Cadono i veli sulla faida nel mondo del pallone Le Big: «Non ci fermiamo»

L’attacco del numero uno  della federazione europea: «Sono una sporca dozzina  Agnelli? Non ho mai visto  uno mentire così tanto»
Giulia Zonca
epa09144681 (FILE) - UEFA President Aleksander Ceferin (L) and Juventus Chairman Andrea Agnelli (R) attend the drawing ceremony of the UEFA Champions League 2018/19 Round of 16 matches at the UEFA headquarters in Nyon, Switzerland, 17 December 2018 (reissued 19 April 2021). In the early hours of 19 April 2021 twelve European soccer clubs, AC Milan, Arsenal FC, Atletico de Madrid, Chelsea FC, FC Barcelona, FC Internazionale Milano, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City, Manchester United, Real Madrid CF and Tottenham Hotspur have announced the creation of a Super League. Andrea Agnelli will be a vice-chairman of the league. EPA/SALVATORE DI NOLFI *** Local Caption *** 54848469
epa09144681 (FILE) - UEFA President Aleksander Ceferin (L) and Juventus Chairman Andrea Agnelli (R) attend the drawing ceremony of the UEFA Champions League 2018/19 Round of 16 matches at the UEFA headquarters in Nyon, Switzerland, 17 December 2018 (reissued 19 April 2021). In the early hours of 19 April 2021 twelve European soccer clubs, AC Milan, Arsenal FC, Atletico de Madrid, Chelsea FC, FC Barcelona, FC Internazionale Milano, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City, Manchester United, Real Madrid CF and Tottenham Hotspur have announced the creation of a Super League. Andrea Agnelli will be a vice-chairman of the league. EPA/SALVATORE DI NOLFI *** Local Caption *** 54848469



Ora che il calcio scopre di potersi dire tutto in faccia forse smetterà di fingere. Mai stato un mondo troppo pacifico, ma sempre molto ambiguo: convenevoli, mezze frasi, sottintesi, battute, attese e in una sola notte i fronti opposti hanno spazzato via secoli di abitudini, cambiato il vocabolario e fatto entrare gli avvocati nella stanza dei bottoni. Per capire che cosa succede ora, al solito, bisogna vedere chi vince. E chi gioca con chi.

Da una parte la Super Lega che si oppone al sistema con una competizione fatta su misura e dall’altra il calcio istituzionale che si sente tradito e reagisce con minacce pesanti. Al momento è difficile capire se le due realtà possono davvero esistere l’una senza l’altra, entrambe scommettono sul fatto di essere essenziali ed entrambe sostengono che non faranno un passo indietro. Lo facciamo noi per tentare di comprendere che cosa c’è dietro questa faida del pallone, dietro ai tre giorni del condor che potrebbero rivoluzionare il gioco più seguito al mondo.

È Alexander Ceferin, il presidente Uefa, che racconta con una certa amarezza il sabato in cui ha scoperto «la sporca dozzina, anche se vorrei evitare di chiamarli così», ma non ci riesce e poi aggiunge «serpenti che hanno sputato in faccia ai tifosi», «avidi che dimenticano il proprio passato», «società animate solo dall’egoismo e dal narcisismo». Sono i 12 club che hanno firmato la scissione e se il presidente del gruppo, Florentino Perez, padrone dell’onnipotente Real Madrid, non viene mai nominato perché non ha mai avuto rapporti troppo felici con l’Uefa, Andrea Agnelli, vicepresidente della nuova organizzazione, è definito «la più grande delusione».

I due avevano rapporti personali, Ceferin è il padrino della figlia di Agnelli «io sono stato avvocato penalista, ne ho incrociata di gente strana ma non ho mai visto qualcuno mentire così tanto e ripetutamente, sabato sera il presidente della Juventus mi ha garantito “sono solo voci” e qualche ora dopo, quando tutto ormai era evidente, ha spento il telefono». Agnelli era anche a capo dell’Eca, l’associazione per club che le dodici sorelle o «sporca dozzina», dipende dai punti di vista, hanno lasciato in blocco. Insomma ha fatto il doppio gioco, sono anche le accuse di Urbano Cairo che fa uguali rimostranze in Lega: «Agnelli si è comportato da Giuda così come Marotta (ad dell’Inter), lui non può più essere il nostro rappresentante in federazione, deve dimettersi». Fronti contro fronti a ogni angolo perché questa storia interagisce con i campionati di Italia, Inghilterra e Spagna, con il lavoro delle nazionali, con i format dei tornei, con i diritti televisivi, con gli sponsor, con i tifosi sedotti e abbandonati e ancora coinvolti o delusi: non il centro delle attenzioni.

Juventus, Inter, Milan, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester United, Manchester City, Liverpool, Arsenal, Chelsea, Tottenham è la storia della Champions ed è anche la fronda. L’Uefa vuole tutte fuori, senza più un posto nel calcio conosciuto fino a qui: «Non so in che tempi ma spero il prima possibile. Bandire i loro giocatori fin dagli Europei? I legali sono al lavoro, anche se i tempi sono stretti». Le dodici ribelli cercano altre tre consociate per far partire il progetto, «la cosiddetta Super Lega», come ripete sprezzante Ceferin che dice di aver serrato i ranghi «non mi aspetto che altri li raggiungano». Ha mobilitato tutti con un appello «ai governi, alla società, alla cultura perché il calcio è una comunità». Vero e, come ogni strappo, l’azione della Super Lega è stata brutale, ma la contrapposizione tra calcio felice e solidale e calcio interessato solo agli introiti continua a reggere poco. Ceferin ribadisce che «l’Uefa non fa e non vuole profitti, ridistribuisce tutto in fondi per i giovani, per le cause meritevoli, per far crescere il movimento», tutte cose reali però basta prendere la figura di Nasser Al-Khelaïfi, capo del Psg e nuovo frontman dell’Eca dopo le dimissioni di Agnelli, per capire quante ombre resistano nello scricchiolante schema buoni e cativi.

Lui è stato dipinto per anni come sinonimo del calcio in vendita, l’uomo del Qatar con la borsa piena di soldi, quello che ha fatto leva sui potenti di Francia per offrire consensi al Mondiale del Qatar. Ora che ha deciso di stare lontano dalla SuperLega, proprio perché i Mondiali sono in Qatar, è degno di fiducia. Bizzarro. Anche continuare a usare le minacce ai calciatori (non giocherai mai più un Mondiale) non è poi così nobile. Il calcio non si è venduto l’anima due giorni fa, ma quel che sorprende è che continui ad averne una che si rinnova e regge gli scossoni. Questa è particolarmente violenta: «La Champions andrà avanti anche senza la dozzina», garantisce Ceferin ma è difficile pensare che davvero i contratti abbiano poi lo stesso peso. «Noi andiamo dritti per la nostra strada», fanno sapere più voci della Super Lega, però che questa realtà stia in piedi e trovi un mercato in grado di sostenere l’investimento è tutto da dimostrare. Si va al muro contro muro in attesa di capire quale pezzo viene giù e se condividere qualche mattone è obbligatorio. Senza più ambiguità. —





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