Cassani: «Al Montasio si può decidere il Giro»

Il commentatore tecnico del ciclismo in tv racconta percorso e difficoltà della decima tappa

TRIESTE. Davide Cassani, la voce “tecnica” del ciclismo in Rai, è stato in questi giorni a conoscere, direttamente sui pedali, la tappa del prossimo giro d’Italia interamente corsa nella nostra regione. E appena sceso dalla bicicletta, ha postato su Facebook il resoconto del sopralluogo. Vi proponiamo i passi più significativi.

«Paularo è un bel paese nel cuore della Carnia. È qui che entra nel vivo la 10.a tappa che prende il via da Cordenons e dopo 168 km terminerà a Montasio. Dopo Tarvisio si comincia a salire, ma sempre con una certa delicatezza. Cento chilometri alle spalle e 67 da fare. Dopo il ponte la strada diventa un budello, è molto stretta e ci sarà una bella lotta per prendere la salita nelle prime posizioni di un gruppo che sta andando verso una salita inedita, mai fatta prima: Cason di Lanza. Mancano 64 km. La strada è piccola, silenziosa, arcigna. Ho fatto un primo tornante, un secondo, un terzo e la pendenza è fissa intorno al 12-13%. Dopo un paio di km imbocco una galleria e finalmente posso respirare un po'. Se la prendono forte. rimangono subito 30 corridori, non di più».

Poi inizia la seconda parte di salita, che si preannuncia severa. «Mi alzo sui pedali, mi siedo, mi rialzo, torno a sedere, cambio rapporto, alzo la testa, l'abbasso, ho fatto solo 800 metri, ma così ripidi che quando ritrovo pendenze più umane neanche tolgo il 34/25. Appena 300 metri e comincia il secondo muro. Altri 800 metri con pendenze che arrivano al 17%. Dico la verità, sono preoccupato e affaticato, ma quando vedo la terza rampa mi demoralizzo. Micidiale. Questa fa male, quasi 1500 metri dal 15 al 18% e non esagero, giuro. Mancano 2 km, ma il duro non è finito perché manca il quarto gradone di 600 metri. Più che un Cason de Lanza mi sembra un casin de l'ostrega... Ma ormai è finita, l'ultimo mezzo km è praticamente pianeggiante. Non pensavo fosse così feroce. Se qualche scalatore in giornata dovesse decidere di attaccare e portare via un gruppetto di 5-6 corridori, qualche passista forte da classifica rischierebbe grosso, perché salite così dure al giro di quest' anno non ce ne sono tante. Dalla cima mancano 50 km, 13 di discesa pura, stretta, ripida». Una discesa che, a conoscerla, potrebbe far guadagnare secondo cassani almeno mezzo minuto. Poi un tratto di leggera discesa sulla larga Pontebbana, Pontebba a Chiusaforte, quindi si torna a salire verso il traguardo, che a questo punto dista 22 chilometri.

«Undici chilometri in falsopiano, a seguire 7 km fino a Sella Nevea abbastanza tosti ma neanche troppo (8%). Ne restano 4. Subito un dirizzone al 16%, ma quando di km ne mancano 3,5 comincia quello più ripido di tutto il giro d'Italia. Si arriva al 20%. Sono in mezzo alle nuvole, il 34/28 il rapporto giusto non per me ma per loro, i campioni che questo giro lo correranno. Mille metri dove si possono perdere 5" ogni 100 metri. Le pendenze tornano umane a 2 km dall'arrivo. Gli ultimi 700 metri sono praticamente pianeggianti. Pensavo fosse una tappa come tante altre, invece ho scoperto due montagne che potrebbero segnare le sorti di questo giro.

Lo ripeto, Cason di Lanza è la salita giusta per staccare chi va forte a cronometro. Su pendenze del genere cambia tutto e con un pizzico di coraggio chi avrà perso minuti nella crono di Saltara può, dopo pochi giorni, recuperare gran parte del tempo perso. Una tale occasione non si può rimandare. Capito uomini di montagna?».

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