Buon anno a tutti ma l’augurio serve soprattutto al basket
Meno 3, prima di mandare in archivio (o al macero?) il 2019 della Trieste calciofila e baskettara. L’anno era iniziato sotto i migliori auspici, con le giustificate ed ambiziose mire di promozione in casa alabardata ed una “confortevole” disponibilità economica grazie al bancomat-Alma. Sta finendo come sappiamo: con l’unica consolazione delle confortanti dichiarazioni che dall’Australia dicono di una convinta vicinanza di mister Biasin, che ha sempre nel mirino l’ambizioso traguardo di un doppio salto alabardato. Mentre in casa Allianz si vive nel controsenso della peggiore crisi di risultati del decennio, proprio al momento di veder finalmente decollare una società con marchio triestino ed uno sponsor coi fiocchi!
Aspettando che il calcio si rimetta in moto, forse anche con l’arrivo dell’Ibra “de noantri”, la Palla non può che sbirciare nel futuro immediato del basket, che macina un match ogni tre giorni e assottiglia sempre più il tempo a disposizione per la nostra risalita.
Non è stato un sereno Natale quello trascorso dalla troika dirigenziale. Celebrato domenica scorsa il divorzio con la tifoseria, legittimato dalla trasferta (senza trovabili aggettivi) di Trento, è sin troppo immaginabile l’atmosfera che ci si appresta a respirare domani sera a Valmaura. Il “tutti contro tutto e tutti” non aiuta, così come sembrano fragili i paletti messi dal presidente a garanzia del coach che mai prima d’ora si era ritrovato in questa situazione a Trieste, dove dai tempi della B sino alla promozione in A/1 è sempre stato allenatore, ma anche manager, se non quasi dirigente.
Sin troppo facile a questo punto indicare nella sfida di domani con Bologna2 l’ultima spiaggia biancorossa. Anche per il “blindato” coach. Andare a Pesaro con solo tre successi alle spalle significherebbe spalancare inquietanti scenari per il girone di ritorno, dove la sponda salvezza potrebbe essere una vera e propria “mission impossible” che manco Tom Cruise (altro che Deron Washington!) sarebbe in grado di raggiungere. Se è vero che per restare in A/1 possono non bastare 20 punti, fate un po' voi i conti.
Ma per fare quattro punti da qui alla Befana, servirà qualcosa di più di un buon pick and roll, di una difesa bassi sulle gambe o di una miglior percentuale dall’arco. Servirà chiarirsi dentro lo spogliatoio, servirà capire se nel gruppo c’è qualcuno che gioca per o gioca contro. Servirà un “patto di ferro” squadra-coach che da almeno un mese proprio non si avverte: negli atteggiamenti, nel linguaggio del corpo, nei labiali decifrati dal vivo e in tv. Perché altrimenti, per una volta, anche i fallimenti avranno molti padri, non solo uno. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








