Batki: a Roma mi sono rialzata Un sogno la quarta Olimpiade

È un Mondiale, questo di Gwangju in Corea del Sud per lei appena concluso, che ricorderà a lungo. Noemi Batki ha infatti chiuso in ottava posizione la gara singola dalla piattaforma, settima il sincro femminile in coppia con Chiara Pellacani e sesta il sincro misto con Maicol Verzotto.
Ma soprattutto il quinto posto nella qualificazione nel singolo piattaforma le ha fatto guadagnare il pass per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Non solo: l’ottavo posto finale ha significato anche essere la prima europea in classifica e il pass per le World Series, guadagnato pure nel sincro misto, mentre nel sincro femminile la coppia italiana è la prima riserva. Davvero una bella serie di soddisfazioni per la (non ancora) trentaduenne atleta della Triestina Nuoto / Esercito, che domenica sera è tornata in Italia dopo la lunga trasferta in Corea del Sud.
Noemi, per lei a Tokyo sarà la quarta Olimpiade: un risultato straordinario, che pochissimi atleti possono vantare.
Beh, intanto bisogna prima andarci... Però sì, se penso che mi sono qualificata per la mia quarta Olimpiade... Davvero mi sembra incredibile!
Pochi mesi fa, presentando il programma personale per la stagione aveva detto che conquistare il pass olimpico sarebbe stata la priorità assoluta. Ce l’ha fatta al primo tentativo.
È vero, era questo il mio obiettivo stagionale. Farcela proprio subito, così, è stato bellissimo, una grande emozione. Anche perché la seconda occasione sarebbero stati i prossimi Europei di Kiev che però mettono in palio un pass olimpico soltanto. Altrimenti avrei poi dovuto attendere le ultime gare di qualifica ad aprile del prossimo anno.
Questa è la seconda stagione che lei prepara a Roma con il tecnico Domenico Rinaldi e non più a Trieste. Nell’ambiente si dice che è rinata...
Ma io non sono d’accordo: non ero mica morta! Al massimo sono tornata a sbocciare, perché forse ero solo un po’ appassita... Diciamo che è stato importante operare questo cambio radicale, nella mia vita e anche nei miei metodi di lavoro. A Trieste, lavorando con mia mamma (l’olimpionica ungherese a Barcellona 82 Ibolya Nagy, ndr), ormai non sapevamo più come aiutarci l’un l’altra. Cambiare quindi è stato utile anche se non proprio semplicissimo e ringrazio il tecnico Domenico Rinaldi per il lavoro che ha svolto con me.
Si ha l’impressione , leggendo le dichiarazioni degli altri tuffatori, che ormai le venga riconosciuto anche un ruolo di “capitano”, di leader all’interno della Nazionale...
Davvero? Se è così mi fa davvero piacere... Certo, sono la prima a fare il tifo anche per tutti gli altri miei compagni di Nazionale, a iniziare dalle ragazze: anzi, spero che quanto prima anche loro conquistino il pass per le Olimpiadi Tokyo.
Tornando dalla Corea si è fermata a Roma per allenarsi da subito: dietro l’angolo, nella prima metà di agosto, ci sono gli Europei di Kiev e lei si presenta con il risultato di miglior europea ai Mondiali...
Poter essere considerata la favorita in virtù del piazzamento di Gwangju rappresenta per me soltanto uno stimolo in più. E poi, diciamo la verità: posso gareggiare libera dal pensiero di dover fare il risultato a tutti i costi. In questo senso la pressione sarà maggiore per le mie avversarie che invece si giocano l’unica card olimpica in palio all’Europeo. E poi devo pensare alla qualificazione olimpica con Chiara Pellacani nel sincro ma posso concentrarmi solo su questo obiettivo ed è un bene.
Lei ha anche conquistato due pass per le prossime World Series, circuito mondiale di assoluto prestigio. Ma la Federazione potrebbe anche non prevedere queste gare nel cammino verso Tokyo...
È vero, ma è anche vero che essendo appunto l’anno di avvicinamento alle Olimpiade ci sono meno tappe delle World Series. Inoltre, bisogna anche studiare i regolamenti e verificare le coincidenze con altre gare... Intanto l’importante è averle conquistate sia nel singolo che nel sincro misto e di averle a portata di mano pure nel sincro femminile... —
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