Pallacanestro Trieste, il giocattolo si è rotto e ai tifosi restano i cocci
Con quale stato d’animo torneremo al palazzo per spingere, incitare e tifare una squadra che iniziamo a non sentire più nostra?

Qualcosa si è inevitabilmente rotto in quello che sembrava un costoso ma divertente giocattolo costruito a suon di milioni: addirittura quindici, secondo i rivedibili conti presentati da chi i soldi li ha generosamente tirati fuori.
E la sconcertante cronologia degli eventi dice che tutto è partito all’indomani della partita dei record, quella dei 70 punti dopo il primo tempo e dei 110 (senza lode) a fine gara.
Il sorprendente – solo per i non addetti ai lavori, ovviamente – esonero di Gonzalez e le successive frequenti “visite romane” del padrone del vapore sgamate da quegli impiccioni di giornalisti, hanno fatto saltare il tappo e irrimediabilmente rotto il giocattolo. Una frattura ben peggiore di piede, anca e polpaccio da sistemare agli sfortunati Brooks, Brown e Ross: perché quelle con cure e riposo andranno prima o poi a posto.
Mentre agli ingenui bambini-tifosi resteranno solo i COCCI (inevitabile parola della settimana) di una squadra che somiglia sempre più a quella “bella senz’anima”, tristemente vista nella vergognosa resa di Reggio Emilia. Proprio a casa di quel Mario Ghiacci che per salvare l’agonizzante Trieste del basket aveva tirato fuori dal cilindro un coniglio americano.
Per cosa e con cosa giochiamo allora da oggi in avanti, nel mese della verità che ci attende al bivio tra Italia ed Europa, BCL e play-off, Trieste o Roma, A/1 o A/2…? Basterà qualche cerotto acquistato al mercato dell’usato per guarire la ferita di una tifoseria che si sente una volta di più tradita, dopo aver dato tutto quello che poteva: partecipazione ed entusiasmo, amore e passione, trasformando il Pala Rubini salottiero nella seconda torcida più calda d’Italia.
Chi l’ha rotto il giocattolo allora? Non certo questa tifoseria, che ha sposato e sostenuto quel progetto di un elegante signore al quale tutti, ma proprio tutti, avevano da subito creduto. Con quale stato d’animo torneremo al palazzo per spingere, incitare e tifare una squadra che iniziamo a non sentire più nostra? Ci servirebbe una spinta ed una motivazione credibile. Che può arrivare da una parte sola, al momento capace invece di alternare solo non risposte ad imbarazzanti silenzi. Battete un colpo please, perché non c’è più tempo e non basta certo il “colpo” di mercato per soccorrere l’emergenza sanitaria. Ce n’è un’altra più grave: tocca il cuore di una città che si sforza ancora di amare il suo sport preferito!
Post Scriptum. Se poi qualcuno, la Lega Basket tanto per non far nomi - in assenza di una FIP che si nasconde dietro l’assurdità di certe regole - dicesse qualcosa sulla paventata e probabile scomparsa della vera BasketCity dalla nostra Serie A, ascolteremmo queste parole con estremo interesse.
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