Cantarello va allo Jadran «Curerò i promettenti lunghi Pieri e Milisaljevic»
TRIESTE
Si reputa una sorta di “consulente esterno”, chiamato a rinvigorire la crescita dei giovani “lunghi”. Davide Cantarello entra nello staff dello Jadran, la formazione triestina in lizza nel girone Veneto del campionato di serie C Gold, società con cui impronterà un lavoro indirizzato soprattutto alla valorizzazione dei due giovani centri carsolini, Marko Milisaljevic e Marco Pieri, quest’ultimo approdato in prestito dalla Pallacanestro Trieste. Entrambi giovani, entrambi dotati dei fatidici margini di miglioramento. Temi su cui Cantarello dovrà calibrare attenzioni, consigli e aspettative.
«Ho detto intanto a loro, magari scherzando, che hanno scelto il ruolo peggiore nel basket – ironizza Davide Cantarello – ruolo che dipende moltissimo dalla squadra e che chiama il giocatore a farsi trovare sempre pronto e a spremersi con fisicità e con uno spirito di sacrificio particolare». Il percorso didattico di Cantarello era in realtà già iniziato lo scorso anno, sulla base di incontri al mattino riservati a Milisaljevic, quasi delle ripetizioni private.
Ora la formula continuerà ma in modo più esteso e concreto. «Stiamo parlando della seconda squadra di Trieste – ha aggiunto l’ex pivot della Stefanel Trieste degli anni ’90 – con cui ho mantenuto sempre un buon rapporto, grazie anche all’amicizia con Boris Vitez. Lavorerò principalmente con due elementi di qualità e con mani delicate, dotati anche nel palleggio».
Già, in quale maniera? Davide Cantarello sembra avere le idee chiare a riguardo, appoggiando il lavoro di costruzione ideato dal coach Andrea Mura. «Cercheremo di porre l’accento sul lavoro difensivo», ha affermato l’ex azzurro. L’attività di Cantarello non si limiterà quest’anno solo alla formazione individuale in casa Jadran, anzi. Per lui il rapporto con la società San Vito proseguirà regolarmente.
«Il San Vito non mi ha mai posto dei veti e va ringraziato – ribadisce il tecnico – continuerò infatti ad allenare la formazione U18 ed è un progetto a cui tengo moltissimo. Qui siamo fortunati perché lavoriamo per far innamorare i giovani del basket, la carriera va in secondo piano». —
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