Berrettini «Non mi posso accontentare Voglio di più»

Seme

LONDRA

Matteo Berrettini, come ci si sente a essere il primo italiano in finale a Wimbledon?

«Molto felice, soprattutto per come ho gestito la semifinale: sapevo di poter vincere e ho giocato la mia miglior partita. Ma sarei felice anche se non fossi il primo».

Il primo ricordo di Wimbledon?

«Davanti alla tv, tanti. Da piccolo ero un fan di Federer e poi la registrazione della vittoria di Ivanisevic su Rafter».

Quando ha sognato la prima volta di vincere qui?

«Probabilmente stanotte».

E quando ha capito che poteva farcela davvero?

«Al Queen’s ho incontrato Becker: mi ha dato tanti suggerimenti su come vincere sull’erba. Da ragazzo invece giocai un doppio con Panatta al mio circolo a Roma. È stato il primo dei grandi a credere in me, sosteneva che potevo servire ai 220 all’ora. È ora che cominci a credere a entrambi, perché sta succedendo».

Adriano è stato l’ultimo italiano in una finale Slam prima di lei: le ha telefonato?

«Mi ha mandato un messaggio: “Ora che ci sei, vinci”».

Ora c’è Djokovic...

«Ci conosciamo, rispetto a Parigi sarà diverso, qui è una finale. Le mie armi le conoscono tutti, si tratterà anche di gestire le emozioni. Ma ho una chance e voglio prendermela: non mi accontento dell’impresa, voglio di più, anche se so che sarà difficile».

Qui ci sono i suoi genitori e i suoi fratelli, quanto è importante per lei?

«Tantissimo. Il tennis per me è una questione di famiglia. Siamo tutti tennisti, è nel nostro Dna, quando si andava in vacanza portavamo sempre le racchette, e con mio fratello Jacopo in salotto fingevamo di giocare contro i campioni che affronto adesso».

La sensazione più bella, in campo?

«Ero teso, ovviamente, ma mi sono divertito lo stesso. Me la sono goduta».

Domani lei sarà in finale a Wimbledon, l’Italia a Wembley: un consiglio per gli italiani che non sono a Londra?

«Di comprarsi una buona tv, se già non ce l’hanno. Sarà una grande domenica di sport».

Due finali a sorpresa?

«La mia sicuramente. Non era facile prevederlo nemmeno per il calcio, ma sono meritate: dietro c’è tanto lavoro».

Andrà a Wembley?

«Se ci sarà il tempo guarderò la partita. Ma prima devo pensare alla mia finale». —



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