante per la mia scelta è stata la presenza di coach Ferrari: è un allenatore tosto, esigente, ma che sa dare grande spazio ai giovani. È il tipo di guida che ti cambia davvero come giocatore e ti aiuta a compiere quel salto di qualità per diventare un atleta importante per la categoria».

Come descriverebbe il Mauro di oggi rispetto al ragazzo uscito da Trieste qualche anno fa? Su quali aspetti si sente cresciuto di più?

«Oggi mi definisco principalmente un tiratore, una minaccia offensiva per le difese avversarie. Per questa mia evoluzione devo ringraziare tantissimo Giuseppe Mangone (allenatore dell’Olimpia giovanile, con lui a Cremona, ndr), che lavorando con me mi ha dato i mezzi per diventare questo tipo di giocatore. Per il futuro, invece, voglio lavorare sulla visione di gioco complessiva e acquisire ancora più consapevolezza nei miei mezzi».

In pochi sanno che prima della pallacanestro c’è stato un altro sport. Chi era il suo idolo da bambino?

«In realtà dai 3 ai 12 anni ho giocato a calcio. Facevo il difensore e poi il portiere nel San Luigi. Poi verso i 12 anni ho provato il basket e tra i 13 e i 14 anni ho capito che la mia strada era la pallacanestro e l’ho scelta definitivamente. Il mio idolo sportivo di sempre, però, arriva proprio dal calcio: Alessandro Del Piero».

Qual è la cosa che le manca di più di Trieste quando è via per la stagione?

«Non ho dubbi: il mare. Quando sei abituato ad averlo a due passi, senti subito che manca qualcosa all’orizzonte».

Per chiudere: che messaggio vuole mandare ai bambini e alle bambine dell’Azzurra che sognano di ripercorrere i suoi passi?

«Dico loro di metterci sempre il massimo impegno in palestra e di divertirsi. E poi, cosa più importante: quando vedete che passa un treno per la vostra crescita, non abbiate mai paura di saltarci su».

 

Riproduzione riservata © Il Piccolo