Calò, il talento triestino che si fa le ossa a Pontedera

TRIESTE. Piccolo talenti triestini crescono, approdando al primo gradino di un percorso professionistico. Chiedere a Giacomo Calò, passato in prestito dalla Sampdoria al Pontedera, compagine della provincia di Pisa, inclusa nel girone A del campionato di Lega Pro. Classe 1997, figlio d'arte, ruolo mezz'ala e una etichetta conquistata sul campo con la compagine Primavera, quella di "Pirlo blucerchiato", un timbro tanto importante quanto non ancora metabolizzato dal neo acquisto della formazione toscana, club che ama fare della fatidica linea verde il suo marchio di fabbrica. Una cosa è certa, durante i quattro anni trascorsi a Genova, tra Allievi, Primavera e qualche comparsata in panchina in serie A, Giacomo Calò ha sfruttato al meglio le opportunità, giocando, crescendo e maturando, in campo e fuori, conscio soprattutto ora della valenza della possibile svolta: «Passo dal calcio dei giovani a quello dei più grandi, dove tutto è diverso, a partire dalla mentalità - sottolinea Calò, in questi giorni alle prese con il raduno - con la Primavera magari contava di più il senso della prestazione, qui prevale quello dei tre punti. Il salto è quindi notevole e l'impatto esiste - ha aggiunto il calciatore triestino - ma Pontedera, sia come paese che società, offre modo di lavorare tranquillamente. Tra l'alto il fattore giovanile qui è determinante, fatta eccezione per il capitano Vettori di 36 anni, il più "vecchio" è infatti del 1992...».
Nuova avventura dunque ma ricordi unici quelli respirati per anni a Bogliasco, sede della Sampdoria, dove può capitare che qualcuno di nome Antonio Cassano si prenda la briga di darti consigli, dalla giusta postura, a come trattare la palla sino al modo di affrontare la gara: «Cassano è fortissimo e dispensava tunnel a tutti anche durante gli allenamenti - ricorda Giacomo Calò - e allo stesso tempo ha trovato modo di consigliarmi qualcosa, di giocare con maggior tranquillità e possibilmente di farlo sulla base dei due tocchi».
Già, magari come Pirlo. Ma qui Calò ama dire la sua: «Molti mi hanno paragonato al gioco di Pirlo ma in effetti io non mi identifico troppo in questo - afferma deciso - lui è unico, io una mezza ala con mansioni simili che non cerca analogie. Sono al primo gradino e penso piuttosto a giocare il più possibile e puntare ogni anno sempre più in alto». E il fattore nostalgia? Esiste, eccome. La costante vicinanza della famiglia e il mare di Genova non hanno infatti mai cancellato Trieste e la stessa Triestina, anzi: «Mi manca il mare, tutto - conclude il neo regista del Pontedera - e spero un giorno di vedere la Triestina in alto e, credetemi, poterci giocare».
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