Capolinea Allegri, la Juve cambia

Troppe distanze su mercato e futuro. Il tecnico alla squadra: «Sarà l’addio di Barzagli. E il mio...»
Juventus-Valencia - Champions League 2018/19 - Nella foto: Massimiliano Allegri - Juventus
Juventus-Valencia - Champions League 2018/19 - Nella foto: Massimiliano Allegri - Juventus





Piove a dirotto. Massimiliano Allegri, attorno alle 11,30, riunisce la squadra in palestra. Non chiama, però, soltanto i calciatori e lo staff. Vuole anche i medici, i massaggiatori, i magazzinieri. S’avvicina a Barzagli, l’abbraccia: «Facciamo un bell’allenamento: domenica dovremo far bene perché ci sarà l’addio di Andrea». Pausa. Un lampo di malinconia sul volto. «E anche il mio...». Il tecnico bianconero annuncia così che non sarà più in panchina nella prossima stagione, che è arrivata la fine di un ciclo lungo cinque anni e undici trofei. C’è chi guarda a terra, chi trdisce l’emozione, un paio sussurrano, d’istinto: «Lascio anch’io». Qualcuno, certo, sogghigna dentro, è la legge d’ogni spogliatoio, ma l’atmosfera generale racconta un rapporto solido, spazza le voci su insoddisfazioni diffuse, il gruppo è visibilmente scosso benché in fondo non si tratti di un fulmine a ciel sereno. «Dovremo fare una bella partita» dice Ronaldo.

Scelta condivisa

Allegri conosce dalla sera prima il suo destino, qualcuno dei più stretti collaboratori è già infornato, però, in mattinata, incontra per la terza volta il presidente Andrea Agnelli. E di nuovo, nell’ufficio affacciato sull’Allianz, ci sono il vicepresidente Pavel Nedved e il direttore sportivo Fabio Paratici. «Massi, abbiamo deciso...». Il contratto, in scadenza nel 2020, per il momento non viene rescisso, ma quello che tecnicamente è un esonero rischia di trarre in inganno: la scelta è condivisa, la separazione serena, Max aveva capito da un pezzo che il ritardo nella programmazione nascondeva valutazioni diverse, era stato raggiunto dagli spifferi su contatti allacciati – non dal presidente – con altri allenatori, aveva intuito nelle pieghe di uno strano silenzio che le visioni sul mercato erano diverse. Al di là delle indiscrezioni sulle cessioni richieste, immaginava un maquillage fondato su giovani di qualità, mentre Nedved parlava pubblicamente di «squadra difficilmente migliorabile». Parole oscurate dal sibillino “Chi vivrà, vedrà”, testimonianze pesanti e significative di opposte vedute nella ricostruzione. Non si è arrivati, però, ai dettagli. Il progetto tecnico, al pari degli anni in più di contratto e di un eventuale ritocco economico, sarebbero stati affrontati dopo la ricucitura d’uno strappo che in realtà non è traumatico, ma prodotto dal logorio di stagioni felici però intensissime. Infatti la decisione societaria è condivisa, e oggi presidente e tecnico saranno accanto in conferenza stampa, a commentare una scelta non semplice ma sostenuta dal rispetto e dalla tranquillità.

Sondaggio Bayern

Dietro la scelta societaria – annunciata ufficialmente alle 12,48 – non c’è comunque sfiducia, ha inciso la riflessione sull’opportunità di una scossa: nuovo entusiasmo per combattere l’appagamento della squadra e quell’abitudine al successo che intacca il clima di festa. Giusto così, comunque, se l’alternativa doveva essere un rattoppo posticcio: i nodi sarebbero tornati presto al pettine, rinviando di fatto il problema, rischiando di rovinare un’intera stagione. Invece finisce qui. Domani Allegri, non solo Barzagli, saluterà lo Stadium. Contro l’Atalanta, come capitò ad Alessandro Del Piero. Poi completerà il percorso bianconero a Genova con la Sampdoria e staccherà per un pezzo. Questo l’immediato futuro. Anche se, mentre il Psg si raffredda, si fa avanti, attraverso un manager internazionale, il Bayern Monaco. —





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