Boscia: Green, resta a Trieste

TRIESTE. Bogdan Tanjevic non è solo tutto quello che si trova nei libri sacri della pallacanestro europea ma è anche il primo tifoso dell’Alma Trieste. Non c’è occasione che Boscia non presenzi al palazzo di Valmaura per vedere le gesta di Green e soci, anche con la polo rossa d’ordinanza.
La festa della promozione in serie A è anche la sua festa: «Sono un tifoso sfegatato di Trieste, come volete che mi senta? Essendo un tifoso con la testa e molto vicino a coach Dalmasson, dico che il capolavoro è conseguente ad uno splendido basket espresso, una buona programmazione avviata anche durante la presidenza Marzini e consolidata dalla proprietà Alma, e su un valore aggiunto rappresentato dall’allenatore. Eugenio Dalmasson ha saputo scegliere gli uomini perfetti per il suo sistema, non spendendo troppo e facendoli giocare alla grande».
Una delle chiavi della promozione è la crescita esponenziale di Javonte Green. Secondo lei potrebbe rimanere a Trieste?
Lo sto cercando al telefono ma lui non risponde mai. Voglio parlargli. Secondo me lui farebbe bene a restare ancora un anno a Trieste, per lavorare forte, per settimane e consolidare il suo bagaglio tecnico per poi provare l’approdo in Eurolega; perché lui ha il potenziale per stare a quei livelli. Altrimenti rischia di finire in fondo alle rotazioni, giocando poco e divertendosi ancora meno.
Lei non ha mai avuto dubbi sul condottiero, Eugenio Dalmasson…
“Lo giudico secondo quello che vedo in allenamento. Un allenatore è tanto bravo quanto rende qualitativamente alto il livello del lavoro in palestra; e Dalmasson è eccellente. Lui ha una straordinaria conduzione delle partite, trasmette il suo credo tattico con tranquillità, senza mai deragliare, anche nei momenti più difficili. Mi piace come tratta i giocatori, ha l’autorevolezza giusta per far seguire i propri dettami.”
Chi terrebbe della squadra attuale per l’organico con cui affrontare la prossima serie A?
Quesato lo deve dire coach Dalmasson, non tocca certo a me. Vedendo il livello di certi americani in serie A, penso che nel roster attuale ci siano tanti giocatori che potrebbero essere utili alla causa. Mi piacerebbe vedere una squadra a trazione italiana, come ha fatto ad esempio Brescia. In quel caso, anche con talento relativo, si sono ottenuti risultati straordinari.
Un budget di tre milioni e 600 mila euro come quello annunciato l’altrogiorno dal presidente biancorosso Gianluca Mauro può bastare per una salvezza tranquilla?
Certamente, basta continuare a programmare con la testa e creando fondamenta non esterofile. Io farei una squadra di 3-4 americani e 8-9 italiani. Raccontano balle quelli che dicono che gli italiani costano troppo; certo, costano troppo quei giocatori che poi non rendono niente. Solo con un nucleo italiano è possibile programmare a medio/lungo termine.
Quale è il messaggio o il consiglio che si sente di dare in vista della prossima stagione?
Da parte della società ci deve essere un messaggio protettivo nei confronti di staff e giocatori, ponendo come traguardo la salvezza. Il messaggio che Eugenio Dalmasson deve mandare ai suoi ragazzi è quello di vincere lo scudetto. Non costa niente da una parte e nel contempo trasmette fiducia verso i propri giocatori, perché ricordatelo, un allenatore deve lavorare anche perché i suoi discepoli giochino un po’ anche per lui. Come timoniere appena promosso nella massima serie con il Bosna avevo fatto dichiarazioni improntate alla vittoria del titolo nazionale; al primo anno abbiamo perso alla “bella”, al secondo abbiamo raggiunto l’obiettivo centrando lo scudetto e al terzo abbiamo vinto la Coppa dei Campioni.
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